martedì, dicembre 13, 2005

Il mare invadrà Metaponto

Tra un secolo dovremmo dimenticare le passeggiate all’ombra dei pini tra i viali di Metaponto lido. Al nostro posto ci saranno i pesci. Lungo la nostra penisola ci sono 32 aree depresse. Per i ricercatori del “Progetto clima globale” dell’Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) in quei 4.500 chilometri quadrati di zone terrestri che possono diventare marine c’è anche Metaponto. «Le aree a rischio del metapontino, rispetto a quelle dell’Emilia Romagna e del Veneto – spiega Fabrizio Antonioli, ricercatore dell’Enea - sono molto piccole. Nello studio abbiamo indicato le zone che si trovano a meno di un metro o addirittura sotto il livello del mare». La relazione dell’Enea è una ricerca basata sul modello digitale del terreno e sulla topografia. La cartina dell’Italia è stata elaborata con diversi colori secondo i livelli del mare. «È complesso controllare come si alza il mare, non si può tirare una riga. Ogni area italiana ha una risposta diversa. Si pensi anche che non c’è solo il mare che si alza per lo scioglimento dei ghiacci, ma ci sono dei movimenti di origine geofisica della terra che, alle volte, sono più importanti di quelli dello stesso mare».
Nell’Adriatico, ad esempio, ci sono degli spostamenti tettonici di discesa della terra, che si sommano con l’innalzamento del mare. Nel metapontino non c’è movimento tettonico, quindi niente abbassamento, ma c’è isostasia: «Quei movimenti non sono dovuti all’Africa che sbatte contro l’Eurasia, ma allo scioglimento dei ghiacci, parliamo di molti chilometri, che durante l’ultimo periodo glaciale ricoprivano non solo le Alpi, ma tutto il nord dell’Europa. Adesso quelle zone si sollevano, perché la terra è elastica e conseguentemente il Mediterraneo e l’Italia scendono. Più il Sud e meno il Nord». Se il Mediterraneo sale di circa un millimetro all’anno, nelle nostre zone si devono aggiungere altri 0,5-0,6 millimetri dovuti all’isostasia.
«Quelle piccole aree depresse del metapontino, in realtà qualche rischio lo corrono. Non voglio dimenticare i fattori che riguardano l’uomo. I fiumi lucani una volta con i loro sedimenti riuscivano a riequilibrare la risalita del mare, adesso ne portano di meno, perché sono stati imbrigliati e ci sono le dighe». La difesa naturale delle aree a rischio è, quindi, venuta meno progressivamente. «Ora si tratta di spronare i gestori regionali e delle coste a rendersi conto che questi problemi esistono. Non significa che tra cinque anni siamo sott’acqua, ma bisogna cominciare a pensarci con ragionevolezza».
Nelle altre regioni del Sud, ad esempio nella piana di Sibari in Calabria c’è sollevamento, come anche nella Sicilia orientale a Taormina dove sale tutto di due millimetri all’anno. «L’Italia da parte sua deve cominciare a pensare che il protocollo di Kyoto non è una stupidaggine. Se la temperatura si scalda si scioglie più ghiaccio e non avremo solo un millimetro d’innalzamento all’anno tra 50 anni. A livello locale si può evitare di estrarre acqua o gas dal sottosuolo». Per Antonioli, infine, i ripascimenti, le ricostruzioni della spiaggia, anche quelli che saranno realizzati sul litorale metapontino, «hanno un senso se c’è una pressione turistica tale da ripagare in termini di presenze la regione che li realizza». Conviene, comunque, che cambiano noi per non cambiare il clima.

I Savoia in Basilicata galvanizzano i monarchici

A Daria Bignardi per le “Invasioni barbariche”, programma su La 7, alla domanda sul capoluogo della Basilicata, Emanuele Filiberto aveva risposto, interrogando il pubblico: «Chi lo sa? Potenza!». Sicuramente dopo la sua visita in Basilicata con la moglie dello scorso novembre molte cose saranno cambiate. L’evento, curato dall’associazione culturale "Valori e Futuro", ha attirato a Matera e Montescaglioso numerose persone.
Quali sono state le impressioni dei monarchici dopo la visita? Alfredo Turi, segretario regionale di Puglia e Basilicata per Alleanza Monarchica dice: «Abbiamo partecipato con due delegazioni a Matera e a Montescaglioso. Siamo stati molto contenti, perché abbiamo potuto notare come in mezzo ai monarchici ci fossero soprattutto molte persone comuni, che non si erano mai interessati a noi. È la dimostrazione di un interesse non di nicchia, ma popolare, perché l’attuale sistema ha deluso un po’ tutti quanti. La visita per noi è stata un trionfo». Alleanza monarchica è nata nel 1972 “per continuare a lottare per la Monarchia in piena indipendenza”, come si legge sul sito www.ampuglia.it. «Sicuramente l’anno prossimo avremo altri appuntamenti con i principi, perché il Sud ha dimostrato sempre maggiore attaccamento per queste iniziative. Noi monarchici facciamo attività politica – continua Turi – esclusivamente con i nostri mezzi. Presenteremo delle liste come “Stella e corona” alle prossime elezioni di Roma. Pensiamo che ci sia una nuova attenzione verso le nostre idee».
Alberto Claut, segretario nazionale del Movimento Monarchico Italiano è convinto che la visita dei principi sia stata un grande successo. «Siamo sorpresi dalla particolare accoglienza riservata ai principi. Magari andasse sempre così». L’Mmi, come scrive sulle sue pagine www.monarchici.org, è “un movimento politico-istituzionale libero, indipendente, democratico con un gruppo parlamentare trasversale, attivo sui grandi temi della riforma dello Stato”.
«La visita dei principi in Puglia e Basilicata per noi – continua Claut - è stata molto importante e sono convinto che i principi vorranno ritornare in modo riservato, per conoscere bene la vostra regione». I due giorni in Basilicata di Emanuele Filiberto e sua moglie Clotilde Coureau hanno risvegliato anche secondo Claut un interesse verso la monarchia «che ci fa ben sperare e promuovere nei due poli politici l’idea e i valori monarchici».

L'armata Brancaleone si sfida a biliardo

BERNALDA – Le sfide, si sa, sono sempre ricche di pericoli e occasioni di gloria. Quelle che da qualche giorno vanno in scena attorno ai due biliardi della Società Operaia propongono un tuffo nel Medioevo. Strano? No, ma qui non c’è nessun feudo di Aurocastro, come nel film con Gassmann del 1966 “L’armata Brancaleone” da conquistare. Brancaleone è solo il nome con il quale i soci appellano due categorie di giocatori: i brocchi e i leoni. Le coppie dipendono dal caso o dalla fortuna, perché ogni volta vengono sorteggiate, anche dopo le vittorie. È fondamentale non solo essere bravi, ma cementare il gioco di squadra tra il più bravo e la schiappa.
Si giocano due partite: alla Goriziana, e all'Italiana. In caso di pareggio si va alla bella. Nella Goriziana il gioco si effettua con tre palle dello stesso diametro nei colori bianco, giallo e rosso. Delle 3 la bianca e la gialla sono quelle usate dai giocatori, mentre quella rossa ha la funzione di pallino. La croce di birilli posta al centro del biliardo si differenzia da quella dell'Italiana 5 birilli, per il numero dei birilli stessi, nove in totale, sistemati sempre perpendicolarmente rispetto alle sponde e distanziati gli uni dagli altri dallo spazio equivalente al diametro di una palla.
Le finali si terranno prima di Natale, ma già gli sfottò tra i soci sono all’ordine del giorno. I vincitori saranno premiati il prossimo 28 dicembre durante la tradizionale pettolata della Società operaia. Ai partecipanti, oltre alle focacce, saranno offerti da Dino Avallone alcuni primi e secondi piatti, accompagnati dal buon vino locale, messo a disposizione dai soci agricoltori. Un altro riconoscimento andrà alla coppia più presente negli anni alla manifestazione, che sarà allietata dalle musiche del complesso “Pino e Mauro”.
Continua, infine, l’attività culturale con le gite in Salento e la mostra “I soci calciatori”, che sta riscuotendo molto successo e andrà avanti fino a Carnevale. Per il momento, tuttavia, a dominare l’atmosfera sono i duelli all’ultimo birillo. Ai nuovi Brancaleone non toccherà, però, partire per una Crociata in Palestina.

Sebaste fa sconfinare il suo segno nel sogno

Ogni mostra di Sebaste è un viaggio. Quella inaugurata lo scorso 7 dicembre, all’interno della storica Libreria Bocca nella Galleria Vittorio Emanuele II, è un viaggio mentale ricco di magnetismi, rivelazioni e immagini. Il titolo dell’esposizione del resto non lascia dubbi: “Il Segno del Sogno”.
Le composizioni di Sebaste non hanno un ordine ridotto a sommario rigoroso della forma pura e chiusa, ma nelle sue opere, scrive il critico d’arte Francesco Cascino: «anime animali sfuggono al controllo di schemi e gabbie di cultura senza Conoscenza». Il segno sconfina facilmente nella visione onirica, viene trasfigurato e l'immagine sembra perdere il suo titolo provvisorio “Aria pulita”, “Dea ferita”, “Parete mediterranea” o “Grano metapontino”.
Alla verità dell’argomento che vuole rappresentare il pittore giunge tramite la sfera dei sensi evocativi, con il regno del mistero che racchiude l’ottimismo di una coscienza interiore che si rivela attraverso uno sguardo indistintamente svigorito. L’artista apprende e allo stesso tempo assorbe l'armonia nascosta dietro l'apparenza delle forme, perché vuole fotografare la realtà di quel momento. Le figure che vengono fuori dagli ininterrotti esperimenti di movimento, non restano forzate dentro la linea di contorno dell’opera.
Lo spazio e i corpi si abbinano, «raccontano la Vita – scrive Cascino – aldilà delle nozioni e sono molto più vicini alla nostra realtà». Tutti gli elementi hanno lo stesso rilievo formale e suscitano uno scambio di opinioni paritetico e continuo tra la realtà del soggetto e quella più allargata del mondo. La profondità è sempre indicata, ma simultaneamente resa nulla dal segno del sogno, una ruga che distingue il colore e lega in una sola apparenza le differenti parti della figura. Infatti, i colori accesi sanno di cielo, di terra, di mare, di vento che il rumore del mondo non riesce a far svanire. Le immagini non subiscono l’appiattimento della realtà in cui sono state create, ma rivivono sfidando il disincanto e l’amarezza, con allusioni trapelanti e piene di tensione.
Come afferma il sociologo canadese Marshall Mc Luhan, la caratteristica più importante di un medium, quindi pure di un’opera d'arte, è la modalità del suo impatto sensoriale. Le opere di Sebaste, mai circoscritte completamente, sono dei messaggi interessati, che influenzano in profondità l'anima del pubblico, proprio perché lo rendono corresponsabile, lo sollecitano, l’invitano a pensare, a scandagliarsi, a compartecipare.

Libreria Bocca, la storia abita qui

Le origini della Libreria Bocca risalgono al 1775, quando a Torino fu fondata dai fratelli Giuseppe e Secondo Bocca, nativi di Asti l’azienda tipografica e libraria. In breve la famiglia aprì nuove librerie in varie città italiane Firenze, Roma, Torino, Milano e anche Parigi. Nel 1829 i Bocca cedono l’attività a Luigi Dumolard che negli anni ’60 dell’Ottocento spostò la sede milanese in Galleria. La libreria passò poi alla famiglia ebrea dei Calabi, che lasciarono l’Italia ai tempi delle leggi razziali. Dopo altre vicissitudini nel 1978 l’attività, dichiarata “Locale Storico d'Italia”, fu rilevata da Giacomo Lodetti. Oggi la libreria è amministrata dai figli di Giacomo: Laura, Monica, Gabriele e Giorgio. Le attività, che un tempo erano accentrate, sono ripartite su tre aziende autonome: la libreria Bocca, la casa editrice Bocca e il giornale “Arte Incontro in Libreria” fondato nel 1990.
La cultura nazionale ha un grande debito nei confronti di questa storica casa editrice, che annovera tra i suoi autori Gioberti, Pellico, Previati, Segantini, Nietzsche, Kierkegaard, Freud. Dagli inizi degli anni ’80 la libreria si specializza nel settore del libro dell’arte, indirizzandosi verso un pubblico di collezionisti bibliofili. Nasce anche la collana “Introvabili”, costituita da libri stampati a mano in tirature limitate a poche copie, su preziose carte fabbricate a mano, illustrati da grafiche originali di noti artisti.
L’ingresso della libreria è sormontato da un’antica insegna e nel negozio si entra tramite “La porta del sole” realizzata dall’artista molisano Nico De Sanctis. L’interno, ristrutturato nel 1989 dall’architetto Zita Mosca Baldessari, ha una bella commistione tra libri e opere d’arte: il soffitto è arricchito dalle opere di Ercole e Luca Pignatelli, Giorgio Vicentini, Sergio D’Angelo, Marco Petrus, le pareti da quelle di Giulio Santabarbara e Elio Gazzella. Buon ultimo sarà inaugurato tra pochi giorni il pavimento artistico che ospiterà a rotazione le mattonelle realizzate da 280 artisti. La libreria promuove, infine, una serie d’iniziative culturali a scadenze fisse che spaziano dalla presentazione di libri all'esposizione di opere d'arte: dipinti, sculture, ceramiche e vetri.

venerdì, dicembre 02, 2005

Dapporto, un malato ipocondriaco

MILANO – Dapporto si è scoperto malato in uno dei classici di Molière, “Il malato immaginario”, in scena al teatro Carcano ancora per pochi giorni. Lo spettacolo è stato tradotto e adattato da Tullio Kezich e Alessandra Levate. L’opera di Molière, scritta nel 1673, è diretta da Guglielmo Ferro, che è capace di portare novità in una commedia rifatta tante volte negli anni. Protagonista sul palco accanto a Massimo Dapporto, che interpreta Argante, è Susanna Marcomeni nel ruolo della serva astuta Tonina.
Dapporto sa far rivivere il malato che Molière aveva immaginato con le sue disavventure da ipocondriaco. Argante ha una bella figlia e si comporta da marito di una donna camaleonte e infedele. I guai iniziano quando, con un patto di matrimonio illegittimamente controfirmato, Argante promette la figlia in moglie ad un giovane e scemo dottore, fresco di laurea. Il matrimonio potrà garantirgli un tranquillo e gratuito futuro, pieno di consulti e prescrizioni. La figlia, però, non ne vuole sapere. È segretamente innamorata di Cleante. L’ingerenza della madre, fredda interprete di un piano disonesto, spinge Argante in una macchinazione fatta d’inganni, dubbi, burle e finzioni. Malato immaginario fino quasi alla follia, Argante vive tra medici e medicine, spiando o cercando su di sé i sintomi di tutte le malattie possibili.
La commedia interpretata molto bene da Massimo Dapporto restituisce al pubblico la doppiezza di Argante, un comico che nello stesso tempo si rifiuta di vivere, mettendosi al sicuro in una falsa malattia, tentando di attrarre le attenzioni di medici e parenti. Poi scattano i classici della commedia: la moglie avida, una figlia con un amore contrastato, ma non mancherà il lieto fine, un gruppo di subdoli ed ambigui dottori, che si nascondono dietro il “latinorum”, un fratello saggio e una cameriera fedele e furba, come vuole la tradizione. Nel finale il personaggio di Argante è malinconico, ma fa tenerezza. Lascia senza parole lo spettatore e rimane terribilmente solo, solo con la sua solitudine, a scrutarsi come farebbe un medico.
Tra alambicchi e orologi che sottolineano il lento, ma inesorabile trascorre del tempo, la commedia è rappresentata dentro uno spazio fantasioso, quasi fiabesco, adatto a diventare quel luogo della mente nel quale mettere in scena la finzione del vivere. L'ingenuo protagonista, crede d’ingannare la morte, fingendo una malattia, che gli consente di sconfiggere, almeno in apparenza, "il vero, immancabile, malanno di esistere". Il malato, in fondo, raccoglie le paure dell’uomo per quello che non sa.

giovedì, dicembre 01, 2005

Lord of war, se c’è un uomo c’è un’arma

"Nel mondo ci sono 580 milioni di armi, circa una ogni dodici persone. Il nostro compito è convincere le altre undici ad acquistare un'arma".
La logica dal punto di vista di un trafficante d’armi non fa una piega. L'incipit del film di Andrew Niccol fa vedere il percorso di una pallottola dalla fabbrica, fino all’omicidio di un giovane africano. La voce narrante è quella del protagonista Yuri Orlov (Nicolas Cage) che descrive la sua vita di signore della guerra.
Il mercante d’armi è un immigrato ucraino, trasferitosi con la famiglia negli Usa in uno squallido sobborgo di Brooklin. I genitori insieme con il fratello gestiscono un ristorante. Siamo sempre in America e allora è facile, per chi è scaltro e con poche indecisioni, passare da un ristorante che prepara zuppa di cavoli ad un albergo lussuoso. Le guerre sono sempre utili per raccogliere e vendere armi, anche al chilo.
Poi crolla il Muro e negli ex Paesi del blocco sovietico c'è un mercato pieno di carri armati ed elicotteri lancia missili da smerciare. Ogni arma può essere comprata a prezzi stracciati. Le ricompense per il mercante d’armi potranno essere droga, soldi o diamanti. Solo con i soldi si può conquistare e poi sposare la donna che tutti vorrebbero, quella che tutti guardano e invidiano sulle pagine patinate di una rivista o su un cartellone pubblicitario. Attraverso alcune “zone calde” del mondo, Yuri lotta e traffica per anticipare i suoi rivali in affari e un solerte agente dell’Interpol Jack Valentine (Ethan Hawke), che lo farà arrestare. Yuri non finirà in carcere, perché ha rifornito di armi “ogni esercito, tranne quello della Salvezza”.
Basato su fatti reali il film di Niccol lascia lo spettatore indeciso. Non si sa mai fino alla fine se si guarda una pellicola di denuncia o la commedia che racconta una vita vissuta al di fuori degli schemi legali o “normali”. L’indecisione sottrae un po’ di tono al film rendendolo in alcuni punti troppo allegro e in altri drammatico come quando indugia, quasi compiacendosi, su minuzie e dettagli commoventi.

Le frasi: "Non potranno mai confermare il mio arresto, visto che i principali venditori di armi nel mondo sono Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia e sono tutti e cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu".
“Ogni anno uccidono più le automobili che le armi. Almeno le armi hanno la sicura”.

mercoledì, novembre 30, 2005

I Savoia per la prima volta in Basilicata

MATERA – Puglia e Basilicata sono regioni dove la cultura italiana è diventata punto d’incontro tra le differenti civiltà del Mediterraneo. Il principe Emanuele Filiberto e sua moglie Clotilde visitando per la prima volta in forma ufficiale le due regioni lo faranno per motivi sia culturali, sia benefici. L’evento è curato dalla loro associazione culturale "Valori e Futuro", coordinata dai neo nominati coordinatori regionali Luciano Marra per la Puglia e Pietro Venezia per la Basilicata. I principi sono stati invitati in Puglia dal comitato organizzatore di Barletta, diretto dal dottor Barile, per l’inaugurazione della neonata provincia di Barletta-Andria-Trani.
Come si sono preparati i monarchici alla visita? Alfredo Turi segretario regionale di Puglia e Basilicata per Alleanza Monarchica dice: «È una visita molto importante per la Basilicata, dove nascerà il centro europeo di ricerca medica e culturale. Con quell’iniziativa saranno aiutati i giovani e si darà un impulso allo sviluppo di tante attività culturali». Alleanza monarchica è nata nel 1972 “per continuare a lottare per la Monarchia in piena indipendenza”, come si legge sul sito www.ampuglia.it. «Facciamo attività politica – continua Turi – esclusivamente con i nostri mezzi. Non abbiamo e assolutamente non vorremmo alcun tipo di aiuto pubblico. La politica deve essere fatta per la gente e non per se stessi». Il segretario regionale di Am è certo che essere monarchici adesso: «È la cosa più attuale che esista. Le nazioni mediorientali e africane più democratiche sono le monarchie, penso al Marocco o alla Giordania. Ora che in Italia c’è un dibattito sulla rielezione di Ciampi si sente la necessità di un capo dello Stato che sia super partes, non eletto dai partiti».
Alberto Claut, segretario nazionale del Movimento monarchico italiano è convinto che la visita dei principi sia: «Un segnale per visitare non solo i soliti posti, ma anche due regioni belle e ancora sconosciute. Noi saremo presenti con i membri della segreteria con il vice presidente Alfredo Lonoce e il dottor Nicola Barile di Barletta». L’Mmi è “un movimento politico-istituzionale libero, indipendente, democratico con un gruppo parlamentare trasversale, attivo sui grandi temi della riforma dello Stato”.
«La visita dei principi in Puglia e Basilicata per noi – continua Claut - è molto importante, perché il movimento che rappresento vuole valorizzare gli aspetti culturali del nostro paese». Appoggiare la monarchia ha senso secondo il segretario nazionale: «Per sentirsi liberi e democraticamente rispettati. La Repubblica non ci rispetta, perché si è autotutelata con l’articolo 139 della Costituzione. In Europa l’Italia ha rapporti con altre monarchie, che hanno pari diritto e quindi non va messo all’indice l’istituto monarchico. In un momento in cui stanno tagliando a pezzi l’Italia e va in crisi l’identità nazionale, la figura di un sovrano rafforzerebbe i legami che uniscono un popolo».

Vuoi piantare un albero? Ci pensa l'esperto on-line

METAPONTO – Un proverbio cinese dice che “La vita inizia il giorno in cui si pianta un giardino”. Per costruirsi un proprio angolo verde ci vogliono, però, delle regole. I non esperti da qualche anno possono trovare le risposte alle loro domande grazie ad internet. L’azienda metapontina ‘Dichio Vivai Garden (www.vivaidichio.net) ha deciso di fare un passo in più. Ha messo a disposizione della clientela e delle persone con il pollice verde un servizio di consulenza on-line, che cura e segue un forum e la newsletter. Le nuove generazioni hanno perso progressivamente le conoscenze agricole, trasmesse fino a pochi decenni fa di padre in figlio. Niente paura. Il terreno perso, è proprio il caso di dirlo, potrà essere recuperato grazie alle nuove opportunità offerte dalla Rete.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.

Crash, un film dove la gente si scontra inevitabilmente

“Quando ti muovi alla velocità della vita scontrarsi diventa inevitabile”. In ogni città basta solo camminare per strada per incrociare persone, creare contatti. A Los Angeles, è diverso. I residenti vivono asserragliati nella loro città e non s’incontrano quasi mai. Nel film ci sono molti protagonisti, che fatalmente finiscono per incontrarsi. Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore, un iraniano proprietario di un 24hours shop, due detective della polizia, amanti occasionali, il regista nero di un canale televisivo e la moglie, un fabbro latinoamericano, due neri ladri d’automobili, una recluta della polizia, una coppia coreana di mezza età…
“Crash. Contatto Fisico” è in molte scene provocatorio e maleducato, perché ritrae la complessità del conflitto razziale negli Usa. Il film costringe il pubblico a pensare a “scontrarsi” faccia a faccia con i propri preconcetti. Los Angeles dopo l’11 settembre è solo uno scenario, come tanti altri. Il cast multi-etnico porta in primo piano paure e santimonia, affrontando la realtà con vari punti di vista, mentre i personaggi oltrepassano i confini solo per pochi attimi, legati da rumori o porte che si aprono, l’uno nella vita dell’altro. Nessuno così è messo al riparo dalla propria faziosità verso l’altro. Nessuno, neanche la recluta buona della polizia, è vaccinato contro l’odio cieco che scaturisce dalla violenza e finisce per cambiare inevitabilmente la vita di molte persone. Nessuno dei personaggi ne esce sano e salvo.
In una cornice metropolitana violenta si svolgono, incrociandosi e accavallandosi tante storie d’indifferenza, estremismo e razzismo, interpretate da Don Cheadle, candidato agli Oscar per "Hotel Rwanda", Sandra Bullock, Matt Dillon e Brendan Fraser. A prima vista gli elementi guida della pellicola sono: il razzismo, l'ignoranza dell’altro e l’odio. Si capisce poi che la sostanza centrale è la poca disponibilità o probabilità di esprimersi. Quel fiume di violenza sfocia molto spesso in tragedie mortali o in lezioni di vita provvidenziali. Los Angeles si fa specchio nitido del corpo sociale in cui tutti siamo inseriti e non c'è innocenza, in molti casi, che tenga o che ci possa difendere. Il nero e il bianco, il bene e il male si confondono nella città degli angeli di Haggis.
“Crash. Contatto fisico” è anche una storia sulla speranza. Ci sono momenti di dolcezza, commozione, tragedia, bellezza e comicità. E’ un film sulla gente che crediamo di conoscere, su persone che credono di sapere chi sono, ma quando sono messe alla prova, si rendono conto di non conoscersi.


Frase: "Mamma adesso non ho tempo, sto facendo sesso con una donna bianca"

Melissa P., un film di finto sesso e noia

Quello che puntualmente, quando si vuole attrarre, viene annunciato il film ‘caso’ dell’anno è un fiasco. ‘Melissa P. Scopri cosa è vero’ regala agli spettatori poche emozioni, molto disinteresse e alcune scene francamente ridicole.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.

La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.

Un enigmista un po’ inutile

Il puzzle è in rete. Se siete amanti delle chat attenti alle vostre spalle e ai vostri amici. Alcune volte il gioco può trasformarsi in un omicidio vero. Nel film “Nickname: Enigmista”, diretto da Jeff Wadlow, Owen Matthews, già cacciato da un’altra scuola, si iscrive alla Westlake Preparatory Academy, un liceo famoso, perché è stata uccisa una studentessa in un bosco vicino. Il giovane diventa amico della bella Dodger dai capelli rossi e viene invitato da lei a far parte del "club dei bugiardi". Riesce a vincere subito il gioco dell’Enigmista, usando le invidie e i tic dei ragazzi.
Gli otto studenti, però, non si accontentano più di giocare tra loro. Sfruttando il tragico omicidio, decidono di fare un grosso salto: trasferire in rete il gioco di gruppo dell'Enigmista. Viene costruito a tavolino, nella biblioteca della scuola, un falso profilo del serial killer. In una mail spedita a tutti gli studenti Owen lascia intendere che il serial killer è intenzionato a colpire ancora.
Solo quando l’insegnante di giornalismo della scuola, Rich Walter (Jon Bon Jovi) mette in guardia il gruppo dei ragazzi sui profittatori che possono esserci su internet, Owen comincia a rimpiangere di aver diffuso storie false. Quando le vittime descritte per gioco iniziano a sparire sul serio Owen, il suo compagno di stanza Tom e Dodger non riescono più a capire dove finiscano le bugie e dove comincino le verità. Qualcuno, inoltre, cerca di addossare al giovane Owen la responsabilità di misteriose circostanze. Nella scuola un’oscura figura con una giacca mimetica e il passamontagna arancione fa occasionali apparizioni e il gioco diventa reale…
Conosciuto negli Stati Uniti come “Cry wolf”, “Nickname: Enigmista” è costruito su falsi spaventi e continui sospetti. I ritmi sono alquanto lenti, ma ogni tanto qualche guizzo c’è, capace di non annoiare lo spettatore. I falsi omicidi arrivano solo nell'ultima parte, fino alla rivelazione finale, abbastanza prevedibile. Nella pellicola non c’è nulla di originale, quasi ogni sequenza è già stata vista e rivista.

La frase: "È come se voi giocaste a dama e io invece a scacchi".

martedì, novembre 22, 2005

Melissa P., un film di finto sesso e noia

Quello che puntualmente, quando si vuole attrarre, viene annunciato il film ‘caso’ dell’anno è un fiasco. ‘Melissa P. Scopri cosa è vero’ regala agli spettatori poche emozioni, molto disinteresse e alcune scene francamente ridicole.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.

La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.

lunedì, novembre 21, 2005

Il club del mesdì è sempre di corsa

Un club che vive a mezzogiorno. Strano, ma accade anche questo in una metropoli che è sempre di corsa. Il club è quello del ‘mesdì’, del mezzogiorno come dicono a Milano. E’ diretto dall’immobiliarista Sergio Volpi e raccoglie circa settanta iscritti, che approfittano della pausa pranzo per correre sulla pista del ‘XV aprile’. Qui il clima è molto scanzonato, quasi goliardico: tra gli amici del ‘Mesdì’ non mancano battute, barzellette e appuntamenti per abbondanti cenoni. I soci hanno tutti sui 45-50 anni, la maggioranza uomini, anche se le (poche) donne si difendono. Il più anziano è Camillo Onesti, 78 anni, ciclista in gioventù, diventato poi decano degli sport di montagna. Al ‘Mesdì’ non si fa distinzione fra ceti sociali, tutti ben rappresentati, dai liberi professionisti agli operai, dai professori ai fattorini, senza dimenticare musicisti, tassisti e giornalai. «Ognuno porta la sua professionalità. – spiega il vicepresidente del club, l’architetto Filippo Porcheddu - Dopo la corsa torno al lavoro più sereno e con la mente più libera».
Il ‘Mesdì’, affiliato alla Fidal, è nato nel 2000, ma è da circa trent’anni che gli amanti del podismo si riuniscono nel campo sportivo del quartiere Triennale 8. Tra loro alcune personalità di spicco come il giornalista Galimberti e il pm Spataro. Quando, ogni giorno, intorno alle 12 arrivano al campo, c’è chi sceglie di rimanere in pista, altri escono ad affrontare i faticosi saliscendi della vicina ‘Montagnetta’. Il simbolo del club è un sole disegnato da Porcheddu, il “pittore di corte”, come lo chiamano i soci. Quel sole sorridente ricorda il mezzogiorno e si rifà ai lunari. Su quei calendari erano segnati le fasi della luna, le previsioni meteorologiche, consigli pratici per i lavori (orto, giardino, terrazzo, frutteto, campo).
L’ora di pranzo si avvicina e sul campo iniziano a riscaldarsi Rodolfo e Patrizia, professori di educazione fisica e fedelissimi del club. Fisico asciutto, lingua veloce, la prof confessa di aver già corso la maratona di New York e molte altre mezze maratone. «Non corro mai meno di un ora –racconta – e faccio degli allenamenti diversificati di 5, 10 chilometri». Rodolfo dice con il sorriso sulle labbra che il club ha sezioni dedicate ad altri sport come alpinismo, vela, bici. In mezzo a tanti personaggi, degni della commedia dell’arte, compare sulla scena, pardon sulla pista, Bruno, un marcantonio con un vocione da fumatore incallito e un basco indossato alla francese. Nella vita è un organizzatore di concerti. Con le scarpette ai piedi è il tipico frequentatore del ‘Mesdì’. Folclore a parte è sempre il podismo a farla da padrone. A chi corre non importa se il cuore batte, se i polmoni reclamano ossigeno, se la milza brucia. L’importante è eternare il mito del soldato Fidippide, che corse per dire agli ateniesi ‘Abbiamo vinto’. Ciao ragazzi, appuntamento al prossimo mesdì.

Una velina alla Iulm

Velina mora. È conosciuta così Melissa Satta una bella ragazza che tutte le sere compare sugli schermi italiani durante ‘Striscia la notizia’. Ha cominciato a lavorare nella moda e nello spettacolo quando aveva 16 anni. Nel 2003 è stata una delle finaliste del concorso di ‘Miss Muretto’, classificandosi al secondo posto. La maturità classica è arrivata l’anno scorso. Il suo debutto in televisione è del 2005 su Canale 5 al fianco di Teo Mammucari con ‘Mio fratello è Pakistano’. Tra i suoi sport preferiti ci sono il karate, (è arrivata due volte sul podio nazionale) e il calcio (ha militato in serie C). Attualmente frequenta il corso di laurea in pubbliche relazioni e pubblicità alla Iulm. L’intervista parte proprio da qui. Perché ha scelto pubbliche relazioni? «È il corso che più si avvicina alle mie aspirazioni. Nel mondo dello spettacolo servono molto. Alcuni esami riguardano proprio la televisione. L’anno scorso ho seguito il corso di Maurizio Costanzo. Mi piacerebbe fare anche la giornalista». Come mai? «È sempre stata la mia passione. Mi piace scrivere, leggere e relazionarmi con gli altri. Sono una persona molto curiosa. Per diventare giornalista mi hanno detto che potevo iscrivermi anche a Scienze della comunicazione o ad altre facoltà. Alla fine ho scelto la Iulm, perché m’incuriosiva e non c’è l’obbligo di frequenza».
Ha scelto di venire a Milano solo per motivi professionali? «Sono venuta a Milano, perché per la mia professione e il mio futuro la Sardegna mi limitava. Mi piace, comunque, trascorrere lì le vacanze, stare con la mia famiglia o con gli amici più cari. Poiché amo conoscere sempre persone nuove, Cagliari mi stava un po’ stretta. Ero indecisa se trasferirmi a Roma o a Milano. Alla fine ho scelto Milano, anche se fino a due anni fa non la conoscevo. Ho iniziato a frequentarla l’ultimo anno del liceo e mi è piaciuta. Se vorrò andare a Roma sono sempre in tempo…». Essere entrata di diritto nella categoria delle veline l’ha spaventata? «Non sono spaventata, è una bella esperienza».
‘Striscia la notizia’ è diventata ormai maggiorenne, lei che cosa si aspetta dalla tv? «Il programma mi apre una prospettiva nuova: quella della carriera televisiva. Striscia è il primo trampolino di lancio in assoluto e mi aiuterà tanto in futuro. Sicuramente mi ha aperto una grande strada che potrà anche non continuare». È consapevole, quindi, che il sogno potrà anche finire? «Certo e proprio per questo motivo sono ancora iscritta all’università. Non è certo che questo mondo mi accolga ancora in futuro. Ho due strade che sto percorrendo piano piano, perché il lavoro mi occupa molto, però l’importante e non mollare».
Com’è la sua giornata tipo da velina? «La mattina è quasi sempre libera, tranne il mercoledì quando registriamo le telepromozioni. Dall’ora di pranzo in poi siamo sempre in studio, perché abbiamo le prove e facciamo danza. Dobbiamo avere delle basi. All’inizio avevamo quattro ore di danza, mentre adesso sono sei ore a settimana. Abbiamo poi le prove in studio, quelle per i costumi, il trucco, i capelli e infine la diretta». In che modo ha vissuto l’emozione della diretta? «All’inizio avevo un’ansia impensabile, poi piano piano sta diventando una cosa normale come pranzare o cenare». Buona fortuna allora Melissa, alla faccia di chi pensa che 'velina' non faccia rima con 'donna espressiva'.

Il videoclip italiano ha il suo premio

Sono passati un secolo e dieci anni. Il cinema da quel “L'arroseur arrosé”, dei fratelli Lumière, tradotto in italiano semplicemente come “Il giardiniere”, ha prodotto numerose pellicole. Belle o brutte, film impegnati o di serie B, salvo poi essere riabilitati con gli anni. Un contributo all’arte cinematografica arriva anche dall’università Iulm, che riconosce il valore comunicativo, e non solo, del clip musicale. Nell’ambito del premio Videoclip Italiano, l’ateneo premierà il miglior videoclip indipendente realizzato tra il 1999 e il 2004. Sarà un riconoscimento attribuito ai vincitori delle precedenti sei edizioni del concorso.
«I videoclip – racconta il professor Gian Battista Canova, che insegna alla Iulm storia e tecnica del linguaggio cinematografico – deriva da identità meticce, che nascono dalla contaminazione di saperi, culture e linguaggi diversi. Sono debitori, in parte, del linguaggio cinematografico, della televisione, musicale e pubblicitario». I film brevi si pongono come i bravi manzoniani vicino ad un crocevia. Aspettano pazienti e poi assorbono stili e suggestioni dai linguaggi ricordati da Canova. Il risultato è una miscela preparata in modo autonomo e originale. «Non è che il videoclip sia originale di per sé, ma vive di contaminazioni. Quando è originale fa nascere rapporti tra la musica e l’immagine, che non si trovano in altri mezzi espressivi contemporanei».
In Italia, paese di festival e kermesse sonore, unici e differenti allo stesso tempo c’è un fiorire di manifestazioni alternative. Al pubblico non vengono offerti i soliti grandi nomi che attingono al bacino nazional-popolare con qualche affiliato, come avviene in tutti i numerosi festival estivi italiani. I veri intenditori, ma bisogna stare attenti alle reciproche scomuniche, possono rallegrarsi con un flusso ininterrotto di eventi musicali e non, integrati fra loro. All’evento della Iulm occorre fare un salto. Si potrà scoprire e trovare "altro" sul serio.
I premi racchiuderanno sei anni, perché «È dal 1999 che è nato un mercato interessante». Dal 2006 il premio sarà annuale. «Personalmente – riprende il professor Canova - sono convinto che quello del videoclip sia un territorio di grande interesse, che non ha ancora avuto l’attenzione che merita dal mondo accademico e culturale. Il premio è un segnale. Anche il videoclip è un elemento essenziale di studio dal punto di vista linguistico, espressivo, comunicazionale ed economico».
Il riconoscimento universitario sosterrà la scoperta di giovani creativi in ogni settore artistico e tecnico della realizzazione di un clip: registi, direttori della fotografia, operatori di ripresa, montatori, producer, autori di soggetti e trattamenti, produttori discografici. I giovani e gli appassionati, incuriositi da queste professioni, potranno mettersi in mostra e avere la possibilità di poter lavorare nel cinema che conta. «La Iulm cerca di essere il punto di riferimento accademico e di ricerca per tutti i linguaggi che sperimentano nei nuovi territori della comunicazione. Spesso il videoclip si colloca dentro questo scenario di ricerca e sperimentazione».

Il thriller italiano è 'Resurrectum'

Sta per uscire il nuovo romanzo ''Resurrectum'' di Gianfranco Nerozzi, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Musicista, scrittore, pittore, cultore di arti marziali, Nerozzi giunge nelle librerie italiane con il secondo capitolo della saga splatter-religiosa, inaugurata lo scorso anno con ''Genia''.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.

Nuove professioni in agricoltura:consulenti on line

METAPONTO – Un proverbio cinese dice che “La vita inizia il giorno in cui si pianta un giardino”. Per costruirsi un proprio angolo verde ci vogliono, però, delle regole. I non esperti da qualche anno possono trovare le risposte alle loro domande grazie ad internet. L’azienda metapontina ‘Dichio Vivai Garden (www.vivaidichio.net) ha deciso di fare un passo in più. Ha messo a disposizione della clientela e delle persone con il pollice verde un servizio di consulenza on-line, che cura e segue un forum e la newsletter. Le nuove generazioni hanno perso progressivamente le conoscenze agricole, trasmesse fino a pochi decenni fa di padre in figlio. Niente paura. Il terreno perso, è proprio il caso di dirlo, potrà essere recuperato grazie alle nuove opportunità offerte dalla Rete.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.

Accendi l'azzurro con gli scout bernaldesi

BERNALDA – Una luce piena di speranza sarà accesa oggi e domani per contrastare l'emergenza infanzia in Italia. Quella luce, che non è solo un simbolo, sarà tenuta viva dagli scout bernaldesi. I ragazzi della branca Rover/Scolte, come già accade da alcuni anni, hanno organizzato per oggi e domani un banchetto in corso Umberto I, angolo via Cesare Battisti per presentare l’iniziativa “Accendi l’Azzurro”. Le candele vendute sosterranno l'associazione ‘Telefono Azzurro’ che dal 1987 s’impegna per risolvere i disagi che tormentano il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza.
Gli scout bernaldesi sanno che, anche grazie al loro lavoro svolto con sacrifici e umiltà, sono nati numerosi progetti in cui l'associazione è attiva: ‘Team di Emergenza’ équipe di psicologi a supporto degli operatori, ‘Centro di pronta accoglienza’, che ospita bambini allontanati dalla famiglia, ‘Centri Territoriali’, per un presidio completo del territorio, ‘Progetto Carcere’, un modello d’intervento presso ludoteche e asili nido di numerosi carceri italiani e ‘Progetto scuola’, per la formazione degli insegnanti che seguano bambini in difficoltà. Gli orari in cui trovare gli scout sono: nel pomeriggio dalle 17 alle 20, mentre domani ci saranno anche la mattina dalle 10 alle 13.
Quest'anno le candele di ‘Telefono Azzurro’ faranno avviare un altro intervento: l'estensione a livello nazionale del servizio ‘114 Emergenza Infanzia’. Le candele simbolo di speranza, con la collaborazione di ‘Aurora Assicurazioni’ e ‘La Plastica, la materia intelligente’, saranno offerte in una confezione realizzata in plastica riciclata. L’imballaggio personalizzato con il logo e i numeri di ‘Telefono Azzurro‘, potrà essere riusato come portapenne, mentre il manico si trasforma in un righello o in un segnalibro. Non resta che accendere l'azzurro e illuminare di speranza i diritti dei bambini.

Per salvare una vita basta poco

BERNALDA – Un unico ma sentito grazie. La donazione di sangue organizzata dall’Avis per domani, al poliambulatorio dalle 8.30 alle 12.00, sarà un’occasione per ringraziare i volontari. «Il mese scorso - racconta la responsabile dell’associazione di volontariato Deborah Scardillo - ci sono state ben 25 donazioni di sangue. Questo risultato segna una tappa importante nella storia dell’Avis bernaldese».
L’augurio degli avisini bernaldesi è che, oltre a nuovi donatori, la gente sia consapevole e si sforzi di far diventare un’abitudine il “donarsi per donare la vita”. Segno dell’attenzione che l’associazione sta dedicando al paese è la partecipazione di Deborah alla Consulta nazionale, dove è una delle responsabili più giovani.
«L’Avis – continua Scardillo – è partner anche di Telethon. In piazza Plebiscito il 17 e il 18 dicembre prossimi saranno organizzate numerose manifestazioni per la raccolta di fondi per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche». Per organizzare la festa, l’Avis collaborerà con altre associazioni locali.
Hanno già dato la loro adesione i gruppi musicali locali ‘Zero decibel’ e la ‘Krikka Reggae’. I concerti saranno introdotti dalla banda musicale ‘Città di Bernalda’. Sarà organizzata anche un’asta benefica, che metterà in palio un pallone con le firme dei giocatori della Cestistica Touchdown, cd e dvd della ‘Krikka Reggae’, un presepe donato dall’associazione ‘Amici del presepe’ e un quadro regalato da ‘Laboratori culturali’.
L’associazione di Ginosa ‘Vivide!’ devolverà l’incasso della vendita dei suoi quadri a Telethon. Sono previste anche le esibizioni di un gruppo musicale di Montescaglioso, del coro parrocchiale ‘Alleluia’ e stand gastronomici a cura del gruppo ‘Beati gli ultimi’. L’amministrazione comunale sarà partner dell’iniziativa e darà il suo patrocinio. Per altre informazioni o per aderire alle iniziative si può contattare l’Avis grazie all’indirizzo e-mail: comunale.bernalda@avis.it.

lunedì, novembre 14, 2005

Il dio Lucano conquista Milano

MILANO – Viviamo in un'epoca strana. Il passato diventa sottile e subito dimenticato, ma inconsciamente ne sentiamo la potenza, nel modo in cui parliamo, nei discorsi. C’è dentro le parole e forse anche dentro i nostri pensieri. In quanti si chiedono cosa ci sia dietro l’espressione: Per Giove? Chi è Giove? E il dio Lucano chi è? A quest’ultima domanda può rispondere il prof. Vincenzo Labanca, che oggi alle 18 presenterà nella sala consiliare della zona 4 milanese di via Dell’Oglio, 18 la sua ultima fatica: “La leggenda del dio Lucano”. L’autore sarà presentato da Giovanni Labanca, direttore del periodico ‘Ciao Lucania’, dal professor Carlo Muccio e dall’avvocato Francesco Molfese.
Dopo la trilogia sul Brigantaggio (“Un Brigante chiamato Libero”, “Le Memorie di una Brigantessa” e “L’Ultimo Brigante”), Labanca scrive di Lucano, un dio avvolto nel mito. Figlio di Apollo e di Siris, dopo una serie di avversità divine, tra cui l’insofferenza di Zeus, il dio è costretto a scappare dall’Olimpo degli dei greci. Il suo rifugio diventa una terra sconosciuta e lontana: la Lucania.
Il volume, attraverso un personale riesame della mitologia greca, da Ade ad Afrodite, da Zeus a Poseidone, dal Pelide Achille alla guerra di Troia, inizia dalle nozze di Teti e Peleo. La nascita e la vita di Lucano sono raccontate attraverso grandi tappe. Il “nostro” dio è il cugino sventurato di Achille, suo compagno di studi e di disgrazie. Lucano è preso di mira da Zeus, che vuole vederlo morto, perché i suoi genitori, Apollo e Siris, lo hanno concepito senza il suo consenso.
Aiutato da Efesto e da Eracle riesce a trovare riparo sotto ad uno scudo magico. È la sua prima vittoria. Nasce allora la decisione di far venire alla luce il popolo dei Lucani, che si ritrovano a vivere in un territorio magico, stretto tra il Sirino e il Pollino. Le due montagne diventano il padre e la madre dell’eroe. Zeus, però, non si dà per vinto. Maledice Lucano e tutta la sua discendenza e quindi i Lucani devono subire le ingiustizie destinate al loro padre.
L’autore ricorda di aver conosciuto la storia del dio Lucano dal vecchio indovino Tiresia. Per lui la vita non era un problema, dato che riviveva per sette volte l’esistenza di mortale e si esprimeva unicamente in versi. Il romanzo è stato illustrato da Luca Celano, autore anche del quadro che fa da copertina al libro.
Nell’ultimo lavoro di Labanca la mitologia parla il suo linguaggio. Le espressioni della mitologia, si dice, sono fantasiose, ma lo scrittore non dimentica che la tradizione occidentale affonda le sue radici in quell'intreccio di civiltà che è stata la Grecia, insieme con le sue colonie. È lì che sono nati il nostro modo di pensare e di vedere il mondo, la nostra logica e la nostra filosofia.

mercoledì, novembre 09, 2005

L'immondizia selvaggia non può trionfare

BERNALDA – «Basta con le piccole discariche nel centro storico». Il dito dell’amministrazione comunale è puntato contro un classico esempio d’inciviltà: i sacchetti di plastica pieni di rifiuti buttati lungo “fosso Zingari”. In questi giorni i residenti della zona più antica del paese hanno ricevuto una lettera firmata dall’assessore alle politiche ambientali Gregorio Giannini. Il testo non lascia spazio a dubbi: “Il Centro storico (…) viene imbrattato ogni giorno da quanti, con incivile noncuranza, gettano la propria immondizia”.
Non riuscendo a capire le ragioni di un simile gesto, l’assessore scrive che i rifiuti si sono trasformati in un biglietto da visita poco gradevole per gli abitanti e i turisti che visitano il paese. Le immondizie: “Sono responsabili della proliferazione di insetti e animali indesiderati che poi risalgono nel quartiere e determinano spreco di denaro pubblico per la loro bonifica”. Lo scorso aprile per la pulizia dei pendii intorno al quartiere più antico furono spesi 7.500 euro. “Facciamo in modo - termina la lettera - che questa malsana abitudine finisca una volta per sempre. Ai responsabili di questo scempio è ora che tutti quanti insieme diciamo: smettetela”.
I gesti incivili vanno da subito condannati secondo l’assessore, anche perché, se il fenomeno è antico potrebbe comunque far partire nuove e cattive abitudini. Se un "semplice" abbandono di alcuni sacchetti d’immondizia nel fosso può sembrare un argomento inutile su cui discutere, contrariamente va detto che nel quartiere l'episodio ha creato discussioni. «Sinceramente - si sfoga Giannini - dopo sei mesi dalla pulizia rivedere che nulla è cambiato mi ha provocato un moto di rabbia». Tutte le mattine, com’è stato richiesto dall’amministrazione comunale, gli operatori ecologici dell’Alesia stanno facendo una raccolta, quasi porta a porta, dedicata alle persone più anziane. «Se qualcuno ha difficoltà nel raggiungere i cassonetti, può utilizzare i netturbini. Il mio invito è di vigilare, perché non possiamo distribuire su tutto il territorio i vigili urbani. Chiederò alla polizia municipale di fare qualche passaggio in più per cogliere qualcuno sul fatto, ma sono convinto che è una questione di crescita culturale complessiva, piuttosto che di repressione».

Con 'Noio vulevam savuar (ancor)' Montesano torna al tradizionale avanspettacolo

MILANO – Era il 1956. Nelle sale italiane usciva il film “Totò, Peppino e la malafemmina”. Chi non ricorda le famose battute in piazza Duomo a Milano tra i fratelli Capone e un ‘ghisa’ (vigile) meneghino scambiato per un generale austriaco? Ora quel “Noio vulevam savuar (ancor)” è diventato uno spettacolo di Enrico Montesano in scena fino al 27 novembre al teatro Manzoni.
Lo spettacolo è scritto dallo stesso Montesano con Enrico Vaime e Adriano Vianello. Ogni spettatore è subito coinvolto con gli aforismi (di Brecht, Giolitti e altri), che sono proiettati sulla scena. Dopo le massime compare la famosa scena in bianco e nero del film "Totò, Peppino e la malafemmina", che rilassa il pubblico e lo fa sorridere. Montesano sul palcoscenico si chiede: “Oggi, per esempio, il mondo dove vuole andare? L'uomo dove vuole andare? La complessa e contraddittoria società mondiale, con quello che sta facendo, dove vuole andare?…Se "sa" dove andare!”.
L’attore romano s’interroga se può veramente interessare alla gente comune l’intreccio amoroso tra una velina e un calciatore, se può essere sbandierata la fine di un matrimonio tra una presentatrice televisiva e un atleta. “Sono queste le notizie che interessano alla gente? È così che si pensa di fare spettacolo?”. Allegro, stimolato dalle risate del pubblico, l’attore romano parla, sparla, racconta e sa divertire. Chi sa cos’è stato l’avanspettacolo negli anni di massimo splendore può ritrovare molto delle atmosfere passate. Ci sono le ballerine generose, il dialogo immaginario con Totò, le canzoni che fanno l'occhiolino allo spettatore, la satira, storielle e travestimenti comici.
Nel corso del secondo tempo, sei sagome di legno, che rappresentano altrettanti personaggi della contemporaneità italiana (Romano Prodi, Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli, Luciano Moggi, Maria De Filippi e Bruno Vespa), sono offerte al pubblico. Va in scena il gioco delle palle di pezza, attrazione da luna park e sagre paesane. Gli spettatori attrezzati con morbidi, quasi inoffensivi munizioni fornite dalle ragazze, “si esprimono” sul personaggio che hanno scelto come bersaglio. Montesano da vero mattatore li sostiene nell’abbattimento, lanciando frecciate, perché la parola può abbattere più della spada. I sei “prescelti”, sistemati sulla ribalta dal corpo di ballo, indossano un boa di struzzo attorno al collo e vengono chiamati dall’attore le “soubrettes del nostro quotidiano”. Durante la canzone finale Montesano, dopo mille spiritosaggini, chiede al pubblico: “Non mi lasciate solo”. Chissà se è un invito o un’altra battuta da avanspettacolo.

Il thriller italiano è 'Resurrectum'

Sta per uscire il nuovo romanzo ''Resurrectum'' di Gianfranco Nerozzi, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Musicista, scrittore, pittore, cultore di arti marziali, Nerozzi giunge nelle librerie italiane con il secondo capitolo della saga splatter-religiosa, inaugurata lo scorso anno con ''Genia''.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.

lunedì, novembre 07, 2005

Rocky horror arrivederci al 2008

MILANO – Signori si chiude, ma non è un addio, piuttosto un arrivederci. L’ultimo atto del «The Rocky horror show» sta andando in scena a Milano al Teatro Ciak fino al 13 novembre. Le repliche sono tutte esaurite. A 32 anni dal debutto a Londra, dopo ben dieci anni ininterrotti di tour con oltre duemila spettacoli in tutta Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo, chiude i battenti quello che è stato definito “la madre di tutti i musical”.
Il ritorno di uno degli spettacoli culto per eccellenza è previsto per il 2008. Lo ha annunciato il produttore Bodo Mackenbruck, spiegando che lo stesso Richard O’ Brien, che nel 1973 scrisse il musical più trasgressivo degli ultimi decenni, «ha deciso di rimetterci mano per rinfrescarlo un po’». Protagonista dello spettacolo nei panni dell’eccentrico travestito Frank ‘N’ Furter, è proprio Bob Simon.
A Milano, che ha il record nazionale delle repliche (237 sulle 500 totali), il musical mito degli anni Settanta è ancora amato da molti e affezionatissimi sostenitori, che l’hanno visto centinaia di volte. Gli ammiratori sono bravi nel diventare attori dello spettacolo stesso, grazie al travestimento, che è la norma di vita dell’opera rock di Richard O’ Brien. Il teatro Ciak è stato preparato in stile ‘Rocky Horror’, con luci, valigie e costumi, specchi, rossetti, calze a rete, riso e carta appesi al soffitto e alle pareti. Ogni accessorio è pronto da staccare e indossare per trasformarsi in ‘Transylvani’ e ballare il ‘Time warp’ sotto il palco.
Il ‘Rocky Horror Show’, anche grazie alla mitica versione cinematografica, interpretata da Susan Sarandon e dallo stesso Richard O’ Brien, ha fatto nascere, fin dal principio, un vero e proprio culto interattivo. L’esplosione avvenne al ‘Weaverly Theatre’ di New York, quando il film fu proiettato per la prima volta come spettacolo di mezzanotte. La tradizione a Milano rivive ogni venerdì, al cinema Mexico, dove nessuno, ormai, si stupisce, vedendo arrivare molti spettatori travestiti come i protagonisti del musical.
Chi assiste almeno una volta alla ‘cerimonia’ del ‘Rocky Horror Show’ sa che si deve arrivare preparati. Serve la pistola ad acqua, per usarla quando c’è la tempesta; un giornale, per ripararsi dalla pioggia; una torcia, da accendere al momento di ‘There’s a light over at Frankestein place’; carta igienica quando nasce il mostro Rocky e riso, da lanciare quando Frank e Rocky si sposano. Difficilissimo, poi, restare seduti sulle note del ‘The time warp’, il balletto demenziale dei ‘Transylvani’.
Per le ultime repliche e per la festa finale con l’asta dei costumi di scena e dei ‘memorabilia’, condotta da Enrico Bertolino, sono già stati venduti quasi tutti gli 11mila biglietti. Ci sono richieste anche da Francia, Germania e Olanda. Il ricavato dell’asta sarà devoluto alle associazioni ‘Save the children’ e alla ‘Vida’. Ebbene, "Non sognatelo, fatelo", come ci sembra dire la morale di questa favola moderna.

La trama del The Rocky horror show

Lo spettacolo racconta l'allucinante avventura di una coppia, Brad e Janet, in visita al loro insegnante di un tempo, il dottor Evrett Scott. Mentre sono in viaggio bucano una gomma ed un violento temporale li costringe a raggiungere, a piedi, un castello nelle vicinanze, Frankestein Place. Una strana creatura, Riff Raff, apre loro la porta.
Janet rabbrividisce quando vede gli altri incredibili abitanti della casa farsi loro incontro: Magenta, Columbia e Frank, la Regina originaria della transessuale Transilvania. Frank sta costruendo un uomo, un bel ragazzo biondo che egli chiama Rocky, alla cui nascita invita i suoi disorientati ospiti. Quando Eddy, il donatore degli organi per Rocky, cerca di interrompere la cerimonia, Frank lo elimina immediatamente. Durante la notte Frank seduce prima Janet, poi Brad, intanto Rocky scappa e comincia così una concitata ricerca.
Riff Raff annuncia l'arrivo del dottor Evrett Scott, che è alla ricerca di suo nipote Eddy. Il dottor Scott lavora per il governo con l'incarico di respingere gli alieni. Racconta a Janet e Brad la vera identità di Frank. Proprio lui, però, riesce a neutralizzare il dottore, Janet e Brad, Columbia e Rocky e annuncia uno spettacolo per mezzanotte. Ma Riff Raff e Magenta accusano Frank di avere fallito: vogliono tornare sul loro pianeta d'origine. Dopo aver ucciso Columbia, Frank e Rocky, fanno ritorno con il castello al pianeta dei transessuali nella galassia di Transilvania. Il dottor Scott, Janet e Brad restano soli, circondati solo dal vento.

Corso Umberto I sarà invaso dalle bici

BERNALDA – Entro fine anno un esercito di biciclette invaderà corso Umberto I. Ad utilizzare le due ruote saranno, si spera, soprattutto gli studenti. Un’anticipazione del futuro piano urbano del traffico, redatto dall’ingegnere materano Pierfrancesco Pellecchia, sta per essere approvata dalla giunta comunale. Si partirà a piccoli passi con la realizzazione di una pista ciclabile, che collegherà il quartiere conosciuto come ‘Bernalda nuova’ alle scuole di Matine Angeliche, via Anacreonte e via Marconi. «La pista larga 2,5 metri – spiega l’assessore all’ambiente Giannini - sarà separata da un cordolo e dalla segnaletica orizzontale e verticale. Le bici, però, dovranno andare solo lì, evitando di sfrecciare tra la gente. La prima fase del piano è stata voluta fortemente e condivisa dal vice sindaco e assessore alla viabilità Nunzio Viggiano».
A Metaponto è stato completato, con la sistemazione del verde, anche l’altra pista ‘lato Bradano’ lunga circa 500 metri. Il sottopassaggio in costruzione della stazione ferroviaria sarà attraversabile con la bici e si collegherà con la pista già esistente, che arriva fino all’ingresso del lido. L’amministrazione comunale sta pensando di prolungare la via preferenziale per le due ruote dalla stazione fino al borgo. In totale saranno tre i chilometri che il Comune dedicherà ai ciclisti.
«Il nostro obiettivo – continua l’assessore – è migliorare la qualità urbana, abbattendo l’inquinamento e regolando il traffico veicolare. Vogliamo favorire una mobilità sostenibile, creando spazi di aggregazione sociale». Corso Umberto I diventerà a senso unico nel tratto compreso tra via Cairoli - Nuova Camarda e viale della Resistenza – Zaccagnini. Le vie laterali di accesso alla principale strada del paese saranno chiuse. Lì saranno istallate le rastrelliere per le bici.
Una successiva regolamentazione viaria riguarderà i due quartieri divisi da corso Umberto I. Le strade saranno rese a senso unico alternato: «Cercheremo di favorire la circolazione dei residenti, - spiega Giannini - scoraggiando l’attraversamento delle auto di passaggio». I bernaldesi saranno avvisati con manifesti e incontri pubblici, prima di dare il via alla prima fase del piano urbano del traffico. Alle eventuali critiche che potrebbero sollevare i commercianti, l’assessore risponde citando i dati statistici, che certificano l’aumento delle vendite, quando c’è l’isola pedonale. Altre anteprime sul futuro piano del traffico riguardano Metaponto, dove sarà tenuta in conto l’esigenza di creare un altro ingresso per il lido e i parcheggi d’interscambio.

I vasi dei fiori spariranno dai marciapiedi di Bernalda

BERNALDA - «Il Comune non vuole assolutamente eliminare le fioriere da Corso Umberto, figuriamoci!». L’assessore Gregorio Giannini è deciso su questo punto. Per rispondere alle critiche che sono state mosse all’amministrazione pubblica, chiarisce che: «Abbiamo deciso di eliminare i vasi di fiori e le piante ornamentali, che possono essere d’intralcio ai pedoni e ai diversamente abili. Il problema è sentito soprattutto nelle strade interne del paese, dove ci sono marciapiedi più stretti».
Le incomprensioni si sono susseguite da quando nei giorni scorsi, in più punti del paese, è stato distribuito e anche affisso un avviso pubblico, firmato dal comandante della polizia municipale capitano Giovanni Marsiglia. I cittadini di Bernalda e Metaponto sono stati invitati a rimuovere entro il 15 dicembre i vasi appoggiati sui marciapiedi. Si vuole favorire, con questo provvedimento, il facile passaggio dei pedoni, eliminando, nello stesso tempo, le condizioni di pericolo. L’avviso ricorda, inoltre, che l’arredo urbano “rimane a carico dell’amministrazione comunale”. I cittadini disubbidienti potrebbero pagare una sanzione che va da 35 a 143 euro e saranno obbligati al ripristino dei luoghi a proprie spese.
La proposta dell’assessore è di sanare l’attuale situazione, prevenendo nuovi pericoli, con la richiesta di un’autorizzazione al posizionamento dei vasi «Potremo in tal modo sapere la collocazione delle fioriere o indicarla noi stessi». In futuro se qualcuno volesse ancora protestare, potrebbe dirlo almeno con un fiore.

Le nuove cariche sociali acliste

BERNALDA – Il nuovo quadriennio del circolo Acli bernaldese sarà segnato da una parola forte: l’incontro. L’impegno del riconfermato presidente Emanuele Brescia è di allargare gli orizzonti, mettendo in comune e in circolo i saperi, le esperienze maturate nei tanti contesti sociali frequentati dalle Acli, partendo da quelli più poveri e marginali. «Non sempre il mondo cattolico - ammette Brescia - riesce ad essere vicino alle nuove povertà».
Nell’ultima riunione di circolo sono stati assegnati gli incarichi ai membri della presidenza: Cosimo Basile (settore pensionati), Leonardo Braico (rapporto con enti e associazioni), Roberto Forcillo (artigianato), Francesco Gallitelli (lavoro precario), Bernardino Giangippoli (agricoltura), Carlo Montesano (disagio giovanile e disabilità), Giovanni Oliva (beni culturali), Silvia Vena (gioventù aclista). I revisori dei conti sono: Vincenzo Calabrese, decano degli aclisti, Bernardino Dibiase, collaboratore della Caritas e Antonio Portarulo. Al presidente Brescia rimane la delega alla comunicazione.
«Il nostro congresso – continua il responsabile aclista – è stato uno dei più affollati nella provincia di Matera. Il dato è eloquente. Abbiamo lavorato bene e la prospettiva che noi suggeriamo è molto convincente». Le Acli presenteranno a dicembre il primo, di tre volumi, sul calcio bernaldese, edito dalla Arduino Sacco di Bella (Pz). L’opera è stata scritta dal socio Mario Narciso, portiere e poi allenatore per tanti anni di intere generazioni di ragazzi. «Le Acli - anticipa Brescia – saranno in prima fila insieme alla Regione Basilicata per presentare l’opera. È un impegno che ci siamo assunti da molto tempo».
Nelle prossime settimane sarà convocato un altro incontro per raccogliere le proposte che verranno dai nuovi delegati e stabilire insieme il programma delle iniziative future. «Ho voluto riconfermare – conclude Brescia – il gruppo che mi ha seguito negli anni scorsi. Vogliamo contare per quello che siamo e saremo un pungolo per l’amministrazione. Il circolo si confermerà come il luogo del dibattito sulle problematiche del territorio».

Elezioni di circolo per le Acli bernaldesi

BERNALDA – Le Acli, l’associazione cattolica dei lavoratori, rinnova oggi le proprie cariche associative. Alle 16, dopo il discorso del presidente uscente Emanuele Brescia, i soci eleggeranno il nuovo responsabile del circolo, il consiglio e cinque delegati per il congresso provinciale del prossimo 30 ottobre. Brescia, che si candida per essere rieletto, ha racchiuso in uno slogan il programma dei prossimi quattro anni: ‘Vicino ai bisogni degli ultimi’.
Le Acli, nate come esperienza di popolo, possono ancora oggi secondo il responsabile bernaldese favorire processi di partecipazione dal basso. In questi anni l’associazione ha cercato di essere presente sul territorio, vicina ai problemi e alle esperienze della gente. La politica, la compartecipazione e l’impegno sono stati considerati un processo, prima che una capacità.
Nel suo discorso Brescia affronterà i problemi legati allo sviluppo economico del territorio, ricordando che nell’ultimo quadriennio l’impegno aclista è stato costante in molti campi dal sociale allo sport. «In questo momento - ricorda Brescia - c’è molta povertà, nascosta, ma vissuta dignitosamente dalla gente». L’idea del responsabile è di uscire dalla logica del tamponamento o dell’emergenza, sapendo fare azione sociale.
La povertà nel territorio della provincia di Matera esiste. Lo dicono le cifre degli assistiti della Caritas, le domande per le case popolari, i tanti pasti caldi preparati dai volontari. Oggi il povero non è più soltanto il senza dimora, l'assistito cronico dei servizi sociali, il "reddito zero", il dipendente da sostanze, ma spesso povero è la persona cosiddetta "normale", travolta da un evento drammatico come la perdita del lavoro o da una malattia grave in famiglia. «La nostra azione si concentrerà verso gli anziani e le famiglie meno abbienti - conclude Brescia - non dimenticando di consolidare il nostro movimento». Il radicamento territoriale delle Acli continuerà, quindi, nel solco di una nuova assunzione di responsabilità e interrogandosi sul futuro che si vuole per il paese.

Nuove strade nel centro storico bernaldese

BERNALDA – Tutte le strade interne del centro storico stanno per cambiare volto. Sono partiti in questi giorni i lavori per sostituire e sistemare le pietre consumate dal tempo o quelle sconnesse. La pavimentazione del borgo antico ha bisogno di essere controllata periodicamente, per evitare ai numerosi residenti anziani, cadute o infortuni più gravi. Le prime strade interessate dai lavori sono via Muratori ed Eraclea, che evidenziavano in diverse parti un fondo irregolare. Le pietre da sostituire sono state segnate con uno spray di colore rosso, mentre il tratto interessato dai lavori è segnalato e chiuso, in entrambi i sensi, al traffico.
«Dopo una ricognizione per le vie, abbiamo dato inizio ai lavori – riferisce Francesco Gioia assessore ai lavori pubblici – sostituendo le pietre con altre comunque idonee per il centro storico». Il rimpiazzo delle pietre dovrebbe terminare entro due mesi. Il condizionale è d’obbligo, perché molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. «I lavori, finanziati con fondi comunali, – continua l’assessore - non toccheranno per il momento piazza san Bernardino».
L’attenzione dell’amministrazione comunale per la sicurezza della viabilità non si è concentrata esclusivamente sul centro storico. «Abbiamo sanato – racconta Gioia – tutte le emergenze emerse tra Bernalda e Metaponto, portando a termine il nostro secondo progetto. Altri interventi erano già stati realizzati pochi mesi dopo il nostro insediamento». In alcuni punti, ad esempio vicino alla scuola elementare di via Marconi, il vecchio asfalto è stato rimosso e sostituito con il nuovo, per evitare che il livello stradale e quello del marciapiede coincidessero. Altri tratti lungo le vie Lomonaco, Maffei, Verdi e Pompei sono stati completamente riasfaltati. «Abbiamo intenzione – conclude l’assessore – d’inserire nel prossimo bilancio del 2006 una terza fase di riqualificazione delle strade».

La Soms fa festa tra ricordi e riflessioni

BERNALDA – Ogni primo novembre il passato e il presente della società Operaia di Mutuo Soccorso si mescolano tra ricordi e riflessioni. Il presidente dell’antico sodalizio prof. Angelo Tataranno ha fatto notare che «Il cemento vero sia il culto particolare per i defunti e il contributo anche silenzioso che molti offrono gratuitamente». Non manca alla Soms l’apertura internazionale. Da qualche tempo la sede è frequentata da un giovane albanese, Vaso e da Angelo un bambino cinese, diventato la piccola mascotte. «Angelo viene qui – racconta Tataranno - tutte le sere ed impara l’italiano e un po’ il dialetto. Tutti i soci sono diventati i suoi nonni adottivi e a volte giocano a scopa con lui». Prima dell’inaugurazione della mostra ‘I soci calciatori’, sono stati distribuiti i diplomi di benemerenza a: Antonio Palazzo, Aurelio Rizzo, Cosimo Damiano Russo e Rocco Panico. In sala erano presenti oltre a molti soci, la moglie e la figlia del socio onorario Luigi Dell’Osso, il docente universitario Pio Rasulo, socio onorario dal 1994 e la signorina Bianca Margherita.
Sempre pensando al legame forte con la Società, il consiglio ha deciso di nominare presidente onorario Domenico Delicio, che non è mai voluto mancare all’inaugurazione dell’anno sociale. Per l’occasione sono stati messi da parte i risentimenti reciproci tra Tataranno e Delicio, suggellando la pace con un abbraccio e una stretta di mano. Proprio questo gesto è uno dei simboli della società operaia. «Il legame forte di Delicio – ha ribadito il presidente – lo vogliamo assumere, come esempio di attaccamento all'istituzione, così forte da non spezzarsi neanche dopo mezzo secolo».
La targa ricorda l’instancabile azione del presidente onorario che ha affermato sempre “i principi di solidarietà e mutuo soccorso”. Prendendo la parola, Delicio ha voluto chiamare fratelli i soci, come si faceva un tempo, «perché era tale il sentimento d’affetto e di considerazione». Non sono mancati i ringraziamenti al presidente e all’amministrazione comunale per come sta lavorando, anche se l’auspicio è di migliorarsi sempre di più «dando maggior risalto e importanza alla nostra città». Il cappellano Mons. Domenico D’Elia, dopo gli auguri di buona salute per i soci, ha voluto ricordare che: «L’essere città richiede civiltà, perché non è il titolo, quanto la civiltà che ci onora. Impegniamoci tutti perché chi viene a Bernalda si accorga di essere tra gente civile».
Nel suo intervento conclusivo il primo cittadino Francesco Renna ha sottolineato che, soltanto stando insieme, «possiamo fare del bene a questa nostra città e far sorgere nei bernaldesi quel piccolo orgoglio di esserlo, senza campanilismi». Non è mancato l’invito ai giovani, perché s’impegnino al meglio per il loro paese. L’amministrazione si sta già impegnandosi per loro rendendo: «Corso Umberto il salotto buono del paese con una pista ciclabile che collegherà le scuole». La cerimonia si è poi conclusa con dolci, fichi secchi, vermouth e la distribuzione di rose rosse alle donne presenti.

La Società Operaia festeggia 127 anni

BERNALDA - Le candeline su una torta tanto grande, quanto immaginaria saranno 127. Domani la Società Operaia di Mutuo Soccorso intitolata a "Luigi Dell'Osso e Angelo Lorito", fondata nel 1879, festeggerà, appunto, il suo 127° anno sociale. Nella sua ultracentenaria attività la Soms bernaldese ha valorizzato la funzione di promozione sociale, di servizio e d’innovazione della società, mirando sempre alle finalità sociali, culturali e ricreative. Alle iniziali attività principali se ne sono aggiunte altre nel corso degli anni: si pensi a quelle della salvaguardia del suo patrimonio storico, culturale e allo sviluppo di una cultura rispettosa verso i lavoratori o i soci ormai a riposo.
Lo statuto del 1879 ricordava nel primo articolo gli scopi del Circolo Democratico: «Completare e conservare i benefici delle scuole, procurando ad ogni classe di persone e specialmente agli operai, quelle lezioni che riguardano il buon costume, la buona morale e quell'educazione che conviensi per formare ottimi padri di famiglia, onesti e laboriosi cittadini».
Il programma dei festeggiamenti prevede per le 9, presso la sede della Società Operaia, che è anche onlus dal 2001, il raduno dei soci e degli ospiti. A tutti i presenti saranno distribuite le tipiche coccarde tricolori. In seguito dalla sede sociale di corso Umberto I partirà il corteo, che si dirigerà verso il cimitero. Lì alle 10 sarà celebrata una Santa Messa per mantenere vivo il ricordo dei soci defunti. Al rientro del corteo seguirà il consueto saluto del presidente, prof. Angelo Tataranno, cui spetta anche la commemorazione dei soci defunti nel corso del passato anno sociale.
La novità nella cerimonia di quest'anno sarà il conferimento della nomina a Presidente onorario di Domenico Delicio, che aveva già ricoperto il ruolo di presidente dal 1961 al 1965. Durante la presidenza Delicio, fu modificato lo statuto della Società Operaia e furono realizzati alcuni lavori di ristrutturazione della sede con un bando tra i soci muratori. Sempre nei quattro anni della presidenza Delicio, il consiglio rifiutò per due volte le sue dimissioni, presentate per motivi familiari.
Come avviene in ogni inaugurazione d'anno, saranno distribuiti i diplomi di benemerenza ai soci anziani: Antonio Palazzo, Aurelio Rizzo, Cosimo Damiano Russo e Rocco Panico. Sono previsti pure gli interventi del sindaco Francesco Renna e degli ospiti, prima dell’inaugurazione della mostra fotografica: "I soci calciatori". Alla fine ci sarà un piccolo rinfresco per tutti i presenti, come da tradizione, con fichi secchi e vermouth.

venerdì, ottobre 28, 2005

L'Avis raccoglie il sangue

BERNALDA – Il 2005 sarà un anno da ricordare. L'Avis proprio quest'anno ha raggiunto il record del milione di soci. In questo mese, inoltre, l’associazione è entrata nell'organo di governo del “sistema sangue”. Proprio domani, dalle 8.30 alle 12 nei locali del poliambulatorio comunale, sarà possibile donare grazie alla mensile raccolta sangue. «Portate con voi nuovi donatori – dice la responsabile avisina, Deborah Scardillo - saranno i benvenuti». La nuova campagna sulla donazione preparata dall’Avis, spiegherà che la legge approvata di recente riconosce la giornata di contribuzione anche ai lavoratori precari. Gli avisini s’impegnano da sempre, perché la frequenza delle donazioni volontarie aumenti.
Deborah Scardillo è stata nominata da poco consigliere nella “Consulta Nazionale dei Giovani AVIS”, un incarico conferitole dal Consiglio Regionale. «Lo scorso week-end – racconta la responsabile Avis - ho partecipato a Roma con altri due rappresentanti della Basilicata, Laura Bruno e Giovanni Tancredi, al primo incontro della Consulta. Il mio intento è di creare nel tempo un gruppo giovani anche nel nostro paese».
Tra i prossimi impegni l’associazione ha deciso di appoggiare la raccolta fondi per Telethon (16-17 dicembre). «L’organizzazione dell’evento è già partita. – continua Deborah - Interverranno alla manifestazione gran parte delle associazioni presenti sul territorio, poiché riteniamo che sia un grande momento d’aggregazione e collaborazione». Le associazioni che hanno già dato la propria disponibilità alla realizzazione dell’evento sono: ‘Città di Bernalda’, ‘Sinistra giovanile’, ‘Beati gli ultimi’, ‘Vivide, Arci’, ‘Gli amici del presepe’. La gara della solidarietà è sempre aperta.

Per la crisi della Standardtela 121 famiglie tremano

MILANO - La svolta nella vertenza con il gruppo Zucchi ancora non c’è stata. La manifestazione di ieri a Milano, però, hafatto incontrare i dipendenti italiani del gruppo Zucchi - Bassetti - Standardtela. Il corteo variopinto pieno di striscioni e bandiere, partito da corso Venezia, si è concluso davanti alla sede della Provincia di Milano. L’assessore alle attività produttive Donato Salvatore, il consigliere regionale Rocco Vita e il presidente del comitato di coordinamento istituzionale per le politiche del lavoro Giannino Romaniello hanno accompagnato nella loro trasferta milanese i 120 lucani che lavorano nello stabilimento di Isca Pantanelle. Una delegazione è stata ricevuta in Prefettura. «Abbiamo raccontato al dottor Aversa le difficoltà di tenuta sociale che un provvedimento di chiusura della Standardtela comporterebbe nell’area. Da noi il peso di 121 operai - ha detto l’assessore Salvatore - è il peso di un intero territorio. Voglio ricordare che stiamo parlando di uno stabilimento costruito interamente con risorse pubbliche. Abbiamo già richiesto, come Regione, un incontro nazionale, pregando che un analogo sforzo fosse fatto dalla Prefettura milanese».
La Regione ha sollecitato un intervento del Governo, chiedendo alla Zucchi di confrontarsi con le istituzioni locali e i sindaci. «Aspettiamo chiarimenti dal gruppo Zucchi - ha concluso Salvatore - e anche il ritiro della mobilità, per affrontare la questione degli ammortizzatori sociali». Le istituzioni sono state vicine ai lavoratori. Alla manifestazione hanno partecipato molti sindaci, tra cui dalla nostra regione quelli di: Sasso di Castalda, Satriano, Vietri, Savoia, Picerno e della Comunità Montana del Meandro.
C’era anche il sindaco di Sant’Angelo Le Fratte Angelo Ruggero, rappresentante del tavolo istituzionale, nato dopo l’annuncio dei 742 licenziamenti: «Condanniamo l’atteggiamento dell’azienda, un grande gruppo che di fronte ad una crisi momentanea non è in grado di superare le difficoltà. A ciò si aggiunge il paradosso che ha avuto finanziamenti pubblici, dopo il terremoto del 1980. La mobilità da noi diventa un accompagnamento verso la disoccupazione». Solo a Sant’Angelo sono 50 le famiglie che si troverebbero in difficoltà. «Nella nostra area industriale la Zucchi rappresentava il fiore all’occhiello - ha dichiarato il sindaco - e faceva da traino anche per altri imprenditori. La dismissione dell’azienda mette a rischio l’intera area» Il prossimo 30 ottobre sarà aperta anche la nuova strada Isca-Polla, che permetterà di raggiungere la Salerno-Reggio Calabria in pochi minuti.
I lavoratori hanno chiesto a gran voce, alternandosi sul palco, il ritiro delle procedure di mobilità, il rispetto per le capacità e le fatiche sostenute negli anni e la riduzione dell’impatto sociale per gli eventuali esuberi. Non è mancato il riferimento ad un piano industriale basato sulla ricerca di soluzioni in grado di rendere specializzata e competitiva ogni unità produttiva. «Speriamo che il gruppo faccia marcia indietro, ma attendiamo buone notizie anche dal tavolo nazionale. La chiusura dello stabilimento - ha affermato Michele Marchetti componente della Rsu Femca Cisl - significherebbe per noi tornare all’emigrazione, facendo le valigie e abbandonando tutto. L’età media dei lavoratori è di circa 40 anni: sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per il mondo del lavoro». Il futuro per i lavoratori Standardtela ha perso il colore roseo.

Le testimonianze degli operai

Cataldo Giallorenzo

Barba lunga, sguardo stanco per la notte passata in pullman. Il ritratto di Cataldo Giallorenzo dipendente della Standardtela è semplice da scrivere. «Il nostro paese - dice - vive su questa fabbrica. Ci sono stati molti operai che hanno fatto dei mutui e adesso si trovano per strada e non sanno come pagarli». Il racconto di Cataldo va avanti, con il ricordo della vita di fabbrica. Un’esistenza piena di sacrifici, anche per le mamme, disposte a lavorare di notte, pur di difendere il proprio posto di lavoro. «La nostra fabbrica è stata definita un gioiello dalla stessa Zucchi. Ora la vedo nera. La nostra ultima speranza sono le istituzioni locali e la Regione. Finora sono state spese tante belle parole niente di concreto però, non è stata data una speranza alla gente. A Milano abbiamo incontrato altri lavoratori. Ho capito che non siamo soli».


Cataldo Dimuro e Antonio Mazzariello

Le storie di Cataldo Dimuro e Antonio Mazzariello sono simili. Entrati in azienda da giovani, si sono poi sposati. Cataldo ha tre figli, Antonio due. «Sono alla Standardtela da circa dieci anni. La realtà che potrei vivere tra pochi giorni non posso accettarla. La speranza è che l’azienda non chiuda. Se lo farà, almeno s’impegni a trovare le migliori soluzioni per noi». Antonio si presenta più appassionato: «A 27 anni sono entrato in fabbrica. Ho trascurato compleanni ed anniversari. Dopo 15 anni sono per strada. A che cosa servirà la mia professionalità? Sarò costretto a fare il muratore. ». Al futuro Mazzariello ha smesso di pensarci da tempo: «Lo lascio immaginare ad altri, con una rata del mutuo da 600 euro e mia moglie che non lavora. Spero che la fabbrica riapra e che la politica regionale ci aiuti».

Le Acli bernaldesi eleggono le nuove cariche sociali

BERNALDA – Le Acli, l’associazione cattolica dei lavoratori, rinnova oggi le proprie cariche associative. Alle 16, dopo il discorso del presidente uscente Emanuele Brescia, i soci eleggeranno il nuovo responsabile del circolo, il consiglio e cinque delegati per il congresso provinciale del prossimo 30 ottobre. Brescia, che si candida per essere rieletto, ha racchiuso in uno slogan il programma dei prossimi quattro anni: ‘Vicino ai bisogni degli ultimi’.
Le Acli, nate come esperienza di popolo, possono ancora oggi secondo il responsabile bernaldese favorire processi di partecipazione dal basso. In questi anni l’associazione ha cercato di essere presente sul territorio, vicina ai problemi e alle esperienze della gente. La politica, la compartecipazione e l’impegno sono stati considerati un processo, prima che una capacità.
Nel suo discorso Brescia affronterà i problemi legati allo sviluppo economico del territorio, ricordando che nell’ultimo quadriennio l’impegno aclista è stato costante in molti campi dal sociale allo sport. «In questo momento - ricorda Brescia - c’è molta povertà, nascosta, ma vissuta dignitosamente dalla gente». L’idea del responsabile è di uscire dalla logica del tamponamento o dell’emergenza, sapendo fare azione sociale.
La povertà nel territorio della provincia di Matera esiste. Lo dicono le cifre degli assistiti della Caritas, le domande per le case popolari, i tanti pasti caldi preparati dai volontari. Oggi il povero non è più soltanto il senza dimora, l'assistito cronico dei servizi sociali, il "reddito zero", il dipendente da sostanze, ma spesso povero è la persona cosiddetta "normale", travolta da un evento drammatico come la perdita del lavoro o da una malattia grave in famiglia. «La nostra azione si concentrerà verso gli anziani e le famiglie meno abbienti - conclude Brescia - non dimenticando di consolidare il nostro movimento». Il radicamento territoriale delle Acli continuerà, quindi, nel solco di una nuova assunzione di responsabilità e interrogandosi sul futuro che si vuole per il paese.

giovedì, ottobre 20, 2005

Un Tronchetto sempre più felice

MILANO – Dopo il trasgressivo Vasco Rossi, è stata la volta di Marco Tronchetti Provera. La Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm ha conferito, in un’aula magna gremita, la laurea honoris causa in relazioni pubbliche al presidente della Pirelli, del gruppo Telecom Italia, Camfin e Olimpia e vicepresidente di Confindustria. Il riconoscimento accademico è motivato dalle “qualità manageriali e imprenditoriali costantemente dimostrate in rami di attività diversi, ma orientati ad una significativa affermazione del nostro Paese”.
La cerimonia si è aperta con la ‘laudatio’ pronunciata dal professor Stefano Rolando, docente di Economia e gestione delle imprese, che ha introdotto la consegna del diploma da parte del magnifico rettore Giovanni Puglisi: «Vorrei ringraziare il dottor Tronchetti Provera per aver accolto la nostra proposta di conferimento con sensibilità in un campo diverso da quelli rispetto a cui l’università italiana lo ha in questi anni segnalato per i suoi meriti imprenditoriali».
La facoltà di Scienze della Comunicazione e dello spettacolo ha riconosciuto al manager e imprenditore milanese il fatto di “aver promosso nel nostro Paese una nuova cultura della progettualità d’impresa e della necessità di collegare slanci provenienti da settori diversi». Il neo dottore, che si è laureato in economia e commercio alla Bocconi, ha ricostruito nella sua ‘lectio magistralis’ il percorso dello storico gruppo industriale Pirelli. La necessità di ‘fare’ comunicazione ha reso l’azienda una realtà all’avanguardia nel panorama economico italiano e internazionale.
Tronchetti Provera, dopo la sua lezione, ha commentato l’acquisto da parte di Pirelli, Banca Intesa e Della Valle della quota in Rcs pari al 4,6% detenuta da Stefano Ricucci, spiegando ai giornalisti che: «Il patto era stabile ed è stato coerente». Le azioni sono state collocate dalla Deutsche Bank. Con questa operazione il patto di sindacato arriva a controllare il 63,5% del capitale Rcs.

54 candeline per gli scout bernaldesi

BERNALDA - Si entra negli scout, per convinzione, gioco o scommessa. Ognuno poi, lungo il cammino, passato tra il gioco e l'avventura, inizia a scoprire un nuovo modo di vivere la realtà di cui si è trovato a far parte. C’è chi quella realtà la vive da più di mezzo secolo. In questi giorni è, infatti, ripartito il 54° anno associativo del gruppo scout ‘Bernalda 1’. Far parte dell’Agesci non è solo un passatempo, ma vuol dire far parte di un gruppo con cui crescere. Domenica scorsa durante la messa, celebrata nella chiesa dei ss. Medici, i ragazzi del clan ‘Fuoco - Ushuaya’ hanno firmato la loro Carta. «È un documento d’impegno sociale - dice il capo scout Emanuele Frangione - per sottolineare l’impegno dei ragazzi nel loro cammino di fede».
La ‘Carta di Clan’ racconta la comunità, descrivendone le caratteristiche. Nella premessa del documento non mancano sia gli elogi per gli aspetti positivi, sia le segnalazioni per quelli negativi. Viene messo nero su bianco ciò che lo scoutismo riesce a dare: dei limiti. I ragazzi dopo aver preso coscienza del cammino fatto, aver discusso, guardato ai passi ancora da fare, hanno sentito l'esigenza di scrivere una nuova ‘Carta di Clan’, che li rispecchiasse e che parlasse ancor più di loro. Come nuovo assistente ecclesiale del ‘Bernalda 1’ è stato scelto don Antonio Polidoro, che sostituisce don Pasquale Giordano.
È stato riconfermato come capo gruppo Nicola Di Biase, dopo alcune titubanze, dovute agli impegni lavorativi,. Ultima novità è la ‘partenza’ di Simona Derario. Quando si giunge alla fine del cammino scout da educando (circa 21 anni) si "prende la partenza". Non è un gesto obbligato. È, piuttosto, il raggiungimento di un obiettivo verso il quale tende tutta l'educazione scout a partire dal periodo dei ‘Lupetti’. Prendere la partenza significa compiere scelte. Queste scelte sono il bagaglio che il ragazzo porta con se dopo la sua vita scout. Sul forum del sito www.scoutbernalda.it, Simona scrive che lo scoutismo è: «Un sogno che vale la pena far diventare realtà anche per i giorni futuri!».

lunedì, ottobre 17, 2005

La chiesa di s. Bernardino sarà presto riaperta al culto

BERNALDA – Procede a passo spedito il restauro della chiesa madre di S. Bernardino. I fondi vengono dal Ministero per i beni e le attività culturali e dalla Cei, tramite l’otto per mille. Dopo il consolidamento della struttura e il rifacimento del tetto, si procederà alla ricostruzione degli intonaci interni ed esterni. La nuova chiesa sarà dotata di un moderno impianto elettrico e di riscaldamento.
I muri esterni, compresa la facciata, saranno intonacati. «Riproporremo sia nelle linee che nelle rifiniture l’aspetto della chiesa - ha dichiarato l’architetto Annunziata Tataranno, responsabile dei lavori per la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici - prima degli ultimi interventi degli anni ’80». All’interno sono stati restaurati gli arredi lignei e la cantoria, che sarà rimontata quando gli intonaci saranno ultimati. Verranno ricostruiti anche gli altari più importanti. Nel corso dei lavori, difatti, gli altari della navata destra, tranne quello dedicato a sant’Anna e quello centrale sono stati eliminati d’accordo con la Soprintendenza ai beni artistici e storici. «È stata una scelta scientifica e oculata - precisa la responsabile dei lavori - e non un capriccio». Alle spalle dell’altare centrale sarà restaurato l’affresco che era nascosto dalla statua del santo protettore.
Il pulpito sarà spostato più in alto e sul pilastro vicino, perché ora è molto sporgente e troppo vicino al pavimento. Proprio a breve distanza dalla sacra cattedra sono stati scoperti tracce di un affresco. La cripta vicina all’altare centrale sarà coperta, ma gli studiosi potranno, comunque, visitarla. Le ossa ritrovate sono state tumulate. Con i fondi futuri sarà lastricato il cortile interno, che ora è un giardino e il sagrato. Il terzo livello del campanile, aggiunto negli anni ’50 del secolo scorso, sarà eliminato. Per farsi un’idea su come sarà la facciata esterna della chiesa madre, quando finiranno i lavori, è già disponibile una ricostruzione tridimensionale.

Bernalda avrà una nuova porta d'ingresso

BERNALDA - La nuova ‘porta’ d’ingresso al paese nascerà nell’area dell’ex macello comunale. La Regione Basilicata ha approvato un programma innovativo in ambito urbano presentato dal Comune di Bernalda. Il progetto di riqualificazione contenuto nel contratto di quartiere sarà finanziato con due milioni e mezzo di euro. Chi rientrerà in paese, grazie al nuovo svincolo in costruzione, troverà un grande spazio dedicato al verde pubblico attrezzato e una piazza. L’area occupata dall’ex macello sarà restaurata e trasformata in un centro ricreativo, commerciale e culturale con i relativi parcheggi. Francesco Gioia assessore ai lavori pubblici dice che il progetto finale sarà ancora discusso e che ci potranno essere ancora miglioramenti. Si è pensato di sfruttare la conca naturale vicino al PalaGalilei per costruire un anfiteatro all’aperto: «Potremmo realizzare una struttura, che manca a Bernalda, per le rassegne teatrali nel periodo estivo. La vista da lì sul Basento è molto bella».
I fondi regionali per realizzare le opere provengono dai finanziamenti stanziati per la legge 21 del 2001. Il Ministero delle infrastrutture aveva promosso un programma innovativo per migliorare i quartieri della città con forte disagio abitativo ed occupazionale grazie anche alla partecipazione d’investimenti privati. Nella scheda proposta dal Comune alla Regione era prevista la costruzione di 12 appartamenti pubblici da assegnare ai cittadini in base alle loro condizioni socio-economiche. «Dobbiamo sapere dall’Ater - dice Gioia - se sono ancora intenzionati a partecipare». Quando i lavori saranno finiti il quartiere si arricchirà di una struttura che darà maggiore vivibilità alla cittadina.

Raggiungere in macchina Metaponto sarà più semplice

METAPONTO – La strada provinciale per Metaponto sarà messa in sicurezza. Il tratto va dall'incrocio della "Basentana" con la strada statale 106 "Jonica" fino a Metaponto lido. Sui pochi chilometri d’asfalto, che separano la frazione di Bernalda dalle due principali arterie della Regione, ci sono molti avvallamenti. Di conseguenza il traffico subisce dei rallentamenti che costringono a moderare l'andatura. La strada è affiancata da due canali. I lavori costeranno 600mila euro. L’assessore provinciale alla viabilità Nicola Buonanova ha detto che il bando per risistemare la provinciale sarà pubblicato in settimana. Sono previsti, inoltre, una diecina d’interventi, che riguarderanno tutto il territorio amministrato dalla Provincia.
Molti automobilisti diretti a Metaponto, per evitare le buche sui due lati della carreggiata la percorrono centralmente. Così le auto s’incrociano spesso pericolosamente con quelle che provengono dal senso opposto. Le piogge copiose e rapide degli ultimi giorni, poi, hanno minato ancora di più la sicurezza, aumentando lo scivolamento della via verso i canali.
Altri interventi di manutenzione sono previsti lungo la 175 che collega Matera a Metaponto. La strada sarà allargata e rifatta nei prossimi mesi, ma si aspetta la pubblicazione del bando. Venerdì scorso la pioggia e il fango hanno bloccato il traffico. Sono state tre le squadre dei Vigili del fuoco intervenute a Metaponto. «Quest’anno - assicura l’assessore - abbiamo fatto pulire le cunette già quattro volte, l’ultima ad agosto. Se collaboriamo con il Consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto i problemi potranno essere risolti». La strada fu progettata quando i terreni circostanti erano meno dissodati di adesso e riuscivano a trattenere meglio l’acqua. Occorre che la manutenzione dei canali sia fatta, perché si potranno superare anche gli eventi eccezionali come le piogge abbondanti, che vanno sempre tenute in considerazione.

La politica lucana ha bisogno di un nuovo respiro

MATERA – La politica deve avere un alto valore morale. L’affermazione non può rimanere una speranza che oggi, forse, si va affievolendo. Lo sa bene la responsabile aree tematiche ‘Italia dei Valori’ di Matera, Caterina Nobile che ha invocato con forza nell’ultimo congresso regionale la necessità di un patto etico e di una riforma della politica, perché «Democrazia è sinonimo di partecipazione, di tutti, nessuno escluso». Non può tornare, quindi, pian piano, serpeggiante, la rassegnazione, figlia del bisogno e delle nuove povertà, che affiorano quando c’è disoccupazione e i problemi sociali sono rimasti senza adeguate soluzioni.
Nel suo intervento la Nobile ha condannato i tornaconti e le ambizioni personali «per soddisfare le quali si calpestano e si accompagna fuori dalla porta le persone dopo averle usate a proprio piacimento». I dipietristi lucani chiedono dopo il loro congresso regionale una politica di sostegno ai redditi dei cittadini e all’innovazione tecnologica delle imprese, ma propongono anche un patto etico fra governati e governanti: «È necessario imporsi comportamenti di coalizione di sinistra - ha detto la responsabile materana - se si vuole lo sviluppo vero della nostra Basilicata e, soprattutto, pensare al futuro dei giovani».
Le parole d’ordine per il partito che Caterina Nobile, ‘dipietrista della prima ora’ come ama descriversi, vorrebbe sono trasparenza, unita alla responsabilità delle amministrazioni pubbliche, cultura della legalità, nuove regole per il mercato e nuove leggi ricordandosi che: «le donne hanno diritto di pari cittadinanza e dovuta considerazione in tutti i consessi».

giovedì, ottobre 06, 2005

L'Avis bernaldese ha rinviato la donazione al 30 ottobre

BERNALDA – Appuntamento rimandato per la donazione di sangue con l’Avis bernaldese. La prossima raccolta sarà domenica 30 ottobre. È la responsabile avisina Deborah Scardillo che ha preferito rinviare la raccolta di oggi. Saranno risparmiate così risorse economiche, viste le poche donazioni di sangue che ci sono state di sabato. La presenza del medico e dell’infermiere per una mattinata costa, senza dimenticare la piccola colazione offerta dagli avisini e i manifesti. «C’è stato un calo nelle donazioni da luglio a settembre - conferma Deborah, - ma non ci diamo per vinti. Continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto».
L’Avis si è data molto da fare durante la stagione estiva, promuovendo iniziative d’incontro con i cittadini. La ‘Festa del donatore’, del luglio scorso, è stata solo una tappa di un lungo percorso teso alla promozione della donazione di sangue. «Grazie alle iniziative estive abbiamo incontrato da vicino i bernaldesi, che poi vengono a donare presso il poliambulatorio. Voglio rivolgere un invito ai vecchi associati, perché non facciamo mancare proprio adesso il loro fondamentale contributo».
Tra le prossime iniziative che l’Avis ha deciso di sostenere, c’è l’organizzazione della raccolta fondi per ‘Telethon 2005’. I soldi della giornata faranno avanzare la ricerca scientifica verso la cura della distrofia muscolare e delle altre malattie genetiche. «Per la raccolta di ‘Telethon’ – conclude la responsabile dell’Avis – abbiamo bisogno di un aiuto anche dalle altre associazioni presenti a Bernalda. Vogliamo che siano in molti a aderire alla lotta contro le malattie genetiche».