MATERA – Puglia e Basilicata sono regioni dove la cultura italiana è diventata punto d’incontro tra le differenti civiltà del Mediterraneo. Il principe Emanuele Filiberto e sua moglie Clotilde visitando per la prima volta in forma ufficiale le due regioni lo faranno per motivi sia culturali, sia benefici. L’evento è curato dalla loro associazione culturale "Valori e Futuro", coordinata dai neo nominati coordinatori regionali Luciano Marra per la Puglia e Pietro Venezia per la Basilicata. I principi sono stati invitati in Puglia dal comitato organizzatore di Barletta, diretto dal dottor Barile, per l’inaugurazione della neonata provincia di Barletta-Andria-Trani.
Come si sono preparati i monarchici alla visita? Alfredo Turi segretario regionale di Puglia e Basilicata per Alleanza Monarchica dice: «È una visita molto importante per la Basilicata, dove nascerà il centro europeo di ricerca medica e culturale. Con quell’iniziativa saranno aiutati i giovani e si darà un impulso allo sviluppo di tante attività culturali». Alleanza monarchica è nata nel 1972 “per continuare a lottare per la Monarchia in piena indipendenza”, come si legge sul sito www.ampuglia.it. «Facciamo attività politica – continua Turi – esclusivamente con i nostri mezzi. Non abbiamo e assolutamente non vorremmo alcun tipo di aiuto pubblico. La politica deve essere fatta per la gente e non per se stessi». Il segretario regionale di Am è certo che essere monarchici adesso: «È la cosa più attuale che esista. Le nazioni mediorientali e africane più democratiche sono le monarchie, penso al Marocco o alla Giordania. Ora che in Italia c’è un dibattito sulla rielezione di Ciampi si sente la necessità di un capo dello Stato che sia super partes, non eletto dai partiti».
Alberto Claut, segretario nazionale del Movimento monarchico italiano è convinto che la visita dei principi sia: «Un segnale per visitare non solo i soliti posti, ma anche due regioni belle e ancora sconosciute. Noi saremo presenti con i membri della segreteria con il vice presidente Alfredo Lonoce e il dottor Nicola Barile di Barletta». L’Mmi è “un movimento politico-istituzionale libero, indipendente, democratico con un gruppo parlamentare trasversale, attivo sui grandi temi della riforma dello Stato”.
«La visita dei principi in Puglia e Basilicata per noi – continua Claut - è molto importante, perché il movimento che rappresento vuole valorizzare gli aspetti culturali del nostro paese». Appoggiare la monarchia ha senso secondo il segretario nazionale: «Per sentirsi liberi e democraticamente rispettati. La Repubblica non ci rispetta, perché si è autotutelata con l’articolo 139 della Costituzione. In Europa l’Italia ha rapporti con altre monarchie, che hanno pari diritto e quindi non va messo all’indice l’istituto monarchico. In un momento in cui stanno tagliando a pezzi l’Italia e va in crisi l’identità nazionale, la figura di un sovrano rafforzerebbe i legami che uniscono un popolo».
mercoledì, novembre 30, 2005
Vuoi piantare un albero? Ci pensa l'esperto on-line
METAPONTO – Un proverbio cinese dice che “La vita inizia il giorno in cui si pianta un giardino”. Per costruirsi un proprio angolo verde ci vogliono, però, delle regole. I non esperti da qualche anno possono trovare le risposte alle loro domande grazie ad internet. L’azienda metapontina ‘Dichio Vivai Garden (www.vivaidichio.net) ha deciso di fare un passo in più. Ha messo a disposizione della clientela e delle persone con il pollice verde un servizio di consulenza on-line, che cura e segue un forum e la newsletter. Le nuove generazioni hanno perso progressivamente le conoscenze agricole, trasmesse fino a pochi decenni fa di padre in figlio. Niente paura. Il terreno perso, è proprio il caso di dirlo, potrà essere recuperato grazie alle nuove opportunità offerte dalla Rete.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.
Crash, un film dove la gente si scontra inevitabilmente
“Quando ti muovi alla velocità della vita scontrarsi diventa inevitabile”. In ogni città basta solo camminare per strada per incrociare persone, creare contatti. A Los Angeles, è diverso. I residenti vivono asserragliati nella loro città e non s’incontrano quasi mai. Nel film ci sono molti protagonisti, che fatalmente finiscono per incontrarsi. Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore, un iraniano proprietario di un 24hours shop, due detective della polizia, amanti occasionali, il regista nero di un canale televisivo e la moglie, un fabbro latinoamericano, due neri ladri d’automobili, una recluta della polizia, una coppia coreana di mezza età…
“Crash. Contatto Fisico” è in molte scene provocatorio e maleducato, perché ritrae la complessità del conflitto razziale negli Usa. Il film costringe il pubblico a pensare a “scontrarsi” faccia a faccia con i propri preconcetti. Los Angeles dopo l’11 settembre è solo uno scenario, come tanti altri. Il cast multi-etnico porta in primo piano paure e santimonia, affrontando la realtà con vari punti di vista, mentre i personaggi oltrepassano i confini solo per pochi attimi, legati da rumori o porte che si aprono, l’uno nella vita dell’altro. Nessuno così è messo al riparo dalla propria faziosità verso l’altro. Nessuno, neanche la recluta buona della polizia, è vaccinato contro l’odio cieco che scaturisce dalla violenza e finisce per cambiare inevitabilmente la vita di molte persone. Nessuno dei personaggi ne esce sano e salvo.
In una cornice metropolitana violenta si svolgono, incrociandosi e accavallandosi tante storie d’indifferenza, estremismo e razzismo, interpretate da Don Cheadle, candidato agli Oscar per "Hotel Rwanda", Sandra Bullock, Matt Dillon e Brendan Fraser. A prima vista gli elementi guida della pellicola sono: il razzismo, l'ignoranza dell’altro e l’odio. Si capisce poi che la sostanza centrale è la poca disponibilità o probabilità di esprimersi. Quel fiume di violenza sfocia molto spesso in tragedie mortali o in lezioni di vita provvidenziali. Los Angeles si fa specchio nitido del corpo sociale in cui tutti siamo inseriti e non c'è innocenza, in molti casi, che tenga o che ci possa difendere. Il nero e il bianco, il bene e il male si confondono nella città degli angeli di Haggis.
“Crash. Contatto fisico” è anche una storia sulla speranza. Ci sono momenti di dolcezza, commozione, tragedia, bellezza e comicità. E’ un film sulla gente che crediamo di conoscere, su persone che credono di sapere chi sono, ma quando sono messe alla prova, si rendono conto di non conoscersi.
Frase: "Mamma adesso non ho tempo, sto facendo sesso con una donna bianca"
“Crash. Contatto Fisico” è in molte scene provocatorio e maleducato, perché ritrae la complessità del conflitto razziale negli Usa. Il film costringe il pubblico a pensare a “scontrarsi” faccia a faccia con i propri preconcetti. Los Angeles dopo l’11 settembre è solo uno scenario, come tanti altri. Il cast multi-etnico porta in primo piano paure e santimonia, affrontando la realtà con vari punti di vista, mentre i personaggi oltrepassano i confini solo per pochi attimi, legati da rumori o porte che si aprono, l’uno nella vita dell’altro. Nessuno così è messo al riparo dalla propria faziosità verso l’altro. Nessuno, neanche la recluta buona della polizia, è vaccinato contro l’odio cieco che scaturisce dalla violenza e finisce per cambiare inevitabilmente la vita di molte persone. Nessuno dei personaggi ne esce sano e salvo.
In una cornice metropolitana violenta si svolgono, incrociandosi e accavallandosi tante storie d’indifferenza, estremismo e razzismo, interpretate da Don Cheadle, candidato agli Oscar per "Hotel Rwanda", Sandra Bullock, Matt Dillon e Brendan Fraser. A prima vista gli elementi guida della pellicola sono: il razzismo, l'ignoranza dell’altro e l’odio. Si capisce poi che la sostanza centrale è la poca disponibilità o probabilità di esprimersi. Quel fiume di violenza sfocia molto spesso in tragedie mortali o in lezioni di vita provvidenziali. Los Angeles si fa specchio nitido del corpo sociale in cui tutti siamo inseriti e non c'è innocenza, in molti casi, che tenga o che ci possa difendere. Il nero e il bianco, il bene e il male si confondono nella città degli angeli di Haggis.
“Crash. Contatto fisico” è anche una storia sulla speranza. Ci sono momenti di dolcezza, commozione, tragedia, bellezza e comicità. E’ un film sulla gente che crediamo di conoscere, su persone che credono di sapere chi sono, ma quando sono messe alla prova, si rendono conto di non conoscersi.
Frase: "Mamma adesso non ho tempo, sto facendo sesso con una donna bianca"
Melissa P., un film di finto sesso e noia
Quello che puntualmente, quando si vuole attrarre, viene annunciato il film ‘caso’ dell’anno è un fiasco. ‘Melissa P. Scopri cosa è vero’ regala agli spettatori poche emozioni, molto disinteresse e alcune scene francamente ridicole.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.
La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.
La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.
Un enigmista un po’ inutile
Il puzzle è in rete. Se siete amanti delle chat attenti alle vostre spalle e ai vostri amici. Alcune volte il gioco può trasformarsi in un omicidio vero. Nel film “Nickname: Enigmista”, diretto da Jeff Wadlow, Owen Matthews, già cacciato da un’altra scuola, si iscrive alla Westlake Preparatory Academy, un liceo famoso, perché è stata uccisa una studentessa in un bosco vicino. Il giovane diventa amico della bella Dodger dai capelli rossi e viene invitato da lei a far parte del "club dei bugiardi". Riesce a vincere subito il gioco dell’Enigmista, usando le invidie e i tic dei ragazzi.
Gli otto studenti, però, non si accontentano più di giocare tra loro. Sfruttando il tragico omicidio, decidono di fare un grosso salto: trasferire in rete il gioco di gruppo dell'Enigmista. Viene costruito a tavolino, nella biblioteca della scuola, un falso profilo del serial killer. In una mail spedita a tutti gli studenti Owen lascia intendere che il serial killer è intenzionato a colpire ancora.
Solo quando l’insegnante di giornalismo della scuola, Rich Walter (Jon Bon Jovi) mette in guardia il gruppo dei ragazzi sui profittatori che possono esserci su internet, Owen comincia a rimpiangere di aver diffuso storie false. Quando le vittime descritte per gioco iniziano a sparire sul serio Owen, il suo compagno di stanza Tom e Dodger non riescono più a capire dove finiscano le bugie e dove comincino le verità. Qualcuno, inoltre, cerca di addossare al giovane Owen la responsabilità di misteriose circostanze. Nella scuola un’oscura figura con una giacca mimetica e il passamontagna arancione fa occasionali apparizioni e il gioco diventa reale…
Conosciuto negli Stati Uniti come “Cry wolf”, “Nickname: Enigmista” è costruito su falsi spaventi e continui sospetti. I ritmi sono alquanto lenti, ma ogni tanto qualche guizzo c’è, capace di non annoiare lo spettatore. I falsi omicidi arrivano solo nell'ultima parte, fino alla rivelazione finale, abbastanza prevedibile. Nella pellicola non c’è nulla di originale, quasi ogni sequenza è già stata vista e rivista.
La frase: "È come se voi giocaste a dama e io invece a scacchi".
Gli otto studenti, però, non si accontentano più di giocare tra loro. Sfruttando il tragico omicidio, decidono di fare un grosso salto: trasferire in rete il gioco di gruppo dell'Enigmista. Viene costruito a tavolino, nella biblioteca della scuola, un falso profilo del serial killer. In una mail spedita a tutti gli studenti Owen lascia intendere che il serial killer è intenzionato a colpire ancora.
Solo quando l’insegnante di giornalismo della scuola, Rich Walter (Jon Bon Jovi) mette in guardia il gruppo dei ragazzi sui profittatori che possono esserci su internet, Owen comincia a rimpiangere di aver diffuso storie false. Quando le vittime descritte per gioco iniziano a sparire sul serio Owen, il suo compagno di stanza Tom e Dodger non riescono più a capire dove finiscano le bugie e dove comincino le verità. Qualcuno, inoltre, cerca di addossare al giovane Owen la responsabilità di misteriose circostanze. Nella scuola un’oscura figura con una giacca mimetica e il passamontagna arancione fa occasionali apparizioni e il gioco diventa reale…
Conosciuto negli Stati Uniti come “Cry wolf”, “Nickname: Enigmista” è costruito su falsi spaventi e continui sospetti. I ritmi sono alquanto lenti, ma ogni tanto qualche guizzo c’è, capace di non annoiare lo spettatore. I falsi omicidi arrivano solo nell'ultima parte, fino alla rivelazione finale, abbastanza prevedibile. Nella pellicola non c’è nulla di originale, quasi ogni sequenza è già stata vista e rivista.
La frase: "È come se voi giocaste a dama e io invece a scacchi".
martedì, novembre 22, 2005
Melissa P., un film di finto sesso e noia
Quello che puntualmente, quando si vuole attrarre, viene annunciato il film ‘caso’ dell’anno è un fiasco. ‘Melissa P. Scopri cosa è vero’ regala agli spettatori poche emozioni, molto disinteresse e alcune scene francamente ridicole.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.
La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.
Il film inizia in una città non ben definita. La protagonista esplora il suo corpo nella sua stanzetta con uno specchio. Subito dopo ci sono due ragazze, Melissa e la sua amica, che arrivano in una villa. Lì senza troppi giri di parole Melissa si avventura nella prima fellatio. La protagonista spagnola Maria Valverde, che ricorda molto la scrittrice Melissa Panarello, si sforza di apparire adolescente e ingenua, mentre lui Primo Reggiani dovrà sicuramente migliorare.
La scena con il primo rapporto sessuale di Melissa 16enne è molto fredda, senza nessun trasporto. Emozioni zero, sesso immaginato. I dialoghi scontati e noiosi ci restituiscono una famiglia molto sfilacciata. Il padre è lontano e comunica per telefono. La madre parla, ma non comunica con la figlia e solo la nonna (Geraldine Chaplin) sa capire la ragazzina.
Le marchette nel film non mancano: a Libero, alla Eastpak per gli zaini e alla Sony, distributrice del film. Melissa ha un cellulare Sony Ericsson che si vede continuamente, perché riceve tanti messaggi e chiamate. In un’altra scena la protagonista e l’amica s’incontrano davanti ad un Warner Village con la scritta casualmente ben visibile.
La pellicola scivola via tra gli sbadigli. Viene proposto a Melissa un rapporto a 3. Lei accetta per amore del suo Daniele-Reggiani. La scena è molto buffa, mentre qualche minuto dopo da 3 si passa ad un rapporto a 5. Il film nella classifica Cinetel del primo weekend di programmazione ha incassato 1.844.256 euro. Ha la più alta media per sala (6.231 euro). Probabilmente incasserà ancora sfruttando la curiosità dello spettatore. Il libro è stato un successo e il sesso tira sempre.
La frase da ricordare: “Ma tu eri innamorata di lui?” “Sì, ma solo di notte. Di giorno lo disprezzavo”.
lunedì, novembre 21, 2005
Il club del mesdì è sempre di corsa
Un club che vive a mezzogiorno. Strano, ma accade anche questo in una metropoli che è sempre di corsa. Il club è quello del ‘mesdì’, del mezzogiorno come dicono a Milano. E’ diretto dall’immobiliarista Sergio Volpi e raccoglie circa settanta iscritti, che approfittano della pausa pranzo per correre sulla pista del ‘XV aprile’. Qui il clima è molto scanzonato, quasi goliardico: tra gli amici del ‘Mesdì’ non mancano battute, barzellette e appuntamenti per abbondanti cenoni. I soci hanno tutti sui 45-50 anni, la maggioranza uomini, anche se le (poche) donne si difendono. Il più anziano è Camillo Onesti, 78 anni, ciclista in gioventù, diventato poi decano degli sport di montagna. Al ‘Mesdì’ non si fa distinzione fra ceti sociali, tutti ben rappresentati, dai liberi professionisti agli operai, dai professori ai fattorini, senza dimenticare musicisti, tassisti e giornalai. «Ognuno porta la sua professionalità. – spiega il vicepresidente del club, l’architetto Filippo Porcheddu - Dopo la corsa torno al lavoro più sereno e con la mente più libera».
Il ‘Mesdì’, affiliato alla Fidal, è nato nel 2000, ma è da circa trent’anni che gli amanti del podismo si riuniscono nel campo sportivo del quartiere Triennale 8. Tra loro alcune personalità di spicco come il giornalista Galimberti e il pm Spataro. Quando, ogni giorno, intorno alle 12 arrivano al campo, c’è chi sceglie di rimanere in pista, altri escono ad affrontare i faticosi saliscendi della vicina ‘Montagnetta’. Il simbolo del club è un sole disegnato da Porcheddu, il “pittore di corte”, come lo chiamano i soci. Quel sole sorridente ricorda il mezzogiorno e si rifà ai lunari. Su quei calendari erano segnati le fasi della luna, le previsioni meteorologiche, consigli pratici per i lavori (orto, giardino, terrazzo, frutteto, campo).
L’ora di pranzo si avvicina e sul campo iniziano a riscaldarsi Rodolfo e Patrizia, professori di educazione fisica e fedelissimi del club. Fisico asciutto, lingua veloce, la prof confessa di aver già corso la maratona di New York e molte altre mezze maratone. «Non corro mai meno di un ora –racconta – e faccio degli allenamenti diversificati di 5, 10 chilometri». Rodolfo dice con il sorriso sulle labbra che il club ha sezioni dedicate ad altri sport come alpinismo, vela, bici. In mezzo a tanti personaggi, degni della commedia dell’arte, compare sulla scena, pardon sulla pista, Bruno, un marcantonio con un vocione da fumatore incallito e un basco indossato alla francese. Nella vita è un organizzatore di concerti. Con le scarpette ai piedi è il tipico frequentatore del ‘Mesdì’. Folclore a parte è sempre il podismo a farla da padrone. A chi corre non importa se il cuore batte, se i polmoni reclamano ossigeno, se la milza brucia. L’importante è eternare il mito del soldato Fidippide, che corse per dire agli ateniesi ‘Abbiamo vinto’. Ciao ragazzi, appuntamento al prossimo mesdì.
Il ‘Mesdì’, affiliato alla Fidal, è nato nel 2000, ma è da circa trent’anni che gli amanti del podismo si riuniscono nel campo sportivo del quartiere Triennale 8. Tra loro alcune personalità di spicco come il giornalista Galimberti e il pm Spataro. Quando, ogni giorno, intorno alle 12 arrivano al campo, c’è chi sceglie di rimanere in pista, altri escono ad affrontare i faticosi saliscendi della vicina ‘Montagnetta’. Il simbolo del club è un sole disegnato da Porcheddu, il “pittore di corte”, come lo chiamano i soci. Quel sole sorridente ricorda il mezzogiorno e si rifà ai lunari. Su quei calendari erano segnati le fasi della luna, le previsioni meteorologiche, consigli pratici per i lavori (orto, giardino, terrazzo, frutteto, campo).
L’ora di pranzo si avvicina e sul campo iniziano a riscaldarsi Rodolfo e Patrizia, professori di educazione fisica e fedelissimi del club. Fisico asciutto, lingua veloce, la prof confessa di aver già corso la maratona di New York e molte altre mezze maratone. «Non corro mai meno di un ora –racconta – e faccio degli allenamenti diversificati di 5, 10 chilometri». Rodolfo dice con il sorriso sulle labbra che il club ha sezioni dedicate ad altri sport come alpinismo, vela, bici. In mezzo a tanti personaggi, degni della commedia dell’arte, compare sulla scena, pardon sulla pista, Bruno, un marcantonio con un vocione da fumatore incallito e un basco indossato alla francese. Nella vita è un organizzatore di concerti. Con le scarpette ai piedi è il tipico frequentatore del ‘Mesdì’. Folclore a parte è sempre il podismo a farla da padrone. A chi corre non importa se il cuore batte, se i polmoni reclamano ossigeno, se la milza brucia. L’importante è eternare il mito del soldato Fidippide, che corse per dire agli ateniesi ‘Abbiamo vinto’. Ciao ragazzi, appuntamento al prossimo mesdì.
Una velina alla Iulm
Velina mora. È conosciuta così Melissa Satta una bella ragazza che tutte le sere compare sugli schermi italiani durante ‘Striscia la notizia’. Ha cominciato a lavorare nella moda e nello spettacolo quando aveva 16 anni. Nel 2003 è stata una delle finaliste del concorso di ‘Miss Muretto’, classificandosi al secondo posto. La maturità classica è arrivata l’anno scorso. Il suo debutto in televisione è del 2005 su Canale 5 al fianco di Teo Mammucari con ‘Mio fratello è Pakistano’. Tra i suoi sport preferiti ci sono il karate, (è arrivata due volte sul podio nazionale) e il calcio (ha militato in serie C). Attualmente frequenta il corso di laurea in pubbliche relazioni e pubblicità alla Iulm. L’intervista parte proprio da qui. Perché ha scelto pubbliche relazioni? «È il corso che più si avvicina alle mie aspirazioni. Nel mondo dello spettacolo servono molto. Alcuni esami riguardano proprio la televisione. L’anno scorso ho seguito il corso di Maurizio Costanzo. Mi piacerebbe fare anche la giornalista». Come mai? «È sempre stata la mia passione. Mi piace scrivere, leggere e relazionarmi con gli altri. Sono una persona molto curiosa. Per diventare giornalista mi hanno detto che potevo iscrivermi anche a Scienze della comunicazione o ad altre facoltà. Alla fine ho scelto la Iulm, perché m’incuriosiva e non c’è l’obbligo di frequenza».
Ha scelto di venire a Milano solo per motivi professionali? «Sono venuta a Milano, perché per la mia professione e il mio futuro la Sardegna mi limitava. Mi piace, comunque, trascorrere lì le vacanze, stare con la mia famiglia o con gli amici più cari. Poiché amo conoscere sempre persone nuove, Cagliari mi stava un po’ stretta. Ero indecisa se trasferirmi a Roma o a Milano. Alla fine ho scelto Milano, anche se fino a due anni fa non la conoscevo. Ho iniziato a frequentarla l’ultimo anno del liceo e mi è piaciuta. Se vorrò andare a Roma sono sempre in tempo…». Essere entrata di diritto nella categoria delle veline l’ha spaventata? «Non sono spaventata, è una bella esperienza».
‘Striscia la notizia’ è diventata ormai maggiorenne, lei che cosa si aspetta dalla tv? «Il programma mi apre una prospettiva nuova: quella della carriera televisiva. Striscia è il primo trampolino di lancio in assoluto e mi aiuterà tanto in futuro. Sicuramente mi ha aperto una grande strada che potrà anche non continuare». È consapevole, quindi, che il sogno potrà anche finire? «Certo e proprio per questo motivo sono ancora iscritta all’università. Non è certo che questo mondo mi accolga ancora in futuro. Ho due strade che sto percorrendo piano piano, perché il lavoro mi occupa molto, però l’importante e non mollare».
Com’è la sua giornata tipo da velina? «La mattina è quasi sempre libera, tranne il mercoledì quando registriamo le telepromozioni. Dall’ora di pranzo in poi siamo sempre in studio, perché abbiamo le prove e facciamo danza. Dobbiamo avere delle basi. All’inizio avevamo quattro ore di danza, mentre adesso sono sei ore a settimana. Abbiamo poi le prove in studio, quelle per i costumi, il trucco, i capelli e infine la diretta». In che modo ha vissuto l’emozione della diretta? «All’inizio avevo un’ansia impensabile, poi piano piano sta diventando una cosa normale come pranzare o cenare». Buona fortuna allora Melissa, alla faccia di chi pensa che 'velina' non faccia rima con 'donna espressiva'.
Ha scelto di venire a Milano solo per motivi professionali? «Sono venuta a Milano, perché per la mia professione e il mio futuro la Sardegna mi limitava. Mi piace, comunque, trascorrere lì le vacanze, stare con la mia famiglia o con gli amici più cari. Poiché amo conoscere sempre persone nuove, Cagliari mi stava un po’ stretta. Ero indecisa se trasferirmi a Roma o a Milano. Alla fine ho scelto Milano, anche se fino a due anni fa non la conoscevo. Ho iniziato a frequentarla l’ultimo anno del liceo e mi è piaciuta. Se vorrò andare a Roma sono sempre in tempo…». Essere entrata di diritto nella categoria delle veline l’ha spaventata? «Non sono spaventata, è una bella esperienza».
‘Striscia la notizia’ è diventata ormai maggiorenne, lei che cosa si aspetta dalla tv? «Il programma mi apre una prospettiva nuova: quella della carriera televisiva. Striscia è il primo trampolino di lancio in assoluto e mi aiuterà tanto in futuro. Sicuramente mi ha aperto una grande strada che potrà anche non continuare». È consapevole, quindi, che il sogno potrà anche finire? «Certo e proprio per questo motivo sono ancora iscritta all’università. Non è certo che questo mondo mi accolga ancora in futuro. Ho due strade che sto percorrendo piano piano, perché il lavoro mi occupa molto, però l’importante e non mollare».
Com’è la sua giornata tipo da velina? «La mattina è quasi sempre libera, tranne il mercoledì quando registriamo le telepromozioni. Dall’ora di pranzo in poi siamo sempre in studio, perché abbiamo le prove e facciamo danza. Dobbiamo avere delle basi. All’inizio avevamo quattro ore di danza, mentre adesso sono sei ore a settimana. Abbiamo poi le prove in studio, quelle per i costumi, il trucco, i capelli e infine la diretta». In che modo ha vissuto l’emozione della diretta? «All’inizio avevo un’ansia impensabile, poi piano piano sta diventando una cosa normale come pranzare o cenare». Buona fortuna allora Melissa, alla faccia di chi pensa che 'velina' non faccia rima con 'donna espressiva'.
Il videoclip italiano ha il suo premio
Sono passati un secolo e dieci anni. Il cinema da quel “L'arroseur arrosé”, dei fratelli Lumière, tradotto in italiano semplicemente come “Il giardiniere”, ha prodotto numerose pellicole. Belle o brutte, film impegnati o di serie B, salvo poi essere riabilitati con gli anni. Un contributo all’arte cinematografica arriva anche dall’università Iulm, che riconosce il valore comunicativo, e non solo, del clip musicale. Nell’ambito del premio Videoclip Italiano, l’ateneo premierà il miglior videoclip indipendente realizzato tra il 1999 e il 2004. Sarà un riconoscimento attribuito ai vincitori delle precedenti sei edizioni del concorso.
«I videoclip – racconta il professor Gian Battista Canova, che insegna alla Iulm storia e tecnica del linguaggio cinematografico – deriva da identità meticce, che nascono dalla contaminazione di saperi, culture e linguaggi diversi. Sono debitori, in parte, del linguaggio cinematografico, della televisione, musicale e pubblicitario». I film brevi si pongono come i bravi manzoniani vicino ad un crocevia. Aspettano pazienti e poi assorbono stili e suggestioni dai linguaggi ricordati da Canova. Il risultato è una miscela preparata in modo autonomo e originale. «Non è che il videoclip sia originale di per sé, ma vive di contaminazioni. Quando è originale fa nascere rapporti tra la musica e l’immagine, che non si trovano in altri mezzi espressivi contemporanei».
In Italia, paese di festival e kermesse sonore, unici e differenti allo stesso tempo c’è un fiorire di manifestazioni alternative. Al pubblico non vengono offerti i soliti grandi nomi che attingono al bacino nazional-popolare con qualche affiliato, come avviene in tutti i numerosi festival estivi italiani. I veri intenditori, ma bisogna stare attenti alle reciproche scomuniche, possono rallegrarsi con un flusso ininterrotto di eventi musicali e non, integrati fra loro. All’evento della Iulm occorre fare un salto. Si potrà scoprire e trovare "altro" sul serio.
I premi racchiuderanno sei anni, perché «È dal 1999 che è nato un mercato interessante». Dal 2006 il premio sarà annuale. «Personalmente – riprende il professor Canova - sono convinto che quello del videoclip sia un territorio di grande interesse, che non ha ancora avuto l’attenzione che merita dal mondo accademico e culturale. Il premio è un segnale. Anche il videoclip è un elemento essenziale di studio dal punto di vista linguistico, espressivo, comunicazionale ed economico».
Il riconoscimento universitario sosterrà la scoperta di giovani creativi in ogni settore artistico e tecnico della realizzazione di un clip: registi, direttori della fotografia, operatori di ripresa, montatori, producer, autori di soggetti e trattamenti, produttori discografici. I giovani e gli appassionati, incuriositi da queste professioni, potranno mettersi in mostra e avere la possibilità di poter lavorare nel cinema che conta. «La Iulm cerca di essere il punto di riferimento accademico e di ricerca per tutti i linguaggi che sperimentano nei nuovi territori della comunicazione. Spesso il videoclip si colloca dentro questo scenario di ricerca e sperimentazione».
«I videoclip – racconta il professor Gian Battista Canova, che insegna alla Iulm storia e tecnica del linguaggio cinematografico – deriva da identità meticce, che nascono dalla contaminazione di saperi, culture e linguaggi diversi. Sono debitori, in parte, del linguaggio cinematografico, della televisione, musicale e pubblicitario». I film brevi si pongono come i bravi manzoniani vicino ad un crocevia. Aspettano pazienti e poi assorbono stili e suggestioni dai linguaggi ricordati da Canova. Il risultato è una miscela preparata in modo autonomo e originale. «Non è che il videoclip sia originale di per sé, ma vive di contaminazioni. Quando è originale fa nascere rapporti tra la musica e l’immagine, che non si trovano in altri mezzi espressivi contemporanei».
In Italia, paese di festival e kermesse sonore, unici e differenti allo stesso tempo c’è un fiorire di manifestazioni alternative. Al pubblico non vengono offerti i soliti grandi nomi che attingono al bacino nazional-popolare con qualche affiliato, come avviene in tutti i numerosi festival estivi italiani. I veri intenditori, ma bisogna stare attenti alle reciproche scomuniche, possono rallegrarsi con un flusso ininterrotto di eventi musicali e non, integrati fra loro. All’evento della Iulm occorre fare un salto. Si potrà scoprire e trovare "altro" sul serio.
I premi racchiuderanno sei anni, perché «È dal 1999 che è nato un mercato interessante». Dal 2006 il premio sarà annuale. «Personalmente – riprende il professor Canova - sono convinto che quello del videoclip sia un territorio di grande interesse, che non ha ancora avuto l’attenzione che merita dal mondo accademico e culturale. Il premio è un segnale. Anche il videoclip è un elemento essenziale di studio dal punto di vista linguistico, espressivo, comunicazionale ed economico».
Il riconoscimento universitario sosterrà la scoperta di giovani creativi in ogni settore artistico e tecnico della realizzazione di un clip: registi, direttori della fotografia, operatori di ripresa, montatori, producer, autori di soggetti e trattamenti, produttori discografici. I giovani e gli appassionati, incuriositi da queste professioni, potranno mettersi in mostra e avere la possibilità di poter lavorare nel cinema che conta. «La Iulm cerca di essere il punto di riferimento accademico e di ricerca per tutti i linguaggi che sperimentano nei nuovi territori della comunicazione. Spesso il videoclip si colloca dentro questo scenario di ricerca e sperimentazione».
Il thriller italiano è 'Resurrectum'
Sta per uscire il nuovo romanzo ''Resurrectum'' di Gianfranco Nerozzi, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Musicista, scrittore, pittore, cultore di arti marziali, Nerozzi giunge nelle librerie italiane con il secondo capitolo della saga splatter-religiosa, inaugurata lo scorso anno con ''Genia''.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.
Nuove professioni in agricoltura:consulenti on line
METAPONTO – Un proverbio cinese dice che “La vita inizia il giorno in cui si pianta un giardino”. Per costruirsi un proprio angolo verde ci vogliono, però, delle regole. I non esperti da qualche anno possono trovare le risposte alle loro domande grazie ad internet. L’azienda metapontina ‘Dichio Vivai Garden (www.vivaidichio.net) ha deciso di fare un passo in più. Ha messo a disposizione della clientela e delle persone con il pollice verde un servizio di consulenza on-line, che cura e segue un forum e la newsletter. Le nuove generazioni hanno perso progressivamente le conoscenze agricole, trasmesse fino a pochi decenni fa di padre in figlio. Niente paura. Il terreno perso, è proprio il caso di dirlo, potrà essere recuperato grazie alle nuove opportunità offerte dalla Rete.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.
I due consulenti on-line sono gli agronomi Antonio Sagaria ed Emanuele Frangione (esperti paesaggisti e di ecosistemi naturali). Insieme hanno creato la ‘Green Community’, una comunità del verde, un’isola nel mare del web. Dopo l’iscrizione sul sito gli utenti sono costantemente informati sulle ultime novità. Nella pagina del forum si possono visualizzare le prime sezioni già aperte: il florovivaismo e la comunicazione, l’esperto risponde, pubblico e verde.
Qual è, ad esempio, il periodo giusto per fare un giardino? Gli esperti risponderanno che non c'è un periodo giusto in termini assoluti, dipende piuttosto dalle piante scelte. In generale le piante con le radici nude, per esempio gli alberi fruttiferi e i roseti, vanno messe a dimora in inverno, nel periodo tra dicembre e febbraio. Le piante con zolla di terra hanno un periodo più lungo, da ottobre ad aprile. Infine le piante coltivate in vaso si possono piantare sempre, tranne quando il terreno è ghiacciato. I due agronomi stanno già preparando alcune guide alla scelta delle piante corredate anche di foto, mentre altre pubblicazioni sono state inserite sul sito.
Accendi l'azzurro con gli scout bernaldesi
BERNALDA – Una luce piena di speranza sarà accesa oggi e domani per contrastare l'emergenza infanzia in Italia. Quella luce, che non è solo un simbolo, sarà tenuta viva dagli scout bernaldesi. I ragazzi della branca Rover/Scolte, come già accade da alcuni anni, hanno organizzato per oggi e domani un banchetto in corso Umberto I, angolo via Cesare Battisti per presentare l’iniziativa “Accendi l’Azzurro”. Le candele vendute sosterranno l'associazione ‘Telefono Azzurro’ che dal 1987 s’impegna per risolvere i disagi che tormentano il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza.
Gli scout bernaldesi sanno che, anche grazie al loro lavoro svolto con sacrifici e umiltà, sono nati numerosi progetti in cui l'associazione è attiva: ‘Team di Emergenza’ équipe di psicologi a supporto degli operatori, ‘Centro di pronta accoglienza’, che ospita bambini allontanati dalla famiglia, ‘Centri Territoriali’, per un presidio completo del territorio, ‘Progetto Carcere’, un modello d’intervento presso ludoteche e asili nido di numerosi carceri italiani e ‘Progetto scuola’, per la formazione degli insegnanti che seguano bambini in difficoltà. Gli orari in cui trovare gli scout sono: nel pomeriggio dalle 17 alle 20, mentre domani ci saranno anche la mattina dalle 10 alle 13.
Quest'anno le candele di ‘Telefono Azzurro’ faranno avviare un altro intervento: l'estensione a livello nazionale del servizio ‘114 Emergenza Infanzia’. Le candele simbolo di speranza, con la collaborazione di ‘Aurora Assicurazioni’ e ‘La Plastica, la materia intelligente’, saranno offerte in una confezione realizzata in plastica riciclata. L’imballaggio personalizzato con il logo e i numeri di ‘Telefono Azzurro‘, potrà essere riusato come portapenne, mentre il manico si trasforma in un righello o in un segnalibro. Non resta che accendere l'azzurro e illuminare di speranza i diritti dei bambini.
Gli scout bernaldesi sanno che, anche grazie al loro lavoro svolto con sacrifici e umiltà, sono nati numerosi progetti in cui l'associazione è attiva: ‘Team di Emergenza’ équipe di psicologi a supporto degli operatori, ‘Centro di pronta accoglienza’, che ospita bambini allontanati dalla famiglia, ‘Centri Territoriali’, per un presidio completo del territorio, ‘Progetto Carcere’, un modello d’intervento presso ludoteche e asili nido di numerosi carceri italiani e ‘Progetto scuola’, per la formazione degli insegnanti che seguano bambini in difficoltà. Gli orari in cui trovare gli scout sono: nel pomeriggio dalle 17 alle 20, mentre domani ci saranno anche la mattina dalle 10 alle 13.
Quest'anno le candele di ‘Telefono Azzurro’ faranno avviare un altro intervento: l'estensione a livello nazionale del servizio ‘114 Emergenza Infanzia’. Le candele simbolo di speranza, con la collaborazione di ‘Aurora Assicurazioni’ e ‘La Plastica, la materia intelligente’, saranno offerte in una confezione realizzata in plastica riciclata. L’imballaggio personalizzato con il logo e i numeri di ‘Telefono Azzurro‘, potrà essere riusato come portapenne, mentre il manico si trasforma in un righello o in un segnalibro. Non resta che accendere l'azzurro e illuminare di speranza i diritti dei bambini.
Per salvare una vita basta poco
BERNALDA – Un unico ma sentito grazie. La donazione di sangue organizzata dall’Avis per domani, al poliambulatorio dalle 8.30 alle 12.00, sarà un’occasione per ringraziare i volontari. «Il mese scorso - racconta la responsabile dell’associazione di volontariato Deborah Scardillo - ci sono state ben 25 donazioni di sangue. Questo risultato segna una tappa importante nella storia dell’Avis bernaldese».
L’augurio degli avisini bernaldesi è che, oltre a nuovi donatori, la gente sia consapevole e si sforzi di far diventare un’abitudine il “donarsi per donare la vita”. Segno dell’attenzione che l’associazione sta dedicando al paese è la partecipazione di Deborah alla Consulta nazionale, dove è una delle responsabili più giovani.
«L’Avis – continua Scardillo – è partner anche di Telethon. In piazza Plebiscito il 17 e il 18 dicembre prossimi saranno organizzate numerose manifestazioni per la raccolta di fondi per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche». Per organizzare la festa, l’Avis collaborerà con altre associazioni locali.
Hanno già dato la loro adesione i gruppi musicali locali ‘Zero decibel’ e la ‘Krikka Reggae’. I concerti saranno introdotti dalla banda musicale ‘Città di Bernalda’. Sarà organizzata anche un’asta benefica, che metterà in palio un pallone con le firme dei giocatori della Cestistica Touchdown, cd e dvd della ‘Krikka Reggae’, un presepe donato dall’associazione ‘Amici del presepe’ e un quadro regalato da ‘Laboratori culturali’.
L’associazione di Ginosa ‘Vivide!’ devolverà l’incasso della vendita dei suoi quadri a Telethon. Sono previste anche le esibizioni di un gruppo musicale di Montescaglioso, del coro parrocchiale ‘Alleluia’ e stand gastronomici a cura del gruppo ‘Beati gli ultimi’. L’amministrazione comunale sarà partner dell’iniziativa e darà il suo patrocinio. Per altre informazioni o per aderire alle iniziative si può contattare l’Avis grazie all’indirizzo e-mail: comunale.bernalda@avis.it.
L’augurio degli avisini bernaldesi è che, oltre a nuovi donatori, la gente sia consapevole e si sforzi di far diventare un’abitudine il “donarsi per donare la vita”. Segno dell’attenzione che l’associazione sta dedicando al paese è la partecipazione di Deborah alla Consulta nazionale, dove è una delle responsabili più giovani.
«L’Avis – continua Scardillo – è partner anche di Telethon. In piazza Plebiscito il 17 e il 18 dicembre prossimi saranno organizzate numerose manifestazioni per la raccolta di fondi per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche». Per organizzare la festa, l’Avis collaborerà con altre associazioni locali.
Hanno già dato la loro adesione i gruppi musicali locali ‘Zero decibel’ e la ‘Krikka Reggae’. I concerti saranno introdotti dalla banda musicale ‘Città di Bernalda’. Sarà organizzata anche un’asta benefica, che metterà in palio un pallone con le firme dei giocatori della Cestistica Touchdown, cd e dvd della ‘Krikka Reggae’, un presepe donato dall’associazione ‘Amici del presepe’ e un quadro regalato da ‘Laboratori culturali’.
L’associazione di Ginosa ‘Vivide!’ devolverà l’incasso della vendita dei suoi quadri a Telethon. Sono previste anche le esibizioni di un gruppo musicale di Montescaglioso, del coro parrocchiale ‘Alleluia’ e stand gastronomici a cura del gruppo ‘Beati gli ultimi’. L’amministrazione comunale sarà partner dell’iniziativa e darà il suo patrocinio. Per altre informazioni o per aderire alle iniziative si può contattare l’Avis grazie all’indirizzo e-mail: comunale.bernalda@avis.it.
lunedì, novembre 14, 2005
Il dio Lucano conquista Milano
MILANO – Viviamo in un'epoca strana. Il passato diventa sottile e subito dimenticato, ma inconsciamente ne sentiamo la potenza, nel modo in cui parliamo, nei discorsi. C’è dentro le parole e forse anche dentro i nostri pensieri. In quanti si chiedono cosa ci sia dietro l’espressione: Per Giove? Chi è Giove? E il dio Lucano chi è? A quest’ultima domanda può rispondere il prof. Vincenzo Labanca, che oggi alle 18 presenterà nella sala consiliare della zona 4 milanese di via Dell’Oglio, 18 la sua ultima fatica: “La leggenda del dio Lucano”. L’autore sarà presentato da Giovanni Labanca, direttore del periodico ‘Ciao Lucania’, dal professor Carlo Muccio e dall’avvocato Francesco Molfese.
Dopo la trilogia sul Brigantaggio (“Un Brigante chiamato Libero”, “Le Memorie di una Brigantessa” e “L’Ultimo Brigante”), Labanca scrive di Lucano, un dio avvolto nel mito. Figlio di Apollo e di Siris, dopo una serie di avversità divine, tra cui l’insofferenza di Zeus, il dio è costretto a scappare dall’Olimpo degli dei greci. Il suo rifugio diventa una terra sconosciuta e lontana: la Lucania.
Il volume, attraverso un personale riesame della mitologia greca, da Ade ad Afrodite, da Zeus a Poseidone, dal Pelide Achille alla guerra di Troia, inizia dalle nozze di Teti e Peleo. La nascita e la vita di Lucano sono raccontate attraverso grandi tappe. Il “nostro” dio è il cugino sventurato di Achille, suo compagno di studi e di disgrazie. Lucano è preso di mira da Zeus, che vuole vederlo morto, perché i suoi genitori, Apollo e Siris, lo hanno concepito senza il suo consenso.
Aiutato da Efesto e da Eracle riesce a trovare riparo sotto ad uno scudo magico. È la sua prima vittoria. Nasce allora la decisione di far venire alla luce il popolo dei Lucani, che si ritrovano a vivere in un territorio magico, stretto tra il Sirino e il Pollino. Le due montagne diventano il padre e la madre dell’eroe. Zeus, però, non si dà per vinto. Maledice Lucano e tutta la sua discendenza e quindi i Lucani devono subire le ingiustizie destinate al loro padre.
L’autore ricorda di aver conosciuto la storia del dio Lucano dal vecchio indovino Tiresia. Per lui la vita non era un problema, dato che riviveva per sette volte l’esistenza di mortale e si esprimeva unicamente in versi. Il romanzo è stato illustrato da Luca Celano, autore anche del quadro che fa da copertina al libro.
Nell’ultimo lavoro di Labanca la mitologia parla il suo linguaggio. Le espressioni della mitologia, si dice, sono fantasiose, ma lo scrittore non dimentica che la tradizione occidentale affonda le sue radici in quell'intreccio di civiltà che è stata la Grecia, insieme con le sue colonie. È lì che sono nati il nostro modo di pensare e di vedere il mondo, la nostra logica e la nostra filosofia.
Dopo la trilogia sul Brigantaggio (“Un Brigante chiamato Libero”, “Le Memorie di una Brigantessa” e “L’Ultimo Brigante”), Labanca scrive di Lucano, un dio avvolto nel mito. Figlio di Apollo e di Siris, dopo una serie di avversità divine, tra cui l’insofferenza di Zeus, il dio è costretto a scappare dall’Olimpo degli dei greci. Il suo rifugio diventa una terra sconosciuta e lontana: la Lucania.
Il volume, attraverso un personale riesame della mitologia greca, da Ade ad Afrodite, da Zeus a Poseidone, dal Pelide Achille alla guerra di Troia, inizia dalle nozze di Teti e Peleo. La nascita e la vita di Lucano sono raccontate attraverso grandi tappe. Il “nostro” dio è il cugino sventurato di Achille, suo compagno di studi e di disgrazie. Lucano è preso di mira da Zeus, che vuole vederlo morto, perché i suoi genitori, Apollo e Siris, lo hanno concepito senza il suo consenso.
Aiutato da Efesto e da Eracle riesce a trovare riparo sotto ad uno scudo magico. È la sua prima vittoria. Nasce allora la decisione di far venire alla luce il popolo dei Lucani, che si ritrovano a vivere in un territorio magico, stretto tra il Sirino e il Pollino. Le due montagne diventano il padre e la madre dell’eroe. Zeus, però, non si dà per vinto. Maledice Lucano e tutta la sua discendenza e quindi i Lucani devono subire le ingiustizie destinate al loro padre.
L’autore ricorda di aver conosciuto la storia del dio Lucano dal vecchio indovino Tiresia. Per lui la vita non era un problema, dato che riviveva per sette volte l’esistenza di mortale e si esprimeva unicamente in versi. Il romanzo è stato illustrato da Luca Celano, autore anche del quadro che fa da copertina al libro.
Nell’ultimo lavoro di Labanca la mitologia parla il suo linguaggio. Le espressioni della mitologia, si dice, sono fantasiose, ma lo scrittore non dimentica che la tradizione occidentale affonda le sue radici in quell'intreccio di civiltà che è stata la Grecia, insieme con le sue colonie. È lì che sono nati il nostro modo di pensare e di vedere il mondo, la nostra logica e la nostra filosofia.
mercoledì, novembre 09, 2005
L'immondizia selvaggia non può trionfare
BERNALDA – «Basta con le piccole discariche nel centro storico». Il dito dell’amministrazione comunale è puntato contro un classico esempio d’inciviltà: i sacchetti di plastica pieni di rifiuti buttati lungo “fosso Zingari”. In questi giorni i residenti della zona più antica del paese hanno ricevuto una lettera firmata dall’assessore alle politiche ambientali Gregorio Giannini. Il testo non lascia spazio a dubbi: “Il Centro storico (…) viene imbrattato ogni giorno da quanti, con incivile noncuranza, gettano la propria immondizia”.
Non riuscendo a capire le ragioni di un simile gesto, l’assessore scrive che i rifiuti si sono trasformati in un biglietto da visita poco gradevole per gli abitanti e i turisti che visitano il paese. Le immondizie: “Sono responsabili della proliferazione di insetti e animali indesiderati che poi risalgono nel quartiere e determinano spreco di denaro pubblico per la loro bonifica”. Lo scorso aprile per la pulizia dei pendii intorno al quartiere più antico furono spesi 7.500 euro. “Facciamo in modo - termina la lettera - che questa malsana abitudine finisca una volta per sempre. Ai responsabili di questo scempio è ora che tutti quanti insieme diciamo: smettetela”.
I gesti incivili vanno da subito condannati secondo l’assessore, anche perché, se il fenomeno è antico potrebbe comunque far partire nuove e cattive abitudini. Se un "semplice" abbandono di alcuni sacchetti d’immondizia nel fosso può sembrare un argomento inutile su cui discutere, contrariamente va detto che nel quartiere l'episodio ha creato discussioni. «Sinceramente - si sfoga Giannini - dopo sei mesi dalla pulizia rivedere che nulla è cambiato mi ha provocato un moto di rabbia». Tutte le mattine, com’è stato richiesto dall’amministrazione comunale, gli operatori ecologici dell’Alesia stanno facendo una raccolta, quasi porta a porta, dedicata alle persone più anziane. «Se qualcuno ha difficoltà nel raggiungere i cassonetti, può utilizzare i netturbini. Il mio invito è di vigilare, perché non possiamo distribuire su tutto il territorio i vigili urbani. Chiederò alla polizia municipale di fare qualche passaggio in più per cogliere qualcuno sul fatto, ma sono convinto che è una questione di crescita culturale complessiva, piuttosto che di repressione».
Non riuscendo a capire le ragioni di un simile gesto, l’assessore scrive che i rifiuti si sono trasformati in un biglietto da visita poco gradevole per gli abitanti e i turisti che visitano il paese. Le immondizie: “Sono responsabili della proliferazione di insetti e animali indesiderati che poi risalgono nel quartiere e determinano spreco di denaro pubblico per la loro bonifica”. Lo scorso aprile per la pulizia dei pendii intorno al quartiere più antico furono spesi 7.500 euro. “Facciamo in modo - termina la lettera - che questa malsana abitudine finisca una volta per sempre. Ai responsabili di questo scempio è ora che tutti quanti insieme diciamo: smettetela”.
I gesti incivili vanno da subito condannati secondo l’assessore, anche perché, se il fenomeno è antico potrebbe comunque far partire nuove e cattive abitudini. Se un "semplice" abbandono di alcuni sacchetti d’immondizia nel fosso può sembrare un argomento inutile su cui discutere, contrariamente va detto che nel quartiere l'episodio ha creato discussioni. «Sinceramente - si sfoga Giannini - dopo sei mesi dalla pulizia rivedere che nulla è cambiato mi ha provocato un moto di rabbia». Tutte le mattine, com’è stato richiesto dall’amministrazione comunale, gli operatori ecologici dell’Alesia stanno facendo una raccolta, quasi porta a porta, dedicata alle persone più anziane. «Se qualcuno ha difficoltà nel raggiungere i cassonetti, può utilizzare i netturbini. Il mio invito è di vigilare, perché non possiamo distribuire su tutto il territorio i vigili urbani. Chiederò alla polizia municipale di fare qualche passaggio in più per cogliere qualcuno sul fatto, ma sono convinto che è una questione di crescita culturale complessiva, piuttosto che di repressione».
Con 'Noio vulevam savuar (ancor)' Montesano torna al tradizionale avanspettacolo
MILANO – Era il 1956. Nelle sale italiane usciva il film “Totò, Peppino e la malafemmina”. Chi non ricorda le famose battute in piazza Duomo a Milano tra i fratelli Capone e un ‘ghisa’ (vigile) meneghino scambiato per un generale austriaco? Ora quel “Noio vulevam savuar (ancor)” è diventato uno spettacolo di Enrico Montesano in scena fino al 27 novembre al teatro Manzoni.
Lo spettacolo è scritto dallo stesso Montesano con Enrico Vaime e Adriano Vianello. Ogni spettatore è subito coinvolto con gli aforismi (di Brecht, Giolitti e altri), che sono proiettati sulla scena. Dopo le massime compare la famosa scena in bianco e nero del film "Totò, Peppino e la malafemmina", che rilassa il pubblico e lo fa sorridere. Montesano sul palcoscenico si chiede: “Oggi, per esempio, il mondo dove vuole andare? L'uomo dove vuole andare? La complessa e contraddittoria società mondiale, con quello che sta facendo, dove vuole andare?…Se "sa" dove andare!”.
L’attore romano s’interroga se può veramente interessare alla gente comune l’intreccio amoroso tra una velina e un calciatore, se può essere sbandierata la fine di un matrimonio tra una presentatrice televisiva e un atleta. “Sono queste le notizie che interessano alla gente? È così che si pensa di fare spettacolo?”. Allegro, stimolato dalle risate del pubblico, l’attore romano parla, sparla, racconta e sa divertire. Chi sa cos’è stato l’avanspettacolo negli anni di massimo splendore può ritrovare molto delle atmosfere passate. Ci sono le ballerine generose, il dialogo immaginario con Totò, le canzoni che fanno l'occhiolino allo spettatore, la satira, storielle e travestimenti comici.
Nel corso del secondo tempo, sei sagome di legno, che rappresentano altrettanti personaggi della contemporaneità italiana (Romano Prodi, Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli, Luciano Moggi, Maria De Filippi e Bruno Vespa), sono offerte al pubblico. Va in scena il gioco delle palle di pezza, attrazione da luna park e sagre paesane. Gli spettatori attrezzati con morbidi, quasi inoffensivi munizioni fornite dalle ragazze, “si esprimono” sul personaggio che hanno scelto come bersaglio. Montesano da vero mattatore li sostiene nell’abbattimento, lanciando frecciate, perché la parola può abbattere più della spada. I sei “prescelti”, sistemati sulla ribalta dal corpo di ballo, indossano un boa di struzzo attorno al collo e vengono chiamati dall’attore le “soubrettes del nostro quotidiano”. Durante la canzone finale Montesano, dopo mille spiritosaggini, chiede al pubblico: “Non mi lasciate solo”. Chissà se è un invito o un’altra battuta da avanspettacolo.
Lo spettacolo è scritto dallo stesso Montesano con Enrico Vaime e Adriano Vianello. Ogni spettatore è subito coinvolto con gli aforismi (di Brecht, Giolitti e altri), che sono proiettati sulla scena. Dopo le massime compare la famosa scena in bianco e nero del film "Totò, Peppino e la malafemmina", che rilassa il pubblico e lo fa sorridere. Montesano sul palcoscenico si chiede: “Oggi, per esempio, il mondo dove vuole andare? L'uomo dove vuole andare? La complessa e contraddittoria società mondiale, con quello che sta facendo, dove vuole andare?…Se "sa" dove andare!”.
L’attore romano s’interroga se può veramente interessare alla gente comune l’intreccio amoroso tra una velina e un calciatore, se può essere sbandierata la fine di un matrimonio tra una presentatrice televisiva e un atleta. “Sono queste le notizie che interessano alla gente? È così che si pensa di fare spettacolo?”. Allegro, stimolato dalle risate del pubblico, l’attore romano parla, sparla, racconta e sa divertire. Chi sa cos’è stato l’avanspettacolo negli anni di massimo splendore può ritrovare molto delle atmosfere passate. Ci sono le ballerine generose, il dialogo immaginario con Totò, le canzoni che fanno l'occhiolino allo spettatore, la satira, storielle e travestimenti comici.
Nel corso del secondo tempo, sei sagome di legno, che rappresentano altrettanti personaggi della contemporaneità italiana (Romano Prodi, Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli, Luciano Moggi, Maria De Filippi e Bruno Vespa), sono offerte al pubblico. Va in scena il gioco delle palle di pezza, attrazione da luna park e sagre paesane. Gli spettatori attrezzati con morbidi, quasi inoffensivi munizioni fornite dalle ragazze, “si esprimono” sul personaggio che hanno scelto come bersaglio. Montesano da vero mattatore li sostiene nell’abbattimento, lanciando frecciate, perché la parola può abbattere più della spada. I sei “prescelti”, sistemati sulla ribalta dal corpo di ballo, indossano un boa di struzzo attorno al collo e vengono chiamati dall’attore le “soubrettes del nostro quotidiano”. Durante la canzone finale Montesano, dopo mille spiritosaggini, chiede al pubblico: “Non mi lasciate solo”. Chissà se è un invito o un’altra battuta da avanspettacolo.
Il thriller italiano è 'Resurrectum'
Sta per uscire il nuovo romanzo ''Resurrectum'' di Gianfranco Nerozzi, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Musicista, scrittore, pittore, cultore di arti marziali, Nerozzi giunge nelle librerie italiane con il secondo capitolo della saga splatter-religiosa, inaugurata lo scorso anno con ''Genia''.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.
Montagna Sacra in Arizona. Un team di astronomi gesuiti capta dei segnali da una cometa che ha un’incredibile luminosità. Si tratta di una trasmissione radiofonica del lontano 1939. Si capisce chiaramente che è la voce di Hitler ad un raduno nazista di massa, unita a spirali di colore che forse celano un messaggio digitale. La formula crittigrafica delle proporzioni divine permette di tradurre quei segnali in un codice genetico speciale. È un Dna che non sembra appartenere agli esseri umani, lo stesso ricavato dalla Sacra Sindone e di cui il Vaticano non ha mai parlato.
Il mistero però, s’infittisce. Il Dna è lo stesso di una ragazzina di sedici anni, vittima di uno stupro. Sembra una profezia. Che cosa lega questo lontano messaggio ai disegni apocalittici rinvenuti in un cimitero di neonati decapitati? Cos'è l'antico crittogramma scoperto da un prete escorcista tra le macerie di Megiddo, dove avrà luogo Armageddon, la battaglia finale fra il bene e il male? Forse si preannuncia un Armageddon, una battaglia finale fra il bene e il male? Protagonista di questa oscura vicenda Romeo Gaslini, comandante dell'Interpol, forse non sa rispondere a queste domande, ma almeno un caso deve risolverlo: scoprire chi è perché uccide i neonati, uno ogni quattro mesi nell'arco di due anni. Prima che sia troppo tardi per chi gli sta accanto. E per il resto dell'umanità.
Nerozzi è il padre di una nuova e sconvolgente dimensione del thriller italiano, non più un genere letterario, ma un'emozione: personaggi vittime dei sentimenti, e la vittima è l'altra faccia dell'eroe, la sua metà oscura.
lunedì, novembre 07, 2005
Rocky horror arrivederci al 2008
MILANO – Signori si chiude, ma non è un addio, piuttosto un arrivederci. L’ultimo atto del «The Rocky horror show» sta andando in scena a Milano al Teatro Ciak fino al 13 novembre. Le repliche sono tutte esaurite. A 32 anni dal debutto a Londra, dopo ben dieci anni ininterrotti di tour con oltre duemila spettacoli in tutta Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo, chiude i battenti quello che è stato definito “la madre di tutti i musical”.
Il ritorno di uno degli spettacoli culto per eccellenza è previsto per il 2008. Lo ha annunciato il produttore Bodo Mackenbruck, spiegando che lo stesso Richard O’ Brien, che nel 1973 scrisse il musical più trasgressivo degli ultimi decenni, «ha deciso di rimetterci mano per rinfrescarlo un po’». Protagonista dello spettacolo nei panni dell’eccentrico travestito Frank ‘N’ Furter, è proprio Bob Simon.
A Milano, che ha il record nazionale delle repliche (237 sulle 500 totali), il musical mito degli anni Settanta è ancora amato da molti e affezionatissimi sostenitori, che l’hanno visto centinaia di volte. Gli ammiratori sono bravi nel diventare attori dello spettacolo stesso, grazie al travestimento, che è la norma di vita dell’opera rock di Richard O’ Brien. Il teatro Ciak è stato preparato in stile ‘Rocky Horror’, con luci, valigie e costumi, specchi, rossetti, calze a rete, riso e carta appesi al soffitto e alle pareti. Ogni accessorio è pronto da staccare e indossare per trasformarsi in ‘Transylvani’ e ballare il ‘Time warp’ sotto il palco.
Il ‘Rocky Horror Show’, anche grazie alla mitica versione cinematografica, interpretata da Susan Sarandon e dallo stesso Richard O’ Brien, ha fatto nascere, fin dal principio, un vero e proprio culto interattivo. L’esplosione avvenne al ‘Weaverly Theatre’ di New York, quando il film fu proiettato per la prima volta come spettacolo di mezzanotte. La tradizione a Milano rivive ogni venerdì, al cinema Mexico, dove nessuno, ormai, si stupisce, vedendo arrivare molti spettatori travestiti come i protagonisti del musical.
Chi assiste almeno una volta alla ‘cerimonia’ del ‘Rocky Horror Show’ sa che si deve arrivare preparati. Serve la pistola ad acqua, per usarla quando c’è la tempesta; un giornale, per ripararsi dalla pioggia; una torcia, da accendere al momento di ‘There’s a light over at Frankestein place’; carta igienica quando nasce il mostro Rocky e riso, da lanciare quando Frank e Rocky si sposano. Difficilissimo, poi, restare seduti sulle note del ‘The time warp’, il balletto demenziale dei ‘Transylvani’.
Per le ultime repliche e per la festa finale con l’asta dei costumi di scena e dei ‘memorabilia’, condotta da Enrico Bertolino, sono già stati venduti quasi tutti gli 11mila biglietti. Ci sono richieste anche da Francia, Germania e Olanda. Il ricavato dell’asta sarà devoluto alle associazioni ‘Save the children’ e alla ‘Vida’. Ebbene, "Non sognatelo, fatelo", come ci sembra dire la morale di questa favola moderna.
Il ritorno di uno degli spettacoli culto per eccellenza è previsto per il 2008. Lo ha annunciato il produttore Bodo Mackenbruck, spiegando che lo stesso Richard O’ Brien, che nel 1973 scrisse il musical più trasgressivo degli ultimi decenni, «ha deciso di rimetterci mano per rinfrescarlo un po’». Protagonista dello spettacolo nei panni dell’eccentrico travestito Frank ‘N’ Furter, è proprio Bob Simon.
A Milano, che ha il record nazionale delle repliche (237 sulle 500 totali), il musical mito degli anni Settanta è ancora amato da molti e affezionatissimi sostenitori, che l’hanno visto centinaia di volte. Gli ammiratori sono bravi nel diventare attori dello spettacolo stesso, grazie al travestimento, che è la norma di vita dell’opera rock di Richard O’ Brien. Il teatro Ciak è stato preparato in stile ‘Rocky Horror’, con luci, valigie e costumi, specchi, rossetti, calze a rete, riso e carta appesi al soffitto e alle pareti. Ogni accessorio è pronto da staccare e indossare per trasformarsi in ‘Transylvani’ e ballare il ‘Time warp’ sotto il palco.
Il ‘Rocky Horror Show’, anche grazie alla mitica versione cinematografica, interpretata da Susan Sarandon e dallo stesso Richard O’ Brien, ha fatto nascere, fin dal principio, un vero e proprio culto interattivo. L’esplosione avvenne al ‘Weaverly Theatre’ di New York, quando il film fu proiettato per la prima volta come spettacolo di mezzanotte. La tradizione a Milano rivive ogni venerdì, al cinema Mexico, dove nessuno, ormai, si stupisce, vedendo arrivare molti spettatori travestiti come i protagonisti del musical.
Chi assiste almeno una volta alla ‘cerimonia’ del ‘Rocky Horror Show’ sa che si deve arrivare preparati. Serve la pistola ad acqua, per usarla quando c’è la tempesta; un giornale, per ripararsi dalla pioggia; una torcia, da accendere al momento di ‘There’s a light over at Frankestein place’; carta igienica quando nasce il mostro Rocky e riso, da lanciare quando Frank e Rocky si sposano. Difficilissimo, poi, restare seduti sulle note del ‘The time warp’, il balletto demenziale dei ‘Transylvani’.
Per le ultime repliche e per la festa finale con l’asta dei costumi di scena e dei ‘memorabilia’, condotta da Enrico Bertolino, sono già stati venduti quasi tutti gli 11mila biglietti. Ci sono richieste anche da Francia, Germania e Olanda. Il ricavato dell’asta sarà devoluto alle associazioni ‘Save the children’ e alla ‘Vida’. Ebbene, "Non sognatelo, fatelo", come ci sembra dire la morale di questa favola moderna.
La trama del The Rocky horror show
Lo spettacolo racconta l'allucinante avventura di una coppia, Brad e Janet, in visita al loro insegnante di un tempo, il dottor Evrett Scott. Mentre sono in viaggio bucano una gomma ed un violento temporale li costringe a raggiungere, a piedi, un castello nelle vicinanze, Frankestein Place. Una strana creatura, Riff Raff, apre loro la porta.
Janet rabbrividisce quando vede gli altri incredibili abitanti della casa farsi loro incontro: Magenta, Columbia e Frank, la Regina originaria della transessuale Transilvania. Frank sta costruendo un uomo, un bel ragazzo biondo che egli chiama Rocky, alla cui nascita invita i suoi disorientati ospiti. Quando Eddy, il donatore degli organi per Rocky, cerca di interrompere la cerimonia, Frank lo elimina immediatamente. Durante la notte Frank seduce prima Janet, poi Brad, intanto Rocky scappa e comincia così una concitata ricerca.
Riff Raff annuncia l'arrivo del dottor Evrett Scott, che è alla ricerca di suo nipote Eddy. Il dottor Scott lavora per il governo con l'incarico di respingere gli alieni. Racconta a Janet e Brad la vera identità di Frank. Proprio lui, però, riesce a neutralizzare il dottore, Janet e Brad, Columbia e Rocky e annuncia uno spettacolo per mezzanotte. Ma Riff Raff e Magenta accusano Frank di avere fallito: vogliono tornare sul loro pianeta d'origine. Dopo aver ucciso Columbia, Frank e Rocky, fanno ritorno con il castello al pianeta dei transessuali nella galassia di Transilvania. Il dottor Scott, Janet e Brad restano soli, circondati solo dal vento.
Janet rabbrividisce quando vede gli altri incredibili abitanti della casa farsi loro incontro: Magenta, Columbia e Frank, la Regina originaria della transessuale Transilvania. Frank sta costruendo un uomo, un bel ragazzo biondo che egli chiama Rocky, alla cui nascita invita i suoi disorientati ospiti. Quando Eddy, il donatore degli organi per Rocky, cerca di interrompere la cerimonia, Frank lo elimina immediatamente. Durante la notte Frank seduce prima Janet, poi Brad, intanto Rocky scappa e comincia così una concitata ricerca.
Riff Raff annuncia l'arrivo del dottor Evrett Scott, che è alla ricerca di suo nipote Eddy. Il dottor Scott lavora per il governo con l'incarico di respingere gli alieni. Racconta a Janet e Brad la vera identità di Frank. Proprio lui, però, riesce a neutralizzare il dottore, Janet e Brad, Columbia e Rocky e annuncia uno spettacolo per mezzanotte. Ma Riff Raff e Magenta accusano Frank di avere fallito: vogliono tornare sul loro pianeta d'origine. Dopo aver ucciso Columbia, Frank e Rocky, fanno ritorno con il castello al pianeta dei transessuali nella galassia di Transilvania. Il dottor Scott, Janet e Brad restano soli, circondati solo dal vento.
Corso Umberto I sarà invaso dalle bici
BERNALDA – Entro fine anno un esercito di biciclette invaderà corso Umberto I. Ad utilizzare le due ruote saranno, si spera, soprattutto gli studenti. Un’anticipazione del futuro piano urbano del traffico, redatto dall’ingegnere materano Pierfrancesco Pellecchia, sta per essere approvata dalla giunta comunale. Si partirà a piccoli passi con la realizzazione di una pista ciclabile, che collegherà il quartiere conosciuto come ‘Bernalda nuova’ alle scuole di Matine Angeliche, via Anacreonte e via Marconi. «La pista larga 2,5 metri – spiega l’assessore all’ambiente Giannini - sarà separata da un cordolo e dalla segnaletica orizzontale e verticale. Le bici, però, dovranno andare solo lì, evitando di sfrecciare tra la gente. La prima fase del piano è stata voluta fortemente e condivisa dal vice sindaco e assessore alla viabilità Nunzio Viggiano».
A Metaponto è stato completato, con la sistemazione del verde, anche l’altra pista ‘lato Bradano’ lunga circa 500 metri. Il sottopassaggio in costruzione della stazione ferroviaria sarà attraversabile con la bici e si collegherà con la pista già esistente, che arriva fino all’ingresso del lido. L’amministrazione comunale sta pensando di prolungare la via preferenziale per le due ruote dalla stazione fino al borgo. In totale saranno tre i chilometri che il Comune dedicherà ai ciclisti.
«Il nostro obiettivo – continua l’assessore – è migliorare la qualità urbana, abbattendo l’inquinamento e regolando il traffico veicolare. Vogliamo favorire una mobilità sostenibile, creando spazi di aggregazione sociale». Corso Umberto I diventerà a senso unico nel tratto compreso tra via Cairoli - Nuova Camarda e viale della Resistenza – Zaccagnini. Le vie laterali di accesso alla principale strada del paese saranno chiuse. Lì saranno istallate le rastrelliere per le bici.
Una successiva regolamentazione viaria riguarderà i due quartieri divisi da corso Umberto I. Le strade saranno rese a senso unico alternato: «Cercheremo di favorire la circolazione dei residenti, - spiega Giannini - scoraggiando l’attraversamento delle auto di passaggio». I bernaldesi saranno avvisati con manifesti e incontri pubblici, prima di dare il via alla prima fase del piano urbano del traffico. Alle eventuali critiche che potrebbero sollevare i commercianti, l’assessore risponde citando i dati statistici, che certificano l’aumento delle vendite, quando c’è l’isola pedonale. Altre anteprime sul futuro piano del traffico riguardano Metaponto, dove sarà tenuta in conto l’esigenza di creare un altro ingresso per il lido e i parcheggi d’interscambio.
A Metaponto è stato completato, con la sistemazione del verde, anche l’altra pista ‘lato Bradano’ lunga circa 500 metri. Il sottopassaggio in costruzione della stazione ferroviaria sarà attraversabile con la bici e si collegherà con la pista già esistente, che arriva fino all’ingresso del lido. L’amministrazione comunale sta pensando di prolungare la via preferenziale per le due ruote dalla stazione fino al borgo. In totale saranno tre i chilometri che il Comune dedicherà ai ciclisti.
«Il nostro obiettivo – continua l’assessore – è migliorare la qualità urbana, abbattendo l’inquinamento e regolando il traffico veicolare. Vogliamo favorire una mobilità sostenibile, creando spazi di aggregazione sociale». Corso Umberto I diventerà a senso unico nel tratto compreso tra via Cairoli - Nuova Camarda e viale della Resistenza – Zaccagnini. Le vie laterali di accesso alla principale strada del paese saranno chiuse. Lì saranno istallate le rastrelliere per le bici.
Una successiva regolamentazione viaria riguarderà i due quartieri divisi da corso Umberto I. Le strade saranno rese a senso unico alternato: «Cercheremo di favorire la circolazione dei residenti, - spiega Giannini - scoraggiando l’attraversamento delle auto di passaggio». I bernaldesi saranno avvisati con manifesti e incontri pubblici, prima di dare il via alla prima fase del piano urbano del traffico. Alle eventuali critiche che potrebbero sollevare i commercianti, l’assessore risponde citando i dati statistici, che certificano l’aumento delle vendite, quando c’è l’isola pedonale. Altre anteprime sul futuro piano del traffico riguardano Metaponto, dove sarà tenuta in conto l’esigenza di creare un altro ingresso per il lido e i parcheggi d’interscambio.
I vasi dei fiori spariranno dai marciapiedi di Bernalda
BERNALDA - «Il Comune non vuole assolutamente eliminare le fioriere da Corso Umberto, figuriamoci!». L’assessore Gregorio Giannini è deciso su questo punto. Per rispondere alle critiche che sono state mosse all’amministrazione pubblica, chiarisce che: «Abbiamo deciso di eliminare i vasi di fiori e le piante ornamentali, che possono essere d’intralcio ai pedoni e ai diversamente abili. Il problema è sentito soprattutto nelle strade interne del paese, dove ci sono marciapiedi più stretti».
Le incomprensioni si sono susseguite da quando nei giorni scorsi, in più punti del paese, è stato distribuito e anche affisso un avviso pubblico, firmato dal comandante della polizia municipale capitano Giovanni Marsiglia. I cittadini di Bernalda e Metaponto sono stati invitati a rimuovere entro il 15 dicembre i vasi appoggiati sui marciapiedi. Si vuole favorire, con questo provvedimento, il facile passaggio dei pedoni, eliminando, nello stesso tempo, le condizioni di pericolo. L’avviso ricorda, inoltre, che l’arredo urbano “rimane a carico dell’amministrazione comunale”. I cittadini disubbidienti potrebbero pagare una sanzione che va da 35 a 143 euro e saranno obbligati al ripristino dei luoghi a proprie spese.
La proposta dell’assessore è di sanare l’attuale situazione, prevenendo nuovi pericoli, con la richiesta di un’autorizzazione al posizionamento dei vasi «Potremo in tal modo sapere la collocazione delle fioriere o indicarla noi stessi». In futuro se qualcuno volesse ancora protestare, potrebbe dirlo almeno con un fiore.
Le incomprensioni si sono susseguite da quando nei giorni scorsi, in più punti del paese, è stato distribuito e anche affisso un avviso pubblico, firmato dal comandante della polizia municipale capitano Giovanni Marsiglia. I cittadini di Bernalda e Metaponto sono stati invitati a rimuovere entro il 15 dicembre i vasi appoggiati sui marciapiedi. Si vuole favorire, con questo provvedimento, il facile passaggio dei pedoni, eliminando, nello stesso tempo, le condizioni di pericolo. L’avviso ricorda, inoltre, che l’arredo urbano “rimane a carico dell’amministrazione comunale”. I cittadini disubbidienti potrebbero pagare una sanzione che va da 35 a 143 euro e saranno obbligati al ripristino dei luoghi a proprie spese.
La proposta dell’assessore è di sanare l’attuale situazione, prevenendo nuovi pericoli, con la richiesta di un’autorizzazione al posizionamento dei vasi «Potremo in tal modo sapere la collocazione delle fioriere o indicarla noi stessi». In futuro se qualcuno volesse ancora protestare, potrebbe dirlo almeno con un fiore.
Le nuove cariche sociali acliste
BERNALDA – Il nuovo quadriennio del circolo Acli bernaldese sarà segnato da una parola forte: l’incontro. L’impegno del riconfermato presidente Emanuele Brescia è di allargare gli orizzonti, mettendo in comune e in circolo i saperi, le esperienze maturate nei tanti contesti sociali frequentati dalle Acli, partendo da quelli più poveri e marginali. «Non sempre il mondo cattolico - ammette Brescia - riesce ad essere vicino alle nuove povertà».
Nell’ultima riunione di circolo sono stati assegnati gli incarichi ai membri della presidenza: Cosimo Basile (settore pensionati), Leonardo Braico (rapporto con enti e associazioni), Roberto Forcillo (artigianato), Francesco Gallitelli (lavoro precario), Bernardino Giangippoli (agricoltura), Carlo Montesano (disagio giovanile e disabilità), Giovanni Oliva (beni culturali), Silvia Vena (gioventù aclista). I revisori dei conti sono: Vincenzo Calabrese, decano degli aclisti, Bernardino Dibiase, collaboratore della Caritas e Antonio Portarulo. Al presidente Brescia rimane la delega alla comunicazione.
«Il nostro congresso – continua il responsabile aclista – è stato uno dei più affollati nella provincia di Matera. Il dato è eloquente. Abbiamo lavorato bene e la prospettiva che noi suggeriamo è molto convincente». Le Acli presenteranno a dicembre il primo, di tre volumi, sul calcio bernaldese, edito dalla Arduino Sacco di Bella (Pz). L’opera è stata scritta dal socio Mario Narciso, portiere e poi allenatore per tanti anni di intere generazioni di ragazzi. «Le Acli - anticipa Brescia – saranno in prima fila insieme alla Regione Basilicata per presentare l’opera. È un impegno che ci siamo assunti da molto tempo».
Nelle prossime settimane sarà convocato un altro incontro per raccogliere le proposte che verranno dai nuovi delegati e stabilire insieme il programma delle iniziative future. «Ho voluto riconfermare – conclude Brescia – il gruppo che mi ha seguito negli anni scorsi. Vogliamo contare per quello che siamo e saremo un pungolo per l’amministrazione. Il circolo si confermerà come il luogo del dibattito sulle problematiche del territorio».
Nell’ultima riunione di circolo sono stati assegnati gli incarichi ai membri della presidenza: Cosimo Basile (settore pensionati), Leonardo Braico (rapporto con enti e associazioni), Roberto Forcillo (artigianato), Francesco Gallitelli (lavoro precario), Bernardino Giangippoli (agricoltura), Carlo Montesano (disagio giovanile e disabilità), Giovanni Oliva (beni culturali), Silvia Vena (gioventù aclista). I revisori dei conti sono: Vincenzo Calabrese, decano degli aclisti, Bernardino Dibiase, collaboratore della Caritas e Antonio Portarulo. Al presidente Brescia rimane la delega alla comunicazione.
«Il nostro congresso – continua il responsabile aclista – è stato uno dei più affollati nella provincia di Matera. Il dato è eloquente. Abbiamo lavorato bene e la prospettiva che noi suggeriamo è molto convincente». Le Acli presenteranno a dicembre il primo, di tre volumi, sul calcio bernaldese, edito dalla Arduino Sacco di Bella (Pz). L’opera è stata scritta dal socio Mario Narciso, portiere e poi allenatore per tanti anni di intere generazioni di ragazzi. «Le Acli - anticipa Brescia – saranno in prima fila insieme alla Regione Basilicata per presentare l’opera. È un impegno che ci siamo assunti da molto tempo».
Nelle prossime settimane sarà convocato un altro incontro per raccogliere le proposte che verranno dai nuovi delegati e stabilire insieme il programma delle iniziative future. «Ho voluto riconfermare – conclude Brescia – il gruppo che mi ha seguito negli anni scorsi. Vogliamo contare per quello che siamo e saremo un pungolo per l’amministrazione. Il circolo si confermerà come il luogo del dibattito sulle problematiche del territorio».
Elezioni di circolo per le Acli bernaldesi
BERNALDA – Le Acli, l’associazione cattolica dei lavoratori, rinnova oggi le proprie cariche associative. Alle 16, dopo il discorso del presidente uscente Emanuele Brescia, i soci eleggeranno il nuovo responsabile del circolo, il consiglio e cinque delegati per il congresso provinciale del prossimo 30 ottobre. Brescia, che si candida per essere rieletto, ha racchiuso in uno slogan il programma dei prossimi quattro anni: ‘Vicino ai bisogni degli ultimi’.
Le Acli, nate come esperienza di popolo, possono ancora oggi secondo il responsabile bernaldese favorire processi di partecipazione dal basso. In questi anni l’associazione ha cercato di essere presente sul territorio, vicina ai problemi e alle esperienze della gente. La politica, la compartecipazione e l’impegno sono stati considerati un processo, prima che una capacità.
Nel suo discorso Brescia affronterà i problemi legati allo sviluppo economico del territorio, ricordando che nell’ultimo quadriennio l’impegno aclista è stato costante in molti campi dal sociale allo sport. «In questo momento - ricorda Brescia - c’è molta povertà, nascosta, ma vissuta dignitosamente dalla gente». L’idea del responsabile è di uscire dalla logica del tamponamento o dell’emergenza, sapendo fare azione sociale.
La povertà nel territorio della provincia di Matera esiste. Lo dicono le cifre degli assistiti della Caritas, le domande per le case popolari, i tanti pasti caldi preparati dai volontari. Oggi il povero non è più soltanto il senza dimora, l'assistito cronico dei servizi sociali, il "reddito zero", il dipendente da sostanze, ma spesso povero è la persona cosiddetta "normale", travolta da un evento drammatico come la perdita del lavoro o da una malattia grave in famiglia. «La nostra azione si concentrerà verso gli anziani e le famiglie meno abbienti - conclude Brescia - non dimenticando di consolidare il nostro movimento». Il radicamento territoriale delle Acli continuerà, quindi, nel solco di una nuova assunzione di responsabilità e interrogandosi sul futuro che si vuole per il paese.
Le Acli, nate come esperienza di popolo, possono ancora oggi secondo il responsabile bernaldese favorire processi di partecipazione dal basso. In questi anni l’associazione ha cercato di essere presente sul territorio, vicina ai problemi e alle esperienze della gente. La politica, la compartecipazione e l’impegno sono stati considerati un processo, prima che una capacità.
Nel suo discorso Brescia affronterà i problemi legati allo sviluppo economico del territorio, ricordando che nell’ultimo quadriennio l’impegno aclista è stato costante in molti campi dal sociale allo sport. «In questo momento - ricorda Brescia - c’è molta povertà, nascosta, ma vissuta dignitosamente dalla gente». L’idea del responsabile è di uscire dalla logica del tamponamento o dell’emergenza, sapendo fare azione sociale.
La povertà nel territorio della provincia di Matera esiste. Lo dicono le cifre degli assistiti della Caritas, le domande per le case popolari, i tanti pasti caldi preparati dai volontari. Oggi il povero non è più soltanto il senza dimora, l'assistito cronico dei servizi sociali, il "reddito zero", il dipendente da sostanze, ma spesso povero è la persona cosiddetta "normale", travolta da un evento drammatico come la perdita del lavoro o da una malattia grave in famiglia. «La nostra azione si concentrerà verso gli anziani e le famiglie meno abbienti - conclude Brescia - non dimenticando di consolidare il nostro movimento». Il radicamento territoriale delle Acli continuerà, quindi, nel solco di una nuova assunzione di responsabilità e interrogandosi sul futuro che si vuole per il paese.
Nuove strade nel centro storico bernaldese
BERNALDA – Tutte le strade interne del centro storico stanno per cambiare volto. Sono partiti in questi giorni i lavori per sostituire e sistemare le pietre consumate dal tempo o quelle sconnesse. La pavimentazione del borgo antico ha bisogno di essere controllata periodicamente, per evitare ai numerosi residenti anziani, cadute o infortuni più gravi. Le prime strade interessate dai lavori sono via Muratori ed Eraclea, che evidenziavano in diverse parti un fondo irregolare. Le pietre da sostituire sono state segnate con uno spray di colore rosso, mentre il tratto interessato dai lavori è segnalato e chiuso, in entrambi i sensi, al traffico.
«Dopo una ricognizione per le vie, abbiamo dato inizio ai lavori – riferisce Francesco Gioia assessore ai lavori pubblici – sostituendo le pietre con altre comunque idonee per il centro storico». Il rimpiazzo delle pietre dovrebbe terminare entro due mesi. Il condizionale è d’obbligo, perché molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. «I lavori, finanziati con fondi comunali, – continua l’assessore - non toccheranno per il momento piazza san Bernardino».
L’attenzione dell’amministrazione comunale per la sicurezza della viabilità non si è concentrata esclusivamente sul centro storico. «Abbiamo sanato – racconta Gioia – tutte le emergenze emerse tra Bernalda e Metaponto, portando a termine il nostro secondo progetto. Altri interventi erano già stati realizzati pochi mesi dopo il nostro insediamento». In alcuni punti, ad esempio vicino alla scuola elementare di via Marconi, il vecchio asfalto è stato rimosso e sostituito con il nuovo, per evitare che il livello stradale e quello del marciapiede coincidessero. Altri tratti lungo le vie Lomonaco, Maffei, Verdi e Pompei sono stati completamente riasfaltati. «Abbiamo intenzione – conclude l’assessore – d’inserire nel prossimo bilancio del 2006 una terza fase di riqualificazione delle strade».
«Dopo una ricognizione per le vie, abbiamo dato inizio ai lavori – riferisce Francesco Gioia assessore ai lavori pubblici – sostituendo le pietre con altre comunque idonee per il centro storico». Il rimpiazzo delle pietre dovrebbe terminare entro due mesi. Il condizionale è d’obbligo, perché molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. «I lavori, finanziati con fondi comunali, – continua l’assessore - non toccheranno per il momento piazza san Bernardino».
L’attenzione dell’amministrazione comunale per la sicurezza della viabilità non si è concentrata esclusivamente sul centro storico. «Abbiamo sanato – racconta Gioia – tutte le emergenze emerse tra Bernalda e Metaponto, portando a termine il nostro secondo progetto. Altri interventi erano già stati realizzati pochi mesi dopo il nostro insediamento». In alcuni punti, ad esempio vicino alla scuola elementare di via Marconi, il vecchio asfalto è stato rimosso e sostituito con il nuovo, per evitare che il livello stradale e quello del marciapiede coincidessero. Altri tratti lungo le vie Lomonaco, Maffei, Verdi e Pompei sono stati completamente riasfaltati. «Abbiamo intenzione – conclude l’assessore – d’inserire nel prossimo bilancio del 2006 una terza fase di riqualificazione delle strade».
La Soms fa festa tra ricordi e riflessioni
BERNALDA – Ogni primo novembre il passato e il presente della società Operaia di Mutuo Soccorso si mescolano tra ricordi e riflessioni. Il presidente dell’antico sodalizio prof. Angelo Tataranno ha fatto notare che «Il cemento vero sia il culto particolare per i defunti e il contributo anche silenzioso che molti offrono gratuitamente». Non manca alla Soms l’apertura internazionale. Da qualche tempo la sede è frequentata da un giovane albanese, Vaso e da Angelo un bambino cinese, diventato la piccola mascotte. «Angelo viene qui – racconta Tataranno - tutte le sere ed impara l’italiano e un po’ il dialetto. Tutti i soci sono diventati i suoi nonni adottivi e a volte giocano a scopa con lui». Prima dell’inaugurazione della mostra ‘I soci calciatori’, sono stati distribuiti i diplomi di benemerenza a: Antonio Palazzo, Aurelio Rizzo, Cosimo Damiano Russo e Rocco Panico. In sala erano presenti oltre a molti soci, la moglie e la figlia del socio onorario Luigi Dell’Osso, il docente universitario Pio Rasulo, socio onorario dal 1994 e la signorina Bianca Margherita.
Sempre pensando al legame forte con la Società, il consiglio ha deciso di nominare presidente onorario Domenico Delicio, che non è mai voluto mancare all’inaugurazione dell’anno sociale. Per l’occasione sono stati messi da parte i risentimenti reciproci tra Tataranno e Delicio, suggellando la pace con un abbraccio e una stretta di mano. Proprio questo gesto è uno dei simboli della società operaia. «Il legame forte di Delicio – ha ribadito il presidente – lo vogliamo assumere, come esempio di attaccamento all'istituzione, così forte da non spezzarsi neanche dopo mezzo secolo».
La targa ricorda l’instancabile azione del presidente onorario che ha affermato sempre “i principi di solidarietà e mutuo soccorso”. Prendendo la parola, Delicio ha voluto chiamare fratelli i soci, come si faceva un tempo, «perché era tale il sentimento d’affetto e di considerazione». Non sono mancati i ringraziamenti al presidente e all’amministrazione comunale per come sta lavorando, anche se l’auspicio è di migliorarsi sempre di più «dando maggior risalto e importanza alla nostra città». Il cappellano Mons. Domenico D’Elia, dopo gli auguri di buona salute per i soci, ha voluto ricordare che: «L’essere città richiede civiltà, perché non è il titolo, quanto la civiltà che ci onora. Impegniamoci tutti perché chi viene a Bernalda si accorga di essere tra gente civile».
Nel suo intervento conclusivo il primo cittadino Francesco Renna ha sottolineato che, soltanto stando insieme, «possiamo fare del bene a questa nostra città e far sorgere nei bernaldesi quel piccolo orgoglio di esserlo, senza campanilismi». Non è mancato l’invito ai giovani, perché s’impegnino al meglio per il loro paese. L’amministrazione si sta già impegnandosi per loro rendendo: «Corso Umberto il salotto buono del paese con una pista ciclabile che collegherà le scuole». La cerimonia si è poi conclusa con dolci, fichi secchi, vermouth e la distribuzione di rose rosse alle donne presenti.
Sempre pensando al legame forte con la Società, il consiglio ha deciso di nominare presidente onorario Domenico Delicio, che non è mai voluto mancare all’inaugurazione dell’anno sociale. Per l’occasione sono stati messi da parte i risentimenti reciproci tra Tataranno e Delicio, suggellando la pace con un abbraccio e una stretta di mano. Proprio questo gesto è uno dei simboli della società operaia. «Il legame forte di Delicio – ha ribadito il presidente – lo vogliamo assumere, come esempio di attaccamento all'istituzione, così forte da non spezzarsi neanche dopo mezzo secolo».
La targa ricorda l’instancabile azione del presidente onorario che ha affermato sempre “i principi di solidarietà e mutuo soccorso”. Prendendo la parola, Delicio ha voluto chiamare fratelli i soci, come si faceva un tempo, «perché era tale il sentimento d’affetto e di considerazione». Non sono mancati i ringraziamenti al presidente e all’amministrazione comunale per come sta lavorando, anche se l’auspicio è di migliorarsi sempre di più «dando maggior risalto e importanza alla nostra città». Il cappellano Mons. Domenico D’Elia, dopo gli auguri di buona salute per i soci, ha voluto ricordare che: «L’essere città richiede civiltà, perché non è il titolo, quanto la civiltà che ci onora. Impegniamoci tutti perché chi viene a Bernalda si accorga di essere tra gente civile».
Nel suo intervento conclusivo il primo cittadino Francesco Renna ha sottolineato che, soltanto stando insieme, «possiamo fare del bene a questa nostra città e far sorgere nei bernaldesi quel piccolo orgoglio di esserlo, senza campanilismi». Non è mancato l’invito ai giovani, perché s’impegnino al meglio per il loro paese. L’amministrazione si sta già impegnandosi per loro rendendo: «Corso Umberto il salotto buono del paese con una pista ciclabile che collegherà le scuole». La cerimonia si è poi conclusa con dolci, fichi secchi, vermouth e la distribuzione di rose rosse alle donne presenti.
La Società Operaia festeggia 127 anni
BERNALDA - Le candeline su una torta tanto grande, quanto immaginaria saranno 127. Domani la Società Operaia di Mutuo Soccorso intitolata a "Luigi Dell'Osso e Angelo Lorito", fondata nel 1879, festeggerà, appunto, il suo 127° anno sociale. Nella sua ultracentenaria attività la Soms bernaldese ha valorizzato la funzione di promozione sociale, di servizio e d’innovazione della società, mirando sempre alle finalità sociali, culturali e ricreative. Alle iniziali attività principali se ne sono aggiunte altre nel corso degli anni: si pensi a quelle della salvaguardia del suo patrimonio storico, culturale e allo sviluppo di una cultura rispettosa verso i lavoratori o i soci ormai a riposo.
Lo statuto del 1879 ricordava nel primo articolo gli scopi del Circolo Democratico: «Completare e conservare i benefici delle scuole, procurando ad ogni classe di persone e specialmente agli operai, quelle lezioni che riguardano il buon costume, la buona morale e quell'educazione che conviensi per formare ottimi padri di famiglia, onesti e laboriosi cittadini».
Il programma dei festeggiamenti prevede per le 9, presso la sede della Società Operaia, che è anche onlus dal 2001, il raduno dei soci e degli ospiti. A tutti i presenti saranno distribuite le tipiche coccarde tricolori. In seguito dalla sede sociale di corso Umberto I partirà il corteo, che si dirigerà verso il cimitero. Lì alle 10 sarà celebrata una Santa Messa per mantenere vivo il ricordo dei soci defunti. Al rientro del corteo seguirà il consueto saluto del presidente, prof. Angelo Tataranno, cui spetta anche la commemorazione dei soci defunti nel corso del passato anno sociale.
La novità nella cerimonia di quest'anno sarà il conferimento della nomina a Presidente onorario di Domenico Delicio, che aveva già ricoperto il ruolo di presidente dal 1961 al 1965. Durante la presidenza Delicio, fu modificato lo statuto della Società Operaia e furono realizzati alcuni lavori di ristrutturazione della sede con un bando tra i soci muratori. Sempre nei quattro anni della presidenza Delicio, il consiglio rifiutò per due volte le sue dimissioni, presentate per motivi familiari.
Come avviene in ogni inaugurazione d'anno, saranno distribuiti i diplomi di benemerenza ai soci anziani: Antonio Palazzo, Aurelio Rizzo, Cosimo Damiano Russo e Rocco Panico. Sono previsti pure gli interventi del sindaco Francesco Renna e degli ospiti, prima dell’inaugurazione della mostra fotografica: "I soci calciatori". Alla fine ci sarà un piccolo rinfresco per tutti i presenti, come da tradizione, con fichi secchi e vermouth.
Lo statuto del 1879 ricordava nel primo articolo gli scopi del Circolo Democratico: «Completare e conservare i benefici delle scuole, procurando ad ogni classe di persone e specialmente agli operai, quelle lezioni che riguardano il buon costume, la buona morale e quell'educazione che conviensi per formare ottimi padri di famiglia, onesti e laboriosi cittadini».
Il programma dei festeggiamenti prevede per le 9, presso la sede della Società Operaia, che è anche onlus dal 2001, il raduno dei soci e degli ospiti. A tutti i presenti saranno distribuite le tipiche coccarde tricolori. In seguito dalla sede sociale di corso Umberto I partirà il corteo, che si dirigerà verso il cimitero. Lì alle 10 sarà celebrata una Santa Messa per mantenere vivo il ricordo dei soci defunti. Al rientro del corteo seguirà il consueto saluto del presidente, prof. Angelo Tataranno, cui spetta anche la commemorazione dei soci defunti nel corso del passato anno sociale.
La novità nella cerimonia di quest'anno sarà il conferimento della nomina a Presidente onorario di Domenico Delicio, che aveva già ricoperto il ruolo di presidente dal 1961 al 1965. Durante la presidenza Delicio, fu modificato lo statuto della Società Operaia e furono realizzati alcuni lavori di ristrutturazione della sede con un bando tra i soci muratori. Sempre nei quattro anni della presidenza Delicio, il consiglio rifiutò per due volte le sue dimissioni, presentate per motivi familiari.
Come avviene in ogni inaugurazione d'anno, saranno distribuiti i diplomi di benemerenza ai soci anziani: Antonio Palazzo, Aurelio Rizzo, Cosimo Damiano Russo e Rocco Panico. Sono previsti pure gli interventi del sindaco Francesco Renna e degli ospiti, prima dell’inaugurazione della mostra fotografica: "I soci calciatori". Alla fine ci sarà un piccolo rinfresco per tutti i presenti, come da tradizione, con fichi secchi e vermouth.