domenica, luglio 31, 2005

Noi con gli altri: il volontariato è in festa

BERNALDA – Il primo obiettivo è stato portato a termine. Con la festa “Noi con gli altri”, organizzata sabato sera da Avis, “Laboratori Culturali” e “Città di Bernalda” le tre associazioni hanno tenuto alto e costante l’impegno comune per il volontariato. Fino all’una i bernaldesi presenti in paese si sono divertiti con le esibizioni canore e i simpatici siparietti tra la “Teo” di Radio Radiosa e Dino Paradiso, che ha portato sul palco le sue ormai celebri imitazioni di personaggi locali. «Siamo molto contenti, – dice Deborah Scardillo, responsabile dell’Avis – perché abbiamo raggiunto il nostro scopo: avvicinare i bernaldesi alla nostra associazione promuovendo la donazione di sangue. Siamo sicuri che il prossimo 22 agosto saranno in molti a presentarsi all’appuntamento mensile con le donazioni». L’Avis e “Città di Bernalda” hanno stuzzicato il palato dei loro concittadini con bibite, panini, salsiccia lucana e taralli.
Le canzoni dei ragazzi sono state accompagnate dai passi delicati della ballerina di danza classica Linda Ciaglia. Sul palco si sono esibiti: Antonio Caddeo, Angela Lentino, Mimmo Leone, Giuseppe Marsiglia, Ernesto Porcelli, Beatrice e Ivan Sammartino. I vocalist che hanno accompagnato i cantanti sono: Liliana Barnaba, Mimma Delia, Damiana Lombardi, che ha anche ballato, Gianni Mauriello, Lucia Pallotta e Annaclaudia Solito,
“Laboratori Culturali” ha contribuito alla serata con uno stand ricco di colori, grazie ai quadri delle otto artiste che hanno partecipato alla manifestazione “Laboart”. C’erano anche collane, borse e magliette realizzate dai soci. Francesco Risimini, responsabile di “Laboratori culturali”, confermando la soddisfazione per la riuscita della serata, aggiunge: «Sono sicuro che prossimamente l’esperienza potrà continuare. È necessario rilanciare a Bernalda l’idea del forum tra le associazioni, per cercare soluzioni condivise ai problemi». Il cammino del volontariato è lungo e, molte volte in salita, ma è il sentimento che fa pedalare questi ragazzi verso l’altro.

sabato, luglio 30, 2005

Soldi, soldi, soldi, ma il calcio dov'è?

Non ci poteva essere «regalo» migliore. Il presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani, ha festeggiato ieri il suo 61° compleanno con la soddisfazione di aver ceduto i diritti radiotelevisivi. Mediaset si è aggiudicata quelli in chiaro della serie A per 61.569.000 euro ogni stagione (base d’asta 45 milioni). Il contratto dura tre anni. Il precedente contratto con la Rai era di 42 milioni di euro. La tv pubblica ha acquistato i diritti radiotelevisivi della coppa Italia con 26 milioni di euro per un anno (base d’asta 18 milioni). La nuova edizione della Tim Cup prevede 86 partite, rispetto alle 46 della precedente edizione. Il contratto scaduto era stato pagato 15.500.000 euro. La Lega Nazionale Professionisti ha anche ceduto con trattativa privata i diritti radiofonici della serie A per tre stagioni alla Rai. La cifra concordata è di due milioni di euro a stagione (base d’asta 4 milioni). La Lega si è messa a disposizione delle emittenti televisive per organizzare anticipi o posticipi, perché, ha detto Galliani, «bisogna fare in modo che il prodotto sia appetibile».
I diritti radiotelevisivi della B saranno assegnati dopo aver sentito le valutazioni delle società che partecipano alla serie cadetta. La Rai è in pole position per la tv rispetto all’offerta di Sportitalia, in quanto, come ha confermato il presidente di Lega, «l’offerta migliore è della Rai ed è in linea con quello che pensavo io. Saranno i presidenti a valutare. Se mi chiederanno un parere, dirò che va bene». Le offerte delle due emittenti sono diverse. Se la B si giocherà il sabato pomeriggio è stata offerta una cifra maggiore, rispetto alle partite giocate il sabato sera e la domenica pomeriggio. È quasi certo che anche i diritti per la «Domenica sportiva», che sono fuori dalla fascia oraria delle 22.30, saranno confermati alla Rai.
I soldi incassati daranno un po’ di sollievo ai conti delle società di calcio, ma non a tutte. Gli introiti saranno distribuiti solo alle squadre di serie B e a quelle di serie A che non giocheranno la Champions League. Il presidente di Lega si è detto soddisfatto: «È stato fatto nell’interesse di 38 società e non di 42».
L’asta sui diritti si era aperta con un piccolo diverbio tra Antonio Marano, responsabile Rai per l’acquisizione dei diritti, e Adriano Galliani. Alla fine i due si sono stretti amichevolmente la mano, continuando a darsi del «tu» in nome della comune fede milanista. «Per me le polemiche sono assolutamente finite – ha dichiarato il presidente di Lega – considero l’azione legale intrapresa (dalla Rai, ndr) come un incidente chiuso. Ringrazio veramente di cuore Rai, Mediaset e Sportitalia per aver fatto offerte».
Dopo la chiusura dell’asta, Antonio Marano ha voluto rivelare la cifra offerta dalla Rai per i diritti tv della A: 100 euro. «Abbiamo fatto una proposta economica che ritenevamo giusta e adeguata a quello che sia il valore della serie A». In tutte le buste la Rai ha inserito una lettera con la quale ha annunciato il ricorso alle vie legali. Per la Rai «la coppa Italia è importantissima – ha continuato Marano – proprio quest’anno, perché non abbiamo la Champions League e dovevamo avere un prodotto, chiamiamolo da prima serata, da evento. La Rai ha deciso di non avere la serie A. La nostra è stata una scelta strategica per contestare il metodo d’asta di Lega Calcio». Il responsabile Rai ha precisato che gli highlights, secondo il bando, devono essere usati solo nelle fasce orarie acquistate «e non durante la settimana. L’avevamo fatto presente alla Lega che questo è un grosso problema, perché vorrà dire che durante la settimana Mediaset o la Rai non potranno usare gli highlights e le interviste» .
Soddisfatto per le acquisizioni Rai anche il consigliere anziano Sandro Curzi: «Sui diritti del calcio abbiamo ottenuto quello che volevamo. Il nostro obiettivo era trasmettere le partite di serie B». Di diverso parere il segretario Ds, Piero Fassino, che definisce la vittoria di Mediaset «un attacco all’autonomia della Rai, e per l’ennesima volta un’inquietante e pericoloso conflitto d’interessi». L’estate del calcio italiano è ancora lunga.

venerdì, luglio 29, 2005

Fabian Cancellara, un lucano che si farà strada

MILANO – Ciclismo sport d’altri tempi, si dice. Coppi e Bartali non ci sono più e le bici ora sono super tecnologiche, ma la fatica, quella, è la stessa. Ne sa qualcosa Fabian Cancellara, un ragazzone svizzero di 24 anni che ha origini lucane. Suo padre è nato a San Fele, zii e cugini sono di Atella. Fabian è un ciclista che promette bene. È diventato professionista a 20 anni, ma già nel 1998 si è laureato campione mondiale juniores a cronometro, ripetendosi l’anno successivo e conquistando la medaglia d’argento nel 2000 ai mondiali under 23. Cancellara è campione nazionale svizzero della cronometro nel 2004 e 2005, ha indossato per due giorni la maglia gialla al Tour de France dell’anno scorso e ha 23 vittorie in carriera da professionista.
La prima domanda è scontata: Da quanto tempo non ritorna in Basilicata? «Sono circa dieci anni che non ritorno. Prima ci venivo ogni anno. Ultimamente è diventato molto difficile, perché ci sono le gare e tanti chilometri di distanza. Vorrei ritornare, magari quest’anno in inverno. Sono già tanti anni che non rivedo i miei zii e i cugini». Suo padre le ha insegnato qualche parola del dialetto? Con quale lingua vi parlate? «A casa dei miei si parla in tedesco, ma ora abito con la mia ragazza. Ho imparato il dialetto dei miei compagni di squadra: veneto e toscano. Il dialetto lucano lo uso quando parlo con mio zio, ma ricordo solo due o tre parole. Per me è tanto difficile».
Come ricordi i due giorni con la maglia gialla (luglio 2004) a soli 23 anni? «È la più bella cosa che sia riuscito a conquistare. Il mio è un ricordo ricco di emozioni. Ho già vinto tanto, ma non sono arrivato mai a quel livello. Ora che l’ho indossata sono molto soddisfatto. Ci sono tanti che dopo dieci anni di professionismo non sono riusciti a guadagnare una maglia o emozioni così grandi». Com’è stato l’ultimo Tour? «Ho vissuto momenti difficili, perché sono stato malato e ho sofferto tanto. Più avanti ho raggiunto dei buoni risultati. Sono contento per aver imparato tanto, forse più della passata stagione. Quest’anno ero stanco e giù di morale, perché quando stai male, non riesci a correre come vorresti».
All’ultima curva prima dell’arrivo di Nancy l’asfalto saponetta si è trasformato in una trappola con una caduta collettiva. Cadono molti velocisti, ma lei incita il nostro Bernucci, che poi vincerà, ad andare avanti. Che cosa ricorda di quei momenti? «Non so se gli siano servite le mie parole, perché Bernucci non aveva più la radio. Per me è stato importante dimostrare come si può fare gruppo, cosa vuol dire correre insieme e dare il massimo anche per i compagni. Mi hanno detto che sono un “grande”, perché ho l’occhio lungo, anche nelle cadute». Dopo tre anni alla Fassa Bortolo la sua squadra chiuderà. Che cosa le rimane? «Ho imparato tante cose e mi è servito per fare esperienza. Ho avuto in carriera due grandi squadre: la Mapei e la Fassa Bortolo».
Nella sua nuova squadra, la Csc, troverà Ivan Basso. Lo aiuterà a vincere il prossimo Tour? «Sicuro, sarò il primo ad aiutare Ivan. Per me non è possibile vincere il Tour. Non sono pronto per le gare di tre settimane, ma cercherò di stargli vicino e di aiutarlo. L’anno prossimo avrò un’altra chance per guadagnare la maglia gialla. Nei primi giorni lotterò per vincere la tappa, poi mi metterò a disposizione della squadra». Buona fortuna Fabian. La grandezza di un corridore è data anche dalla sua dimensione umana, che si esalta nella capacità di vincere le difficoltà e le disavventure, perché nel ciclismo c’è tanta poesia. Anzi il ciclismo è poesia.

La Juve si prepara la prova tv fatta in casa

All’inizio ci fu la moviola di Carlo Sassi. La Domenica Sportivaera condotta da Enzo Tortora. Il 22 ottobre del 1967, Sassi si accorse che il pallone del pareggio di Rivera nel derby non era mai entrato in porta. Da allora i mezzi si sono fatti sempre più sofisticati.
Ora per la prova tv e la possibilità di presentare filmati di parte «si attrezzerà anche la Juventus». Luciano Moggi, direttore generale del club bianconero, ha confermato le intenzioni della società in un’intervista a Radio Radio. «Non so se utilizzeremo nostre telecamere in campo - ha detto Moggi - lo vedremo successivamente, ma certo non possiamo essere in handicap con gli altri club». È quindi probabile che nel prossimo campionato di calcio, al via il 28 agosto, ci sarà una contro-moviola bianconera.

Festa del donatore nel nome del volontariato

BERNALDA – Educare all’altro e al dono di sé può sembrare un obiettivo troppo alto. Non per l’Avis bernaldese che in collaborazione con le associazioni “Laboratori Culturali” e “Città di Bernalda” ha organizzato per questa sera la manifestazione “Noi con gli altri”. Dalle 21 sul palco di Corso Umberto I, angolo Via Ginosa, si esibiranno alcuni giovani cantanti, presentati da la “Teo” (alias Teodolinda Troiano) di Radio Radiosa e dal simpatico Dino Paradiso. «La divertente serata – dice Deborah Scardillo, responsabile avisina – è stata organizzata per ricordare la festa mondiale della donazione che non abbiamo potuto festeggiare il 14 giugno scorso».
Attorno al palco saranno allestiti alcuni stand. L’Avis si occuperà di soddisfare il palato, con bibite, panini e salsiccia rigorosamente lucana, “Città di Bernalda” rafforzerà l’offerta culinaria, mentre “Laboratori Culturali” presenterà molte produzioni realizzate dall’artigianato locale. «La festa è la concretizzazione di un corso – continua Deborah – frequentato da alcune associazioni presso il Centro Servizi Volontariato proprio dal titolo “Noi con gli altri”. I tre gruppi che hanno organizzato la serata, hanno maturato una consapevolezza che li aiuta a sostenere, promuovere e sviluppare il volontariato territoriale. Ad accompagnare le esibizioni canore ci sarà la ballerina di Scanzano Jonico Linda Ciaglia». L’Avis continuerà a promuovere anche la cultura della donazione di sangue con un pensiero ricco di gratitudine per l'opera svolta dai donatori e per il modello positivo di solidarietà e civiltà che essi rappresentano e che va molto al di là del semplice atto donazionale. Stasera sarà piantato un nuovo seme di solidarietà. Ci vorrà tempo, perché la pianta cresca e diventi albero, ma la pazienza, si sa, non manca di certo ai volontari.

giovedì, luglio 28, 2005

L'asta per i diritti sarà sabato. Accolto il ricorso della Rai, ma c'è un nuovo tetto per i minispot

Ha vinto la Rai. Il giudice Giuseppe Tarantola, presidente della Prima Sezione Civile del Tribunale di Milano, ha accolto il ricorso dell’emittente pubblica contro la Lega Calcio. La scadenza della gara per l’assegnazione dei diritti radiotelevisivi di serie A, B e coppa Italia è stata fissata per domani alle 12. I termini per l’asta sono stati riaperti per tutti. Chi ha già presentato le offerte potrà ritirarle, lasciarle chiuse nella cassaforte della Lega o ripresentarle. Per il giudice Tarantola il termine precedente (mezzogiorno di martedì scorso), non permetteva alla Rai di rispondere al bando di 31 pagine, preparato dalla Lega Calcio, in cui i diritti sono stati divisi in cinque «pacchetti» diversi.
La Rai, che presenterà domani cinque offerte, aveva fatto ricorso lunedì al Tribunale di Milano dopo il rifiuto della Lega Calcio di concedere una proroga al termine di presentazione delle offerte. Proprio martedì scorso il giudice Giuseppe Tarantola aveva ordinato alla Lega di sospendere le procedure di gara. Erano state presentate tre buste. Mediaset aveva depositato due offerte per i diritti televisivi di serie A e per quelli radiotelevisivi della Tim cup, mentre Sportitalia per i diritti tv della B. Le tre buste non sono state aperte e sono rimaste nella cassaforte della Lega.
Il giudice Tarantola, come ha spiegato il legale della Rai, Claudio Consolo, non si è espresso in questa fase cautelare, sulla regolarità della gara. Non si è stabilito con certezza, infatti, se tra Rai e Lega ci fosse già un accordo, né se le emittenti concorrenti fossero a conoscenza della cifra offerta dalla tv pubblica.
Il presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani, a margine della presentazione del nuovo programma della coppa Italia non ha voluto fare «alcun commento sulla decisione del giudice Tarantola. Apriremo le buste sabato, che è anche il giorno del mio compleanno».
L’avvocato della Lega, Leandro Cantamessa, si dice contento per le decisioni del giudice Tarantola, perché ha compreso che la Rai è «una società che ha una struttura complessa e ha bisogno di tempi più lunghi». Il presidente della Prima Sezione Civile ha riconosciuto alla Lega la legittimità dell’invito e delle procedure e che «nessun prezzo è stato trattato tra Rai e Lega, né diffuso». L’avvocato Cantamessa sottolinea che i soldi raccolti dalla vendita dei diritti saranno destinati alla mutualità, l’assistenza reciproca tra le società di A e B.
Riguardo agli scenari futuri sulle proposte per i diritti radiotelevisivi, Mediaset, in una nota, spiega che sta decidendo se «mantenere le proprie offerte nei termini già depositati, se riformularle o se revocarle del tutto», ma è molto probabile che saranno presentate in Lega nuove buste. Gli azionisti di Sportitalia, Holland Coordinator and Services di Tarak Ben Ammar e TF1, decideranno oggi quale sarà l’esito delle loro valutazioni.
Nella prossima stagione calcistica ci saranno novità anche per la pubblicità. La commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le comunicazioni ha deciso di fissare un tetto di sei minispot per ogni partita di calcio trasmessa in tv. È confermato che le interruzioni potranno essere effettuate solo all’interno delle pause di gioco suscettibili di recupero. La nuova norma riguarda anche il satellitare e il digitale terrestre. Stefano Mannoni, commissario del Garante per le comunicazioni, contesta la decisione: «È il colpo di mano della sinistra giacobina, una decisione che penalizza la Rai (ha acquistato i diritti Champions dal 2006 al 2009, ndr) ancora più delle televisioni private».
Mediaset ha già annunciato l’immediato ricorso al Tar, contestando i limiti ai minispot. Per l’azienda di Segrate il provvedimento dell’Authority potrebbe essere incostituzionale e scoraggerebbe le emittenti private all’acquisto dei diritti calcistici. «Questo renderà tali prodotti – conclude il comunicato Mediaset – disponibili solo per le tv a pagamento e priverà così della visione degli eventi le fasce di cittadini meno abbienti». Il calcio è proprio uno sport difficile.

mercoledì, luglio 27, 2005

Diritti televisivi presentato un nuovo documento dalla Lega Calcio

Oggi è il «gran giorno». Si saprà chi ha vinto, secondo la giustizia, tra la Rai e la Lega Calcio nella controversia sui diritti televisivi. La mattina di passione è iniziata con l’invito, «alle persone estranee, con particolare riferimento ai giornalisti», firmato del presidente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano Giuseppe Tarantola, «ad attendere oltre la porta a vetri».Davanti al giudice si sono presentati gli avvocati Andrea Di Porto e Claudio Consolo per la Rai, insieme a Fabrizio Maffei direttore di Rai Sport e ad Antonio Marano responsabile Rai per i diritti televisivi. La Lega Calcio è stata rappresentata da Leandro Cantamessa e Cristina Rossello. Alla sospensione dell’udienza in tarda mattinata, gli avvocati della Lega non hanno voluto commentare, mentre Claudio Consolo ha dichiarato: «La Lega ha prodotto 11 documenti, una memoria di 30 pagine e, quindi, il giudice ha ritenuto che avessimo diritto per contraddire a qualche ora di studio di questi documenti». L’udienza è ripresa alle 17, mentre «l’ordinanza cautelare è attesa verosimilmente per domani mattina. Il tutto - ha continuato l’avvocato Consolo - con tempi rapidissimi. È, quindi, del tutto infondata la pretesa della Lega Calcio di dire che si sta ostacolando la gara che aveva delle caratteristiche tali da esigere un ripensamento della tempistica». Prima di entrare dal giudice l’avvocato Rai Di Porto si augurava «un provvedimento che incida sul bando riportandolo all’equità».Durante una pausa dell’udienza, con i legali in corridoio, c’è stato uno scherzo telefonico degli avvocati Rai alla collega Cristina Rossello («C’è Galliani in linea...») che non ha per niente gradito, lamentandosi per «la mancanza di rispetto verso i colleghi». In serata la prima dichiarazione è dell’avvocato Andrea Di Porto: «Il bando per com’era configurato poteva presentare anche un profilo d’invalidità e poi c’era la irragionevolezza del termine troppo breve». L’altro legale Rai Claudio Consolo ha confessato di andare a casa con «un po’ di appetito. Se l’appetito significa ottimismo ho proprio fame». Alla fine anche gli avvocati della Lega dicono qualcosa. Per Cristina Rossello il giudice Tarantola è «un uomo di grande equilibrio e preparazione», mentre l’avvocato Leandro Cantamessa non ha voluto fare pronostici.

martedì, luglio 26, 2005

I retroscena del calcio visto in poltrona

Accendere la televisione dopo le 18 è un’abitudine innata per i calciofili. I tifosi ascoltano una sigla molto nota e poi guardano i gol della giornata. Novantesimo minuto, insomma, è una delle trasmissioni di sport più celebri della Rai. Ora quei tifosi potrebbero «emigrare» su Mediaset. È quest’ultima che ha presentato ieri due offerte: per i diritti televisivi in chiaro sul territorio nazionale delle azioni salienti di serie A (base d’asta 45 milioni di euro annui per tre anni) e per quelli radiotelevisivi della Tim Cup (base d’asta 18 milioni di euro per un anno). Mediaset, in un comunicato, fa sapere che «se le decisioni dovessero causare danni ai nostri diritti» si tutelerà anche in sede giudiziaria.
Sportitalia correrà per i diritti televisivi della B. Il contratto dura tre anni e ha gli stessi «pacchetti» della A. Il canale sportivo ha previsto sette ore di trasmissione: dalla presentazione delle gare, fino all’analisi e ai commenti finali. Rafforzato anche il programma «Si live solo calcio».
La Rai, che ha presentato il ricorso, aveva trattato i diritti tutti insieme «per offrire un prodotto completo», come dichiarato da Antonio Marano, responsabile per la tv pubblica dei diritti sportivi. La cifra stagionale, prima del bando della Lega, sembra si aggirasse sui 65 milioni di euro. L’azienda pubblica rischia di perdere anche i diritti radio: nessuno ha presentato offerte, e, dopo 45 anni, potrebbe scomparire la storica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto.
La decisione del giudice Giuseppe Tarantola, che alcuni ricorderanno durante «Tangentopoli» per il processo Enimont, potrebbe rimescolare le carte. I tempi sono stretti. Il 7 agosto inizia la Tim Cup. Si dovranno preparare velocemente gli studi televisivi, i palinsesti, i conduttori e la ricerca pubblicitaria. Comunque andrà, agli appassionati di calcio mancherà sempre quel saluto del leggendario Paolo Valenti, storico conduttore di Novantesimo: «Amici sportivi, buon pomeriggio».

I diritti del calcio finiscono in tribunale

I diritti del calcio vanno in tribunale. Questa mattina alle 11, davanti al presidente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano, Giuseppe Tarantola, ci saranno gli avvocati della Lega Calcio e della Rai. L’emittente pubblica ha presentato un ricorso, dopo il rifiuto della Lega di prorogare l’asta sui diritti radiotelevisivi. L’apertura delle offerte era prevista alle 12.15 di ieri. Alle 11.52 il colpo di scena. Otto minuti prima della scadenza del bando è arrivato lo stop del giudice via fax. Nel provvedimento di Tarantola, firmato già lunedì, si legge che il termine per la presentazione delle offerte d’acquisto per i diritti è «palesemente inidoneo a mettere il pubblico e la Rai in condizione di rispondere adeguatamente alla promessa di Lega Calcio». Secondo il giudice, i termini per la presentazione delle offerte erano «ristrettissimi» ed è necessario posticiparli «a una data che verrà indicata all’esito della comparizione delle parti interessate».
Dopo la sospensione, la prima dichiarazione è venuta dal senatore di An, Michele Bonatesta, membro della commissione di vigilanza Rai, secondo cui l’ordinanza di sospensione «dà ragione alle nostre critiche nei confronti di un’operazione che avevamo definito sospetta». Intanto, a Milano, Adriano Galliani, presentandosi alla stampa in compagnia degli avvocati della Lega, ha letto un comunicato: «Risultano tre offerte di aggiudicazione pervenute prima delle 12 per la cessione dei diritti televisivi in chiaro (higlights) dei campionati di serie A e B e dei diritti televisivi e radiofonici della Tim Cup». Le offerte rimarranno in cassaforte «fino a diverso provvedimento».
Galliani, consigliato dagli avvocati, non ha svelato quali siano le due emittenti (Mediaset e Sportitalia) che hanno presentato le offerte, né ha voluto commentare la decisione del giudice Tarantola. Le buste presentate contengono, come conferma lo stesso Galliani, «le tre offerte più importanti». Non ci sono proposte per i diritti radiofonici di serie A e B.
L’avvocato della Lega, Leandro Cantamessa, non ha voluto criticare l’ordinanza perché «è una controversia davanti al giudice. Si parla attraverso le memorie e nel corso dell’udienza. Fare delle anticipazioni non è opportuno, fare commenti, forse, lo è ancora meno». Il presidente di Lega non sarà questa mattina in tribunale, perché è impegnato a Roma con il consiglio di Lega e il consiglio federale. Impossibile conoscere pure le argomentazioni difensive, dato che dice l’avvocato Cristina Rossello: «La nostra linea è di parlare solo in udienza». Facile pensare che gli avvocati punteranno sulla «manifesta infondatezza» del ricorso e sul comportamento della Rai «non lecito e idoneo ad arrecare grave pregiudizio» alla Lega e «più in generale, alle regole della libera concorrenza» come si leggeva nella nota della Lega di lunedì scorso.
Se il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ritiene che si debba privilegiare il sistema statale, a Bruno Gentili, vice-caporedattore del Gr Rai, mancherebbe «l’urlo del gol» se l’emittente pubblica perdesse i diritti del calcio. Il cda Rai è stato aggiornato a oggi pomeriggio alle 15.30, in attesa delle decisioni del tribunale di Milano.
«A volte le mani sono più espressive delle parole» ha detto in conferenza Galliani. Speriamo che le mani si stringano per un patto di pace al più presto.

lunedì, luglio 25, 2005

Diritti radiotv: domani forse l'ultimo atto

La scadenza è arrivata. Il «mezzogiorno di fuoco» per i diritti radiotelevisivi sul calcio italiano si consumerà oggi in Lega a Milano. Alle 12.15 il presidente di Lega, Adriano Galliani, alla presenza del notaio, aprirà le buste.
Cinque i «prodotti» all’asta: diritti tv in chiaro per le azioni salienti di A e B (triennali) e coppa Italia (annuali) e diritti radiofonici di tutte le competizioni. La Rai, da anni titolare dei diritti radiotelevisivi in chiaro di campionato e coppa, non ci ha visto più quando venerdì la Lega ha pubblicato il bando con il quale rientrano in gioco Mediaset, La7 e SportItalia. Ieri l’emittente pubblica ha presentato al tribunale di Milano un ricorso contro la Lega Calcio «per le irregolarità nelle trattative per il rinnovo dell’accordo sui diritti per il campionato di calcio». In una nota, viale Mazzini precisa che: «Il ricorso prevede anche la richiesta di un provvedimento d’urgenza per far sospendere le procedure relative al bando di gara contestato». La Rai aveva annunciato il ricorso a vie legali, perché non era stata posticipata la scadenza per l’asta, nonostante avesse chiesto più tempo per preparare l’offerta. A favore del rinvio anche il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi.
Il presidente Rai facente funzioni, Sandro Curzi, teme che l’azienda perda i diritti per le partite in chiaro: «Questo lo considero un attacco al servizio pubblico». L’obiettivo di Galliani, per tutti i club di A e B, è «vendere la sola serie A ad una cifra non inferiore di quella di serie A e B di tre anni fa».

sabato, luglio 23, 2005

Da Scassinferno a Musicante

OPPIDO LUCANO – La musica esprime e accompagna le emozioni e gli stati d'animo. È una rappresentazione personale di un insieme duplice di note e pause. Proprio su due lingue, due voglie e due vite si basa il romanzo ‘Musicante’, Osanna Edizioni, scritto da Antonio De Rosa, insegnante di lettere che vive ad Oppido Lucano. ‘Musicante’ è ambientato in Basilicata a cavallo tra il primo e il secondo dopoguerra. Il protagonista del racconto è Antonio Scassinferno, un uomo come tanti, cambiato dall’incontro con un violino, il prezioso “Guarneri del Gesù”. Il nome del personaggio principale, Antonio, è: «solo una coincidenza con il mio nome, - assicura l’autore - mi ricorda una persona vissuta ad Oppido».
Scassainferno, considerato da tutti “un minchione”, parte da Palmira, paese della Lucania che si affaccia sulla marina, cioè le Murge pugliesi e giunge a Genova per imbarcarsi, come tanti altri connazionali, per l’America. La sorpresa, però, è in agguato. In un vicolo buio trova il corpo di Franz Helmer, giovane violinista che è stato accoltellato da un suo rivale in amore. Per strada c’è il violino del musicista, un “Guarneri del Gesù”, con le corde che ancora vibrano. «Il violino – spiega De Rosa – è uno strumento evocativo e mi è sembrato il “mezzo” più adatto per ordinare il caos intorno al protagonista». In un baleno, difatti, Antonio tocca le corde e la sua vita cambia, si sdoppia. Viene accusato di omicidio e rinchiuso in un manicomio criminale, perché ritenuto folle. Il mondo magico di Scassainferno crolla. Dal manicomio esce solo dopo la confessione del vero colpevole e grazie a Maria Belfiore, la ragazza di Franz. È lei a voler credere fortemente che dentro il corpo di Antonio si nasconda il suo Franz.
Scassinferno diventa allora ‘Musicante’, oscillando tra Antonio e Franz. La doppia personalità impressiona molto Palmira, un paese dove non cambia nulla e non c’è posto per gli amori. La vita e la sopravvivenza rubano tutti i sogni e sono come il cemento, che non lascia spazio ai fiori. L’amore di Antonio-Franz per Maria Belfiore rimane legato ad una lettera che, per tutta la vita, il protagonista si porta in tasca. La missiva se la farà leggere solo in punto di morte.
La Lucania di De Rosa è ormai passata. I morti non ritornano più a galla sopra l’acqua di una bacinella, non ballano, non amoreggiano e non vivono con i vivi. Nel romanzo ogni cosa sembra scivolare spietatamente verso un destino di polvere. Per il “cuore di cristallo” di vivi e morti non c’è speranza. Il vento passa e con noncurante indifferenza riduce tutto in frammenti.

venerdì, luglio 22, 2005

Il calcio è sempre più una questione di soldi

Il calcio fa sempre discutere. Ma questa volta non si tratta delle quattro chiacchiere al tradizionale bar dello sport. Sono in ballo i diritti televisivi e radiofonici, un fiume di soldi che fa gola a molti. L’offerta preparata dalla Lega Calcio è divisa in 5 prodotti: diritti televisivi in chiaro per l’Italia e radiofonici della Serie A e B (azioni salienti), diritti televisivi e radiofonici della «Tim Cup». Il prodotto 1, il più importante, perché riguarda la serie A, ha una base d’asta di 45 milioni di euro. Si compone a sua volta di quattro «pacchetti»: pacchetto A (fascia 13.30-17.00) esclusiva, possibilità di subcessione, pacchetto B (17.00-20.30) esclusiva, subcessione, pacchetto C (20.30-22.30) esclusiva, subcessione, pacchetto D (dalle 22.30) non esclusiva e senza la possibilità di subcessione.
L’intenzione di vendere all’asta separatamente e in fretta (le offerte devono essere depositate in Lega a Milano entro martedì prossimo, 26 luglio, alle 12) i diritti in chiaro per le partite di calcio dei campionati di serie A, B e della Tim Cup ha fatto infuriare la Rai. Un accordo per il rinnovo del contratto di cessione dei diritti radio e tv per quattro stagioni sembrava quasi raggiunto. Il 14 luglio scorso, invece, la Lega Nazionale Professionisti ha sospeso le trattative, secondo la Rai. Diversa la ricostruzione della Lega: «Con la Rai non si è mai parlato di cifre, meno che mai in un incontro del 18 maggio, tanto più che il 12 luglio la Rai ha scritto che qualsiasi decisione in merito alle condizioni economiche sarebbe stata rimessa a future determinazioni del Direttore Generale».
La partita a scacchi tra Lega e Rai, con mosse e contromosse, si è avviata appena il bando è stato pubblicato. I vertici di Saxa Rubra hanno spedito alla Lega una lettera di «avvertimento-diffida», contestando i termini di scadenza del bando e chiedendo un rinvio. Il consigliere Rai, Carlo Rognoni, agitando lo spettro del conflitto d’interessi, ha invocato un intervento del mondo politico e dell’Autorità per le Comunicazioni. Durissimo anche l’editoriale del direttore di Rai Sport, Fabrizio Maffei, che, dopo aver ricostruito le tappe del mancato accordo Rai-Lega, ha detto: «Avevamo ragione a preoccuparci perché la beffa era dietro l’angolo o, forse dietro una porta... chissà, ed è puntualmente arrivata con la notizia del bando indetto dalla Lega solo poche ore fa». Il sospetto è che ci possa essere un’altra emittente interessata a trasmettere in chiaro. Non solo. «È lecito anche dubitare – ha continuato Maffei – della neutralità del presidente della Lega che prima aveva mostrato il deciso intento di chiudere rapidamente con la Rai e ora ha fretta di ricevere le buste con le offerte entro le ore 12 di martedì». Il limite del 26 luglio è considerato inaccettabile «per modalità e tempi».
Il vicepresidente della Lega, Maurizio Zamparini, difende l’asta sui diritti Tv: «È un atto dovuto, poiché i diritti in chiaro non sono stati acquistati e le tv sono tante». Se anche per il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, si potrebbe far slittare di qualche giorno la data di consegna delle buste, la Lega Calcio non arretra. Con un fax ha confermato alla Rai tutte le scadenze. L’azienda di viale Mazzini ha subito risposto annunciando il ricorso alle vie legali. «Dopo la risposta della Lega Calcio – spiega una nota – la Rai si vede costretta a tutelare i suoi diritti», sottolineando che «a nulla è valso il buon rapporto, costruito in tanti anni con la Lega Calcio, che aveva portato in passato la Rai a non reagire in sede giudiziaria alle violazioni degli accordi conclusi con la Lega». La bufera «diritti sul calcio» è solo all’inizio.

martedì, luglio 19, 2005

Spagna '82 è sempre un mito

«Un azzurro lungo un sogno che ci ha fatto vivere...». Le poche strofe della Canzone di Claudio Baglioni descrivono esattamente lo spirito di «Furlan numero 23». L’artista svizzero Massimo Furlan questa sera allo stadio Dall’Ara di Bologna giocherà da solo la partita Italia-Germania Ovest, finale dei Mondiali di calcio del 1982. «Nella mia cameretta – racconta Furlan – facevo le telecronache e giocavo da solo, come tutti i bambini, per molte ore». Quella passione per la Nazionale ha portato l’artista, che si è allenato a lungo, a giocare con la maglia numero 23 l'intera finale, senza compagni, avversari e pallone. L’evento sarà commentato dal glorioso cronista Rai Bruno Pizzul che guarderà le immagini del 1982. Il pubblico sugli spalti sarà spettatore e attore. Infatti sono indispensabili, anche se l’ingresso è gratuito, le radioline per poter ascoltare la radiocronaca trasmessa in diretta da Città del Capo - radio metropolitana e Radio Nettuno. Chi non potrà andare al Dall’Ara seguirà la partita fantasma da casa sintonizzandosi su ÈTV Rete 7.
«Ho deciso – continua Furlan – di giocare la mia partita. Al posto della mia cameretta ho avuto un stadio e un telecronista vero. Con un auricolare ascolterò il suo commento e mi muoverò sul campo a memoria, perché ho rivisto molte volte la partita. Sono come un attore, conosco la mia parte».
La finale del Mondiale si giocò l’11 luglio del 1982. Gli azzurri sbagliarono un calcio di rigore con Cabrini e i palpiti durarono fino al 69’, quando Tardelli mise al sicuro il risultato con il secondo magnifico gol, venuto a dodici minuti dal primo siglato da Rossi, il «Pablito» di Espana '82, capocannoniere con sei reti. Il terzo gol di Altobelli, a nove minuti dal termine, scatenò l’entusiasmo dei tifosi e del presidente Sandro Pertini. La Germania andò Kaputt e il trionfo degli Azzurri fu completo. Quella coppa alzata al cielo è indimenticabile e allora «Vai Furlan» faccela rivedere.

Edifici pubblici più sicuri per la Basilicata

POTENZA – Scuole ed ospedali lucani saranno più sicuri contro il rischio sismico. Sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì scorso, infatti, è stato pubblicato il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi che assegna alla Regione un finanziamento di 1.291.937 euro. I soldi sono destinati alla realizzazione delle verifiche tecniche su 84 strutture pubbliche ritenute importanti. «I controlli – spiega l’addetto regionale all’edilizia pubblica Anselmo D’Ambrogio – serviranno per avere un quadro completo della situazione e per definire le priorità. La Basilicata ha adeguato in questi anni le scuole alle norme di sicurezza». L’ente locale regionale ha aggiunto ai finanziamenti statali proprie risorse economiche per gli interventi sulle strutture pubbliche pari a circa un milione e settecentomila euro. Gli accertamenti potranno contare su una somma che si aggira, quindi, su quasi tre milioni e mezzo di euro.
I provvedimenti per la riduzione del rischio sismico derivano dalla revisione della Normativa Tecnica e dei criteri di progettazione per le costruzioni in zona sismica previsti dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3274 del marzo 2003. Tutto il territorio nazionale è stato considerato sismico e suddiviso in quattro zone riferite a diversi gradi di rischio decrescente da 1 a 4. L’Ordinanza definisce, inoltre, le nuove regole per le costruzioni antisismiche di ponti, fondazioni ed edifici in genere. Tali norme hanno rivisto anche le modalità di calcolo per le strutture, passando dal metodo delle” tensioni ammissibili” a quello del calcolo agli “stati limite”. Alle Regioni compete l’individuazione delle zone sismiche e l’aggiornamento delle stesse sulla base dei criteri stabiliti dall’ordinanza del 2003.
Un primo censimento sulle scuole superiori della provincia di Potenza, che è precedente all’ordinanza 3274, è già stato effettuato da un gruppo di professionisti che hanno registrato l’età dei fabbricati, gli interventi realizzati negli anni e la tipologia strutturale. Dopo questa prima attività è stato elaborato un indice di rischio sismico per gli edifici analizzati «Le verifiche - afferma l’ingegner Carmela Cianciarulo del Dipartimento Regionale infrastrutture, opere pubbliche e mobilità - serviranno per valutare la vulnerabilità sismica degli edifici strategici e rilevanti in caso di terremoti. A breve saranno gli enti proprietari delle strutture, Comuni, Asl e Province ad attuare il programma finanziato dal decreto». La pianificazione dell'emergenza e l'ottimizzazione degli interventi, difatti, sono un passo determinante nel percorso di prevenzione.

lunedì, luglio 18, 2005

Per la Uil le rette delle materne e degli asili pesano del 10,7% sul bilancio familiare

ROMA – Il primo giorno di scuola, soprattutto per i bambini, non si scorda mai. Quest’anno non lo dimenticheranno facilmente neanche i genitori, secondo una ricerca del Servizio Politiche Territoriali della Uil (Unione Italiana del Lavoro) su un campione di 50 città capoluogo. Iscrivere un bimbo al nido costa in media 261,30 euro al mese, pari al 10,7% del bilancio familiare. I potentini spendono mediamente 305 euro mensili per gli asili nido, pari al 9,9% del loro budget e 82,30 euro (2,8%) per le mense. «La ricerca - spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale della Uil, ha preso come riferimento una famiglia con un reddito lordo di 36.000 euro annui e un reddito ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) di 17.812 euro, composta da due lavoratori dipendenti, con due figli a carico, di cui uno frequenta l’asilo nido, l’altro la scuola materna».
Pur non potendo compilare una classifica nazionale, tra le 50 città prese a campione, il primo posto per costo delle rette, va a Belluno con 605,22 euro mensili, tra nido e mensa, che equivalgono al 19,7% del reddito familiare preso in esame. A Treviso si spendono 521,87 euro (16,9%) e a Mantova 508,78 euro (16,5%). Tra le città-campione capoluogo di Regione a Torino le rette arrivano a 425,00 euro mensili, il 13.8% del reddito familiare, a Genova 421,58 €, (il 13.6%), a Potenza 387,30 € (il 12.7%), a Firenze 347,00 € (l’11.2%), a Palermo 292,54 € (il 9.5%), a Milano 278,00 € (il 9%) e a Roma 195,42 € (il 6.3%).
I costi possono salire se il bambino iscritto alla scuola materna dovesse usare lo scuolabus, un servizio sociale apprezzato da molti genitori. Il costo mediamente arriva, per la famiglia campione, a 17,50 euro mensili, che pesano sul reddito familiare dello 0,6%. A turbare i sonni dei genitori non sono solo le tariffe, ma anche le liste d’attesa per iscrivere i bambini da 0 a 3 anni che sono, secondo le ultime statistiche dell’Istat, oltre 1 milione 900 mila, compresi i figli delle lavoratrici straniere. «I dati - commenta Loy - dimostrano la maggiore vulnerabilità dei lavoratori dipendenti a difendersi dal caro vita. Ben vengano, quindi, proposte, anche se generiche, quali quelle contenute nella bozza di Dpef concernenti le deduzioni delle rette degli asili nido, che noi crediamo si debbano estendere a tutte le spese per la frequenza della scuola dell’infanzia refezione scolastica, scuolabus ecc.». Insomma quel «Vedrai poi a scuola» ascoltato in tante occasioni, questa volta non farà paura solo ai bambini.

domenica, luglio 17, 2005

Le regole Uefa per le omologazioni degli stadi

STADIO. Occorre certificarne la proprietà o la disponibilità con contratto o convenzione d’uso. Stesso discorso per le strutture d’allenamento. Necessaria anche omologazione o certificazione d’uso non più vecchia di due anni. È consigliabile un’area destinata a eliporto.
SICUREZZA. Obbligatorio l’insediamento del «Gruppo Operativo Sicurezza» (Gos): si occupa del Piano d’Evacuazione. Occhi puntati su: segnaletica, vie di fuga (devono essere sempre libere da ostacoli), personale specializzato per le emergenze, impianto di protezione dalle scariche atmosferiche. Previsti locali di controllo, con vista panoramica sullo stadio e sistema di videosorveglianza avanzato (alta risoluzione e zoom).
CAMPO. Il terreno di gioco deve misurare 105 metri per 68. I cartelloni pubblicitari devono essere a 3,5 metri dalla porta e a 2,5 dalle linee laterali. L’area per il riscaldamento ha bisogno di almeno 200 metri quadrati. L’accesso al campo deve avvenire in condizioni di sicurezza. Obbligatorio per gli incontri Uefa: spogliatoi con 25 posti a sedere, dieci docce, due wc e due orinatoi. Spogliatoi separati per gli arbitri donne. Il locale antidoping dev’essere diviso in due parti.
TRIBUNE. Capienza minima di 10mila posti a sedere numerati e tribune suddivise in almeno quattro settori indipendenti. La principale e quella per la stampa devono avere tutti i posti coperti. La vendita dei biglietti dev’essere registrata per sapere il numero degli spettatori o per l’eventuale identificazione. Posti riservati ai disabili: almeno cinque ogni duemila spettatori, uguali a quelli degli accompagnatori, coperti, dotati di servizi igienici, punti di ristoro e assistenza.
SPAZI PER STAMPA, TV E VIP. La tribuna stampa avrà cento postazioni fisse. Necessaria una sala lavoro per giornalisti e fotografi che accolga 150 persone e una sala interviste e conferenze per almeno 50. Necessarie almeno due postazioni centrali, isolate acusticamente, per tele e radio cronisti. L’area vip, con minimo 30 poltrone per gli incontri Uefa, dovrebbe essere posta al centro della tribuna d’onore e con un ingresso dedicato.

L'esperienza tedesca per i Mondiali 2006

Rosso, bianco e blu. Tre i colori che può esibire l’Allianz Arena di Monaco. Rosso per il Bayern, bianco se c’è la Nazionale e blu per il Monaco 1860. Nessuna recinzione, né pista d’atletica, il tetto si apre elettronicamente e il campo è riscaldato. Ci sono tre piscine, schermi, chioschi, ristoranti, quasi 10mila posti auto e bici. Il collaudo dell’organizzazione per il Mondiale 2006 è avvenuto alla Confederations Cup. Franz Beckenbauer, capo del comitato promotore, è soddisfatto: «Abbiamo avuto dei problemi, anche durante la finale, ma per il Mondiale l’organizzazione sarà eccellente». Le quattro invasioni di campo fanno riflettere e pure i chip sui biglietti: se si rompono creano problemi. I tagliandi d’ingresso comprendono l’uso dei mezzi pubblici nelle dodici città sedi dei Mondiali dal 9 giugno al 9 luglio 2006. Per la sicurezza, il governo tedesco ha previsto di rafforzare la sorveglianza video nei punti caldi (dentro e fuori gli stadi, nelle stazioni, in città), l’impiego di poliziotti stranieri e il coordinamento tra polizie e servizi di sicurezza della Federcalcio. I club, inoltre, hanno intuito le potenzialità economiche degli impianti. Lo Schalke 04 ha venduto i diritti sul nome dello stadio al marchio di birra Veltins, il Leverkusen è legato alla Bayer, l’Amburgo all’America On Line.

L'esperienza portoghese a Euro 2004

Piccoli e aperti sette giorni su sette. La panoramica sugli stadi portoghesi parte dal José Alvalade di Lisbona, inserito in un complesso polifunzionale. Da vuoto è splendido, con tutti i seggiolini colorati. Nella zona Vip c’è un ristorante aperto tutti i giorni a pranzo e cena. I dirigenti dello Sporting hanno approvato la costruzione di un centro commerciale, una palestra, un cinema multisala, un bowling tra i più grandi d’Europa e una clinica specializzata in infortuni sportivi. L’altro impianto della capitale, l’Estádio da Luz copre un’area di 45mila metri quadrati, con una palestra da 3.500 metri quadri, una piscina, ristoranti e un centro divertimenti. Non è da meno lo stadio Algarve, di proprietà dei Comuni di Loulé e Faro. Il campo è nell’ampio Parco delle Città, con un giardino botanico, un lago, un campo da golf, una pista d’atletica, campi d’allenamento. Lo stadio è stato progettato per servire al meglio una regione turistica come l’Algarve. Nelle piscine collegate ai campi sportivi il socio-tifoso paga pochi euro e può restare tutto il giorno. Negli stadi ci sono già i tornelli, la video-sorveglianza e il biglietto nominativo. All’interno, i controlli a campione sono affidati agli steward. La polizia interviene solo quando gli assistenti lo richiedono.

Europei 2012. Siamo pronti?

Bruttini, scomodi e poco sicuri. La corsa agli Europei 2012 è partita con la scelta delle otto città (Roma, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo e Torino), ma gli stadi «frenano» la candidatura. Scelte anche le «riserve»: Bari, Cagliari, Udine e Verona, cui potrebbero aggiungersi Padova, Perugia e Pescara. Il dossier sarà pronto il 21 luglio. A novembre ci sarà la prima selezione, che restringerà a tre le candidature. La scelta finale, dopo la visita ufficiale nel 2006, ci sarà a dicembre. Se l’Italia otterrà gli Europei, il Governo è pronto al finanziamento per migliorare gli stadi. La capienza minima richiesta dall’Uefa è di 30mila posti per la prima fase, 40mila per quarti e semifinali e 50mila per la finale. Almeno tre stadi devono avere un minimo di 40mila posti e almeno uno di questi 50mila. Nessuna recinzione potrà separare gli spettatori dal campo, mentre all’interno del perimetro dovrà essere ricavato uno spazio di mille metri quadrati per le cosiddette fan zone.
Gli ultimi lifting risalgono ai Mondiali del 1990. Tranne poche eccezioni, gli impianti nacquero già vecchi e diventarono superati nel giro di pochi anni. Il calcio cambia velocemente e gli episodi di violenza negli stadi hanno dirottato lo spettatore in poltrona. A questo si aggiungono i canoni di locazione, le spese di manutenzione e i mancati guadagni che derivano dalla pubblicità. Non basta. Sono i Comuni o le amministrazioni locali ad essere proprietari degli stadi e non le squadre. Gli impianti italiani non hanno ancora strutture che favoriscono un utilizzo «differenziato» nei giorni in cui mancano gli eventi sportivi.
La capienza media, pur con le riduzioni per migliorare la sicurezza, resta troppo alta. Servono strutture più piccole, sicure, comode, senza pista d’atletica, spazi per le riprese televisive, palestre, sale polivalenti e commerciali. Molti club (Juve, Brescia, Atalanta, Inter, Lazio) e anche il Comune di Bologna stanno pensando alla costruzione di impianti più vicini agli interessi di società e tifosi. Si amplierebbe il patrimonio immobiliare societario con una ricchezza che attirerebbe nuovi investitori.
Oltre alle carenze degli stadi, l’altro problema è la lotta a razzismo e violenza. A giugno sono state emanate nuove norme antiviolenza. La novità più rilevante è l’introduzione dei biglietti nominativi negli stadi con almeno 10mila posti. Le società con l’inizio del prossimo campionato dovranno dotarsi di sistemi per la registrazione di dati e che impediscano la contraffazione e gli eventuali passaggi a persone diverse dall’acquirente. Ci saranno probabilmente proroghe, decise dai prefetti, per adeguarsi alle nuove norme, che prevedono anche l’uso della videosorveglianza interna ed esterna e l’impiego di steward (uno ogni 250 spettatori) e coordinatori (uno ogni 20 addetti). Per loro, però, manca una tutela giuridica. Ci saranno, inoltre, barriere modulari e flessibili (min 1,10 metri, max 2,20) fra tribune e campo. Previsto in alcuni casi un fossato (largo 2,50 metri e altrettanto profondo). La capienza dei settori non potrà superare i 10mila spettatori. Nell’area di massima sicurezza, dove si accederà tramite tornelli «a tutta altezza», i controlli saranno effettuati con metal detector portatili, come spiega il volume «Violenza negli stadi» disponibile per chi si abbona a «Polizia Moderna».
Se l’Italia organizzerà gli Europei (che ha già avuto nel 1968 e nel 1980) si dovrà intervenire nelle otto-dodici città che ospiterebbero le gare. L’occasione, stavolta, è da non perdere.

sabato, luglio 16, 2005

I vini “Matera” sono Doc

MATERA – I vini “Matera” hanno ottenuto il riconoscimento della denominazione d’origine controllata. Il decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 6 luglio scorso è stato pubblicato venerdì sulla Gazzetta Ufficiale, insieme con il disciplinare di produzione. Chi vorrà vendere a partire già dalla vendemmia 2005, il vino con la doc «Matera», dovrà iscrivere i terreni nell’albo dei vigneti entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. La denominazione d’origine controllata «Matera» è riservata dal decreto ai vini che hanno le condizioni e i requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le 6 tipologie: “Matera” Rosso, “Matera” Primitivo, “Matera” Moro, “Matera” Greco, “Matera” Bianco, “Matera” Spumante.
La zona di produzione dei vini comprende l’intero territorio amministrativo della provincia di Matera. Le operazioni di vinificazione, imbottigliamento e spumantizzazione devono essere eseguite, invece, nell’ambito del territorio regionale. Il disciplinare di produzione stabilisce, tra l’altro, le caratteristiche al consumo dei vini. Se ad esempio il “Matera” Primitivo deve avere colore: «rosso rubino tendente al violaceo ed al granato con l’invecchiamento; profumo: intenso, persistente caratteristico; sapore: secco, pieno, armonico tendente al vellutato» il “Matera” Bianco avrà colore: «giallo paglierino; profumo: intenso, fruttato; sapore: tipico, secco, sapido». Se i vini saranno conservati nelle botti, il loro sapore potrà avere un «lieve sentore di legno».
Per i vini “Matera” Rosso, Primitivo e Moro, l’indicazione sull’etichetta dell’annata di produzione è obbligatoria. I vini doc “Matera” potranno essere venduti in recipienti di vetro grandi fino a 10 litri. Il nuovo riconoscimento, insieme al doc “Terre Val D'agri” premia la qualità dei prodotti locali e lo stesso territorio lucano. Libiamo, allora, libiamo ne’ lieti calici, che la bellezza infiora...

È morto Pietro Consagra lo scultore dell'utopia astratta

MILANO – «Mi sono sentito fortunato a entrare nella scultura in marmo con tutta la variabilità del colore che gli altri scartano come disturbo all’unità plastica». La frase dell’autobiografia di Pietro Consagra, scomparso ieri a Milano dove viveva da una decina d’anni con la moglie, è un manifesto della sua arte. Lo scultore e scrittore siciliano era nato nel 1920 a Mazara del Vallo (Tr). Dopo gli studi a Palermo all’Accademia di Belle Arti, nel 1944 si trasferisce a Roma. Lì lavora nello studio di Mazzacurati e di Guttuso. Nel 1947 con Ugo Attardi, Pietro Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato e i siciliani Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, fonda il movimento ‘Forma 1’, che teorizzava l’astrattismo, ‘scoperto’ durante un viaggio a Parigi. Al ritorno nello ‘stanzino’, condiviso con Guttuso in via Margutta, nascono le sculture astratte, contraddistinte dalla frontalità.
Verranno poi le opere metalliche dell’utopia astratta con uno spessore variabile dai metri al millimetro, blocchi di marmo o legno, sculture imponenti o lievi, gioielli e le serie dei Colloqui, i Piani sospesi, i Piani appesi, i Ferri trasparenti, gli Addossati, le Sottilissime, fino all’idea della ‘Città frontale’. In Sicilia a Gibellina, dove lo scultore ha chiesto d’essere sepolto, quell’idea fu sviluppata in molte opere tra cui l’Oedipus Rex nel 1988, con quarantotto profili ordinati su tre livelli.
Stretto fu il contatto dell’artista con Matera. Il Circolo “La Scaletta” dopo il restauro delle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci, nel 1978, in occasione della presentazione degli elaborati del Concorso Internazionale per i Sassi, organizzò l'esposizione di 11 grandi sculture di Pietro Consagra. Il 27 dicembre di quello stesso anno con atto del notaio Pasquale Lonigro, gli artisti Consagra, A. Cascella, Bonalumi, Carmi, Castellani, Dadamaino, Dorazio, Franchina, Nigro, Perilli, Pozzati, Rotella, Santomaso e Turcato fondarono con i rappresentanti del Circolo “La Scaletta” il “Fronte dell'Arte”, che fu presentato a Venezia il 10 maggio 1979 insieme alla “Carta di Matera”, una dichiarazione per la protezione dei centri storici. Da quell’esperienza nacque l'idea delle Grandi Mostre nei Sassi di Matera.
La carriera di Consagra è stata piena di riconoscimenti. Tra i tanti c’è la medaglia d’oro come Benemerito della Cultura e dell’Arte assegnata dal Presidente Ciampi. Dato il legame dello scultore con Roma, martedì mattina il feretro sarà esposto nella sala della Protomoteca in Campidoglio.

venerdì, luglio 15, 2005

Il documentario "The big question" girato a Matera trionfa al Festival di Gerusalemme

GERUSALEMME – "Chi è Dio per te?". La domanda può sembrare spiazzante, ma non per attori, tecnici e comparse del film ‘The Passion’ di Mel Gibson. Le risposte, comprese quelle del regista e di Monica Bellucci, sono contenute nei 68 minuti del documentario “The Big Question” di Francesco Cabras e Alberto Molinari (Ganga Film), che ha riscosso un enorme successo al Festival cinematografico di Gerusalemme. La pellicola sarà presentata a Matera, per la prima ufficiale, il prossimo 23 luglio presso la Casa del Pellegrino, nell’ambito del “Lucania Film Festival”.
La partecipazione italiana alla XVII edizione del festival del cinema di Gerusalemme, che è stato inaugurato il 7 luglio, è nutrita. Nella sezione narrativa sono stati presentati: ‘L’amore ritrovato’ di Carlo Mazzacurati e ‘Nemmeno il destino’ di Daniele Gaglianone. Tra i documentari, oltre al corto materano ci sono: ‘Come inguaiammo il cinema italiano: la vera storia di Franco e Ciccio’ di Daniele Ciprì e Franco Maresco e ‘Chatzer: volti e storie di ebrei a Venezia’ di Carlo Hintermann. Il dibattito su "The Big Question", dopo l’affollata proiezione, è stato coordinato dall’addetto culturale italiano Lucio Izzo. Il successo dei film italiani ha fatto decidere una programmazione straordinaria nella Città Santa e a Tel Aviv, dove saranno proiettati per tutto agosto.
Nel documentario materano, che è stato proiettato pochi giorni fa a Torino per il festival ‘Documè nel Parco’, i pareri dei protagonisti sono immediati. Le testimonianze sono accompagnate da immagini dei Sassi e delle chiese rupestri. "The Big Question" non è il dietro le quinte del film sulla Passione, ma analizza il rapporto della gente con il Sacro, Dio o la fede tramite domande dirette. Nel paesaggio materano un metaforico cane bianco conduce lo spettatore verso una trasferta interiore che prima o poi tocca a tutti, siano essi credenti, atei o agnostici. Essendo molti i protagonisti, alcuni ancora con il costume di scena, il documentario non conduce ad una sola verità, ma ne sottolinea le numerose sfaccettature.

giovedì, luglio 14, 2005

Il Pil lucano cresce meno rispetto alle Regioni del centro-nord. L'istantanea è stata scattata dalla Svimez

L’economia del Mezzogiorno continua a perdere punti rispetto a quella del Centro - Nord. Tra le 4 regioni che hanno avuto un’evoluzione negativa del Pil c’è la Basilicata (-0,2%) in compagnia di: Abruzzo (-1,7%), Friuli Venezia Giulia (-0,5%) e Valle d’Aosta (-0,3%). I dati con l’elenco degli indicatori analizzati sono contenuti nel “Rapporto 2005 sull’economia del Mezzogiorno” realizzato dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno) e presentato oggi a Roma. Il nostro Pil regionale per lo Svimez: «sconta il momento non felice del settore automobilistico con effetti anche sul settore dei servizi».
La crescita del Pil nel Sud è dello 0,8 % (0,4 % nel 2003), rispetto ad un +1,4 % delle regioni centro-settentrionali (0,2 % nel 2003). Se nel 2004 l’economia italiana è cresciuta dell’1,2 %, (0,4 % nel 2002 e 0,3 % nel 2003), le esportazioni contraddistinte da un segno positivo in tutte le regioni del Mezzogiorno, sono calate in Basilicata (-17,5 %). La nostra Regione ha risentito in modo pesante, come si accennava prima, della crisi che ha colpito il mercato automobilistico. Le importazioni dall’estero sono aumentate del 9,6 % tra il 1995-2004 e del 22, 4 % tra 2003 e 2004. Nello stesso periodo i depositi bancari hanno fatto registrare un +3,6 %. L’anno scorso la raccolta realizzata dal sistema bancario nel Sud è cresciuta rispetto al 2003. L’aggregato 2004, con i depositi e le obbligazioni bancarie, è salito del 3,1 %, contro l’1,2 % del 2003.
NATALITÁ. Se la media italiana è del 9,7%, ancora un calo si registra in Basilicata, che con Abruzzo, Molise e Sardegna ha i tassi che oscillano tra il 7,7 % e l’8,8 %. Per quanto riguarda la mortalità Basilicata, Calabria e Sicilia hanno fatto registrare livelli superiori rispetto alla media meridionale (8,5 %), mentre Campania, Puglia e Sardegna hanno livelli di mortalità inferiori.
OCCUPAZIONE. Nel Mezzogiorno la riduzione dell’occupazione è dovuta a profonde differenze tra le varie regioni. La Basilicata ha avuto un forte calo occupazionale (-1,1%), concentrato nella seconda metà del 2004. La contrazione deriva dalle incertezze del settore industriale e dei servizi ad esso collegati. Nonostante la flessione dell’occupazione nel 2004, il numero delle persone in cerca d’occupazione è calato (-3,3 %) tra 2003 e 2004.
SPESA FARMACEUTICA. La spesa lorda nazionale è cresciuta nel 2004 del 5,5 %, rispetto alla riduzione del 4,9 % nel 2003. Solo la Basilicata e l’Abruzzo sono riuscite a tenere la spesa di sotto i livelli precedenti. In tutte le Regioni, però, il numero delle ricette ha subito un aumento. Anche in termini di spesa netta le due Regioni con riduzioni di spesa sono l’Abruzzo e la Basilicata (rispettivamente 4 % e 3,9 %).
TURISMO. Nel 2004 le presenze di turisti in Italia sono cresciute dello 0,2 % rispetto al 2003, con un aumento dello 0,9 % degli stranieri e una riduzione dello 0,4 % degli italiani. In Basilicata le presenze turistiche nel complesso hanno fatto registrare un + 9,1 % tra 2003-2004, mentre nello stesso periodo sono calati gli stranieri (-3,9 %).

mercoledì, luglio 13, 2005

Graf, i ritorni non sono sempre entusiasmanti

Steffi Graf, al suo rientro dopo una lunga assenza, è stata battuta due volte nell'esibizione di Houston. L'ex n.1 del mondo è però riuscita a salvare la faccia concludendo la serata con la vittoria nel doppio misto. La 36enne tennista tedesca si è ritirata dalle scene nel 1999 dopo aver vinto 22 titoli del Grande Slam. Sposata con Andre Agassie madre di due figli, subito dopo la sua fatica la Graf ha affermato che quest'anno non farà altre esibizioni. Meno male!!!

martedì, luglio 12, 2005

Il ritorno di Steffi Graf

«Nessuno ritorna volentieri nei luoghi dove ha sofferto», scriveva il favolista latino Fedro. Steffi Graf, oggi a 36 anni signora Agassi e madre di due bambini (4 e 2 anni), ha deciso che Fedro sbagliava. Dopo 22 titoli del grande slam in singolare, impugnerà nuovamente la racchetta nel «World Team Tennis», torneo a 12 squadre che comincerà il 24 luglio.
La tedesca, forse per rispetto al suo passato, non vuole parlare di rientro: «È difficile definirlo un ritorno con tutti gli impegni che ho nella mia quotidianeità di moglie e di madre, il tempo è un fattore importante, negli ultimi anni ho giocato molto poco ed è difficile mantenere la forma».
La carriera di Steffi: nel 1983 è la più giovane tennista a vincere una partita al Roland Garros, nel 1987 prevale in 45 match consecutivi, compresa la finale del Roland Garros, vinta in tre set su Martina Navratilova, diventando la numero uno del ranking mondiale, grazie a un gioco potente e al suo dritto. L’anno successivo è quello dei trionfi più clamorosi: vince a Melbourne, Parigi, Wimbledon, gli Us Open e l’oro olimpico di Seul.
Il ritiro dal circuito Wta è del 1999. «Ultimanente - continua Steffi - ho avuto a malapena l'occasione di giocare qualche set, magari con mio marito, anche se quest'anno ho potuto usare la racchetta con maggior frequenza rispetto al passato. Nelle ultime settimane mi sono addirittura allenata un po’, ma in precedenza si era trattato di sedute sporadiche. Ad ogni modo, il pensiero di tornare in campo mi rende molto nervosa».

lunedì, luglio 11, 2005

Confessione

Non amo il mondo dei blog, per il momento. Non mi piace l'idea di mettere in piazza tutto.

Il premio Giorgio Ambrosoli all'aviglianese Massimiliano Onorato

MILANO – La città di Milano non dimentica Giorgio Ambrosoli. L'eroe borghese, come lo definì nel suo libro Corrado Staiano, fu ucciso da William Aricò, l'11 luglio del 1979, mentre stava indagando, con l’incarico di commissario liquidatore, sul crac della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Ieri a Palazzo Marino il vicesindaco De Corato ha consegnato i premi di laurea intitolati all’avvocato Ambrosoli. Tra circa 200 laureati sono stati premiati in tre con una borsa di studio da 5.163 euro ciascuno. I vincitori sono: Massimiliano Gaetano Onorato, venticinquenne di Avigliano, laureatosi in discipline economiche e sociali alla Bocconi con la tesi «Capitale sociale, corruzione e qualità del governo. Un'analisi empirica», Sandro De Riccardis e Cristina Lucchini. Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, Umberto Ambrosoli, uno dei figli del liquidatore ucciso e il giudice Gherardo Colombo.
L’aviglianese Massimiliano Gaetano Onorato è stato premiato perché nella sua tesi: «procede ad una investigazione econometrica che sembra avvalorare l'ipotesi che un più intenso coinvolgimento dei cittadini nella vita associativa in un paese si accompagna ad una minore diffusione di fenomeni di corruzione». Il lavoro è definito nelle motivazioni «rigoroso e di stimolo ad ulteriori ricerche». Massimiliano a proposito della sua ricerca di laurea, discussa con il professor Tabellini ordinario di economia, ha detto: «Penso che la trasparenza nelle istituzioni sia un fattore chiave per generare processi di sviluppo e crescita economica sostenuta nel tempo. Le classi politiche devono capire che corruzione, clientelismo, nepotismo sono un grave freno per il Sud». Che cosa farà con i soldi della borsa di studio? «Ho trascorso un anno in Spagna per frequentare un master in economia e domani (oggi ndr) ritornerò lì. Sono sicuro di rientrare poi a Milano per continuare ad approfondire i temi della mia tesi». È contento per aver vinto il premio dedicato a Giorgio Ambrosoli? «Sì, soprattutto per la persona cui il premio è dedicato. In un Paese civile dovrebbe essere ‘normale’ avere funzionari dello Stato come l’avvocato Ambrosoli. In Italia li ricordiamo, invece, perché sono stati uccisi a causa del loro impegno civile». Alla luce delle sue esperienze universitarie quale futuro immagina per la Basilicata? «Mi auguro che le classi dirigenti diano un segnale di svolta concreto, vero, coerente nel tempo. La nostra Regione è ricca di risorse. Il modo migliore per valorizzarle è di premiare chi vuole investire su quelle ricchezze, dando spazio ai giovani che hanno capacità effettive e non appartenenze politiche. Molti ragazzi non riescono ad emergere e sono costretti a lasciare il Sud e anche l’Italia».
Massimiliano è ispirato da valori ‘alti’, proprio come Giorgio Ambrosoli che nel febbraio del 1975 scriveva alla moglie Anna a proposito dell’educazione dei loro figli: «Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa».

Il rapporto sulle Ecomafie

Le Ecomafie sono un business che arricchisce in fretta. Un settore che tra mercato illegale e investimenti a rischio passa dai 18,9 miliardi di euro del 2003 ai 24,6 miliardi di Euro nel 2004. E' questo il quadro che emerge dall'analisi dei dati statistici forniti dalle forze dell'ordine per l'elaborazione dell'annuale "Rapporto sull'Ecomafia e la criminalita' ambientale".
La concorrenza cinese? Non è un problema. Irap, Iva, Irpeg e tutte le altre imposte che gravano sul costo della produzione? Mai state un problema. L’attuale fase di stagnazione e recessione dell’economia? Di sicuro non è un problema, forse è addirittura un incentivo. Che bell’azienda florida quella delle ecomafie, un’impresa in grado di inserirsi con forza tra i dieci grandi dell’industria nazionale subito alle spalle di colossi come Eni, Fiat, Enel e davanti di parecchie spanne rispetto a Finmeccanica, Pirelli o Erg. In un contesto che ha visto la nostra produzione industriale aumentare soltanto dello 0,9% in un quinquiennio e ha fatto registrare una crescita contenuta dell’intero Paese tra 2003 e 2004 (+1,3%) gli affari della criminalità organizzata in campo ambientale recitano il ruolo della tigre.
Qualche cifra? I tradizionali business dell’ecomafia scoperti da Legambiente (cemento, abusivismo edilizio, appalti illegali, traffico di rifiuti, commercio clandestino di opere d’arte, racket degli animali…) hanno generato, nell’anno appena trascorso, 24 miliardi e 600 milioni di fatturato. Tra le industrie italiane un bilancio così, a dieci zeri, ce l’hanno solo l’Eni (58,383 miliardi di fatturato), la Fiat (46,703 miliardi), l’Enel (36,489 miliardi), la Telecom (31,231 miliardi), le ecomafie appunto e la Tim (12,900 miliardi). Le altre a confronto sono cenerentole. Edison ad esempio, al decimo posto di questa classifica, ha un fatturato che è solo un quarto di quello delle imprese criminali. Più dei numeri assoluti impressionano però quelli percentuali. Il fatturato Fiat ad esempio è calato di più di un punto; quello di Telecom è salito di un punto; quello delle ecomafie ha fatto un balzo in avanti da un anno all’altro: +30 punti percentuali, performance che non ha eguali in Italia. E chissà che cedola che avrà distribuito ai suoi azionisti di riferimento che si spartiscono il gruppo: la mafia siciliana, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita.
E’ questo l’aspetto più inquietante del Rapporto sull’Ecomafia 2005 di Legambiente presentato stamane a Roma. L’ecomafia si è fatta impresa, impresa criminale naturalmente, lucra su tutto, si insinua negli appalti pubblici, sfrutta le debolezze del Paese in alcuni settori (la gestione dei rifiuti al Sud è catastrofica ed è un ottimo volano per chi vuole guadagnarci illegalmente), può reinvestire gli utili senza alcuna pressione fiscale, gode anche di insospettati “aiuti di stato”: cos’altro è il condono edilizio se non un incentivo a costruire case fuorilegge e a realizzare una rendita straordinaria col mattone illegale? E come si può definire il ritardo del Parlamento nell’approvare una modifica al codice penale che introduca nel testo i reati contro l’ambiente?
Il decimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, realizzato con la consueta collaborazione delle forze dell’ordine, è stato presentato nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente, Paolo Russo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale Antimafia, Enrico Fontana, responsabile settore ambiente e legalità di Legambiente, dei rappresentanti delle forze dell’ordine.
Il dossier realizzato da Legambiente è un viaggio nell’Italia aggredita e sfregiata dai fenomeni di criminalità ambientale: i reati sono 25.469 (tre ogni ora), le persone denunciate crescono del 10,4%. Il 49,1% degli illeciti si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Crescono i clan dell’ecomafia: sono oggi 194, 25 in più rispetto al 2003. Un aumento di “famiglie” quasi tutte interessate ai guadagni che ruotano intorno al mattone grazie anche alla ripresa di questo fenomeno stimolata dall’ultimo condono edilizio: l’abusivismo è infatti cresciuto ancora (+ 3,6% nel 2004). Le nuove case abusive (al netto delle cosiddette trasformazioni d’uso rilevanti su costruzioni già esistenti) sono state 32.000 nello scorso anno, ovvero 3.000 in più rispetto al 2003, l’anno dell’impennata. Le stime, prudenziali, relative al 2005 indicano un ulteriore diluvio di cemento illegale: altre 32.000 nuove costruzioni abusive, accompagnate dalla sensazione di una “marea che continua a crescere”.
“Le 93mila costruzioni abusive tirate su dal 2003 alla fine dell’anno in corso - dichiara Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - sono un fardello insopportabile per la qualità dell’ambiente nel nostro Paese, la tutela della legalità, i legittimi interessi delle imprese costruttrici che operano nel rispetto delle regole. Ma non solo: dopo il terzo condono edilizio in meno di vent’anni, questi numeri mettono in discussione, presso comunità sempre più ampie di cittadini, la credibilità stessa delle istituzioni. Serve una risposta immediata e convincente, magari attraverso la definizione di un vero e proprio programma nazionale di lotta all’abusivismo edilizio”.
Per quanto riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, le infrazioni accertate nel 2004 sono state 4.073 e 1.702 i sequestri; il 38,3% di questi illeciti si registra nella quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, tutte commissariate da diversi anni (un’esperienza di cui anche questi numeri dimostrano il sostanziale fallimento). La Campania guida, purtroppo, anche questa particolare classifica dell’illegalità ambientale, seguita dalla Puglia e dalla Toscana (un confronto con il 2003 non è possibile, perché quest’anno, per la prima volta, sono stati inseriti in questa voce specifica, anche i risultati delle indagini condotte dal Comando carabinieri per la Tutela dell’ambiente relative all’inquinamento del suolo provocato da smaltimenti illegali di rifiuti).
Un’attività sempre più vivace come dimostrano anche le operazioni delle forze dell’ordine che fino a oggi hanno portato avanti 37 inchieste grazie all’art. 53 bis del decreto Ronchi: dal febbraio 2002 sono state arrestate ben 221 persone e denunciate 739, con un numero di aziende coinvolte senza precedenti, 213 fino a maggio 2005. È da notare il graduale spostamento dei traffici illeciti verso il Centro-Nord del Paese, la cosiddetta “ecomafia devolution”, che ha avuto con i recenti sequestri di cave trasformate in discariche abusive in provincia di Viterbo un’ulteriore conferma. Ma continua a crescere anche quella sorta di “catena montuosa” di rifiuti speciali prodotti e finiti nel nulla che viene denunciata ogni anno da Legambiente, dopo una faticosa analisi degli ultimi dati ufficiali disponibili: nel 2002 si è raggiunto il massimo storico di 14,6 milioni di tonnellate di rifiuti di cui viene stimata la produzione ma non se ne conosce il destino, equivalenti a una montagna alta 1.460 metri con una base di tre ettari.
Altro mercato sempre florido è la cosiddetta archeomafia, ovvero i furti di opere d’arte e di reperti archeologici: un giro d’affari attivo soprattutto nel Nord Italia come in Piemonte, nel Lazio e in Lombardia. Le opere trafugate nel 2004 sono arrivate a 19.000 pezzi, il 4,7% in più rispetto al 2003. Un vero e proprio museo che si arricchisce sempre più nonostante la diminuzione dei furti scesi del 7,9% (1.190 nel 2003).
“Ma gli spunti di riflessione che offre questo Rapporto Ecomafia – ha detto Enrico Fontana, responsabile ambiente e legalità di Legambiente - sono davvero tanti: dalle situazioni di vera e propria emergenza ambientale che si riscontrano nei Comuni sciolti per mafia alla denuncia, ricca di numeri e di casi concreti, del fenomeno del bracconaggio; dalla dimensione globale delle ecomafie, dai traffici internazionali di rifiuti a quelli di specie protette e di reperti archeologici”.
Proprio per questi motivi anche quest’anno Legambiente non rinuncia a lanciare la sua proposta: inserire nel nostro Codice penale i delitti contro l’ambiente. Il Consiglio d’Europa ha approvato, da tempo, un importante atto d’indirizzo che impegna i Paesi membri a introdurre, nella propria legislazione, adeguati strumenti di tutela penale dell’ambiente; la Commissione per la riforma del Codice penale, presieduta dal giudice Carlo Nordio, ha previsto l’introduzione dei delitti contro l’ambiente subito dopo quelli contro la persona; la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Paolo Russo, ha approvato, nel dicembre del 2004, una relazione che sollecita il Parlamento a varare questa indispensabile riforma. “Così come – aggiunge Fontana - sono diversi i disegni di legge, sottoscritti da rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, a cominciare da quello presentato dal presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci, che prevedono, in maniera sostanzialmente simile, l’introduzione di nuovi delitti attraverso i quali tutelare meglio il nostro patrimonio ambientale dai tanti fenomeni di aggressione criminale che denunciamo ogni anno”.

Off tv e il bambino si allontana sempre più...

MILANO – L’Italia potrà contare presto su nuove risorse. Gli imprenditori del futuro, tra i 17 e i 19 anni, provenienti da undici Regioni italiane si sono sfidati nel Palazzo della Borsa per il premio “Migliore Impresa Junior Achievement”. La seconda edizione, vinta dagli studenti toscani di Pontedera (PI) è stata ideata per sviluppare tra i giovani la dimensione imprenditoriale, invitandoli alla creazione di un’azienda vera e propria e alla realizzazione concreta di un prodotto.
Tra le idee in gara c’è stata quella di 15 studenti del Secondo Liceo Scientifico statale di Potenza, contrada Macchia Giocoli. I lucani non hanno sfigurato, arrivando ad un pelo dal primo posto sul podio. A loro è andato il premio per il miglior ciclo di produzione. Il prodotto realizzato dalla giovane azienda, già depositato presso la Camera di Commercio potentina, si chiama ‘Off Tv’ e salvaguarda la vista dei più piccoli. L’apparecchio ha un sensore di rilevamento che entra in funzione quando qualcuno si avvicina troppo alla tv. Da quel momento una luce lampeggia per 35 secondi. Poi ‘Off tv’ spegne automaticamente lo schermo se la persona non si è allontanata. Il raggio d’azione, però, si può decidere. Per rivedere i programmi televisivi basta spegnere e riaccendere ‘Off tv’ tramite l’interruttore.
I giovani lucani hanno avviato il progetto dopo un’indagine di mercato, cercando di diminuire al massimo i costi di produzione. Il prototipo presentato a Milano avrà linee ancora più accattivanti ed un circuito stampato che renderà più facile la produzione in serie. Le aziende già interessate al prodotto sono: la Sirti di Roma, l'Impresa Consorzio Italiano di Napoli e l'Oyster Acoustic di Tito Scalo. L’idea è stata supervisionata da un tecnico esterno, ma l’imballaggio e il materiale informativo sono curati dai ragazzi. Gli studenti delle quarte classi B, D e G, hanno presentato ‘Off tv’ con un video ed una relazione finale molto spiritosa.
Gli imprenditori in erba hanno ognuno un proprio vice e sono: Antonella Biscione amministratore delegato, Grazia Salvatore vice, Rocco Scavone direttore comunicazione e information technology, Antongiulio Manfreda vice, Laura Giosa responsabile degli affari generali, Simona Lucibello vice, Pierpaolo Pergola direttore finanziario, Antonello Cuccaro vice, Federica Lunella direttore di produzione, Daniela Bavuso vice, Salvatore Gerardi direttore vendite, Abramo Signorelli vice, Daniela Ialorenzi direttore marketing, Paola Eufemia vice, Francesca Lilla direttore del personale, Danila Trambarulo vice, Flavio Gallo consigliere. I ragazzi sono stati accompagnati dalla tutor aziendale dottoressa Ilaria Lisanti, dalla docente Maria Tricarico e dal partner Junior Achievement Gianni Semeraro.
‘Off tv’ partecipa ad un altro concorso nazionale di Unioncamere per il prodotto più innovativo o creativo. I proventi ricavati dalla vendita saranno in parte devoluti all’associazione potentina ‘Natasha’ che si occupa di tutelare l’infanzia.

Le famiglie povere in Italia

ROMA - Le famiglie povere sono diminuite. Nel 2003 sono 2 milioni e 360 mila quelle ‘a rischio’, pari al 10,6% del totale dei nuclei, contro l’11% dell’anno precedente, quando erano 2 milioni e 456 mila. Sono famiglie che vivono al di sotto della cosiddetta soglia di povertà relativa, cioè con meno di 870 euro al mese per un nucleo di due persone. Se si calcolano i singoli individui i poveri sono 6 milioni e 786 mila, l’11,8% della popolazione, contro il 12,4% del 2002, pari a 7 milioni e 140 mila.
La radiografia delle famiglie italiane è del ‘Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale 2003-2004’, promosso dal ministero del Welfare e presentato a Roma dal sottosegretario Grazia Sestini. Le informazioni ufficiali sull’incidenza della povertà in ciascuna delle 20 Regioni italiane evidenziano in modo netto la grande distanza tra le regioni più benestanti del Nord, guidate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e quelle più disagiate del Sud con in testa Basilicata, Calabria e Sicilia. Nel 2003 ad essere più colpite dalla povertà relativa restano le famiglie numerose, con cinque o più componenti e quelle con almeno tre figli minori. In entrambi i casi l’incidenza della povertà arriva al 20,9%. Le coppie con due figli, però, hanno un rischio superiore alla media 12,2%.
Se si esamina l’intensità della povertà, che misura di quanto i poveri sono mediamente al di sotto della linea d’indigenza, la differenza tra le regioni è meno accentuata. Nel Sud l’elevata diffusione del disagio economico s’unisce alle non buone condizioni delle famiglie indigenti. L’intensità della povertà supera sempre il 22%, eccetto la Puglia con il 20,2% e raggiunge punte del 24,5% nella nostra regione e del 25,1% nel Molise.
Nel 2002 in Calabria, Lazio, Sicilia e Sardegna le famiglie sicuramente povere rappresentano circa il 50% del totale, mentre in Molise e Basilicata il valore raggiunge rispettivamente il 54% e il 58%. La regione con la più alta proporzione di famiglie molto povere è il Molise (54,1%), seguito da Calabria (53,9%), Basilicata (53,3%) e Puglia (53,1%).
Le famiglie non povere a maggior rischio di povertà sono concentrate nel Mezzogiorno (8,2%) e in particolare in Basilicata (10,2%) e Calabria (10%), dove quasi 1 famiglia su 10 presenta surplus di spesa inferiori a 100 euro al mese. Sono meno presenti, invece, in Lombardia (2%), Veneto (2,6%) e in Emilia Romagna (2,9%). Per eliminare ipoteticamente la povertà, l’ammontare delle risorse che sarebbe necessario trasferire è stimabile intorno ai 6,6 miliardi di euro l’anno.
Il sistema degli aiuti ‘informali’ provenienti dalle istituzioni o dalle reti di sostegno sociale di natura parentale, associativa e volontaria, raggiunge valori particolarmente elevati nelle Marche (6,6%), nel Molise (7,8%) e in Sardegna (7,1%). È inferiore alla media in Umbria (2,9%), Basilicata (2,1%) e Valle d’Aosta (3,4%).Gli accenni alle distorsioni dell’assistenzialismo, infine, si riscontrano nel peso anomalo delle pensioni d’invalidità lavorativa sul totale delle pensioni previdenziali. Le Regioni dove l’anomalia è più pronunciata e dove più pesante è il deficit di reddito sono: il Molise (36,7%), la Sardegna (35,9%), la Basilicata (34,8%), le Marche (33,1%), la Valle d’Aosta (31,3%), l’Abruzzo (29,2%) e l’Umbria (28,9%).

Stefania Baù motocross e dolcezza

Una ragazza e la sua moto. Domenica a Castiglione del Lago in occasione del Gran Premio d’Italia i centauri del motocross potranno essere superati da una collega: Stefania Baù. Sarà la prima volta che una donna partecipa ad una prova iridata maschile. Sfida, guasconata, o voglia di strafare? Niente di tutto questo. Stefania, che si fa chiamare Stefy anche sul suo sito ufficiale, è abituata alle vittorie. Si confessa fuori di testa fin da piccola, ma la passione per le due ruote è stata precoce. I genitori di Stefy sono appassionati di motocross e se la portavano dietro a tutte le prove mondiali che si tenevano in Italia. Già a due anni andava in bici senza farsi aiutare dalle rotelle. Allora Stefania invidiava il papà che con la sua Ktm 350 si divertiva ad andare nei boschi e ne desiderava una. Per Natale fu subito accontentata. «Mi aspettavo una piccola moto elettrica, di quelle a batterie che si regalano ai bambini. I miei, invece, mi comprarono un cinquantino, il Grizzly della Malaguti. Fu il regalo più bello della mia vita». Stefania non aveva ancora imparato a leggere o a scrivere, ma con una rivista di fuoristrada in mano sapeva riconoscere tutte le marche delle moto e i campioni dei primi anni ’80.
I giri a cavallo della piccola Malaguti nel campetto vicino casa non si contavano. Un giorno il padre scoprì una piccola pista di motocross a Turate e ci portò Stefy. «Dopo poche ore ero già la più veloce». Tutti gli amichetti puntualmente battuti. Fu così che i genitori degli altri bambini diedero un consiglio: perché non iscrivete Stefania ad una gara di motocross? Detto, fatto. Arrivò immediatamente la piccola bandiera a scacchi di una lunga carriera. «La mia prima gara ufficiale nel minicross fu ad Arosio vicino Como. Avevo sei anni. Eravamo inesperti, ma alla fine portai a casa il terzo posto assoluto. Da quel giorno del 1983 non ho perso più una gara per tutto l’anno».
Da lì è iniziata la sua carriera da prima donna nel mondo del cross. Come mai ha fondato un team femminile di motocross?
«Dopo una breve esperienza nelle gare di moto su strada ho fondato nel 1997 con un’amica il primo team italiano di cross femminile. L’ho fatto, perché mi piacerebbe essere il simbolo della donna su due ruote».
Dopo i 7 titoli italiani avevi ancora fame di vittorie. Com’è arrivata l’America?
«Volevo andare negli Stati Uniti sin da piccola per confrontarmi con i migliori. Nel 1999 ci sono riuscita. Ho conquistato subito il campionato femminile. Sono stata ingaggiata dal team ufficiale Kawasaki e sono rimasta fino all’anno successivo. Poi nel 2001 sono arrivata all’American Honda con cui gareggio tuttora». Nel 2002 Stefy si concede il bis americano e diventa la prima donna ad avere due titoli professionisti femminili nazionali.
Domenica sarà in gara a tu per tu con altri motociclisti. Qual è il suo sogno?
«So già che sarà una gara molto dura e andrò lì per dare il 100%. Ho già maturato altre esperienze in America. So che i ragazzi vanno forte, ma m’impegnerò. Sono convinta che anche le donne possano partecipare a questo sport. Io ne sono un esempio».
Quale consiglio si sente di dare ad altre ragazze con la passione del motocross nel sangue?
«Questo è uno sport molto difficile e i sacrifici da fare sono tanti. Occorre mantenersi in forma ed acquisire nel tempo una buona dose di coraggio e maturità. È molto facile cadere e farsi male. Per me è lo sport più bello del mondo. Ogni volta ho i brividi per i salti e per la velocità, ma alle ragazze dico non tiratevi indietro». Arrivederci a domenica prossima Stefania, magari quella maglietta portafortuna con la tua caricatura non ti servirà più.

In volo tra le api con Marco Masini

MILANO – Un album semplice e ‘normale’. Il nuovo cd di Marco Masini ‘ Il giardino delle api’, da oggi nei negozi, mostra l’anima più vera e più profonda del cantante. Niente più eccessi: «Ho trovato, confessa Masini, un grande equilibrio e una grande stabilità sentimentale. Non mi pento delle canzoni che ho cantato. Riconosco che alcune hanno scioccato un po’, ma nel tempo hanno convinto anche i più scettici. ‘Il Giardino delle api’ è l’evoluzione, tra virgolette, di quello che è stato il mio primo album. L’ho solo realizzato diversamente, con la visione sulla vita di un quarantenne». Dopo quattro anni e mezzo dall’ultimo disco, Masini racconta di essere ritornato con 12 brani, di cui 10 inediti, ricchi di «sonorità moderne che, però, ricalcano il mio modo di cantare e fare musica. Ho cambiato pelle. Non sono più alla ricerca del colpo ad effetto. Ho scritto un album normale, semplicemente pop».
Com’è nata la canzone che dà il titolo al cd? «Una sera mentre tornavo da Udine a Firenze, passando per Mestre vidi un’immensa costruzione di case popolari. Erano circa le 22. Tutte le finestre erano illuminate. Viste da lontano quelle abitazioni sembravano tante piccole celle di un enorme alveare. Pensai alle persone che abitavano lì e non fu difficile immaginarle come tante tenere api laboriose».
Nel video della canzone lei non compare, come mai? «Volevo rappresentare con un’ape, anche brutta, quello che noi siamo. Per farlo non avevo bisogno della mia faccia. Ci può essere il volto di ciascuno di noi».
Anche in queste canzoni non mancano i temi sociali. È difficile cantare canzoni impegnate?
«No, perché l’alveare è già un tema sociale. Questo album rappresenta un unico tema sociale: l’amore. La musica ha il dovere di mostrare i valori che abbiamo. In passato ho dato voce alla fragilità, all’insicurezza degli anni ’90. Non è difficile, quindi, rappresentare i temi sociali. Siamo cantanti, rappresentanti di emozioni e storie, anche d’amore».
In ‘Brava’ mette in guardia le ragazze da certe illusioni televisive. È capitato anche a lei?
«Brava l’ho scritta, perché mi dispiace vedere tante ragazze deluse, sfruttate per la loro bellezza o messe sul palco a far niente. Questa realtà brucia tutto in pochissimo tempo con balletti occasionali di pochi secondi. Sono stato 4 anni con una ballerina. Lei ha fatto molti provini, ma ancora oggi la sua posizione è molto precaria. Sono premiate solo poche elette. Consiglio alle ragazze di affrontare il mondo dello spettacolo con una riserva, continuando a studiare e ad ascoltare i consigli dei genitori. Nel mondo della televisione ci sono molti compromessi da accettare».
I testi delle sue canzoni sono molto belli. Che rapporto ha con la poesia, ne scrive qualcuna?
«No, ma Beppe Dati uno dei miei autori le scrive. Siamo passionali e alla ricerca di un punto d’ancoraggio. Quando scriviamo c’è sempre un riferimento ad un poeta per sentirsi protetti, per tutelare quello che si sta esprimendo». Tutto sommato, come scrive Trilussa, «la felicità è una piccola cosa».

Gli sportivi più ricchi

L’ascesa del «dottor» Rossi continua, dentro e fuori le piste. Il nostro Valentino, secondo la rivista «Forbes», è entrato nell’hit parade dello sport mondiale, tra i primi 10 atleti più ricchi. I guadagni del pesarese, nell’anno che va dal giugno 2004 a quello 2005, sarebbero di 22,9 milioni di euro. Il titolo assoluto della MotoGp, conquistato lo scorso anno con la Yamaha, lo ha laureato campione vero: negli ultimi 12 mesi ha conquistato anche il web. Secondo i dati del motore di ricerca Google, il Dottore ha avuto ben 1.190.000 «web hits».
Sul trono dei «paperoni» tra i personaggi dello sport c’è il golfista statunitense Tiger Woods, con 87 milioni di dollari (71,45 milioni di euro). Ma se questa cifra sembra stratosferica risulta invece un’inezia davanti a quanto incassa Oprah Winfrey, la regina del talk show a stelle e strisce che ha percepito 225 milioni di dollari. Woods però può consolarsi con i primati in altre categorie, il suo nome è uno dei più ricercati del web e la sua faccia compare su giornali e riviste di tutto il mondo. Il californiano, dunque, può considerarsi la seconda star nella classifica generale «The Celebrity 100» dietro la Winfrey.
Tra attori, cantanti, registi e modelle il pilota tedesco Michael Schumacher è la diciassettesima star, ma se si guarda solo i guadagni, il ferrarista è ottavo. Tra gli sportivi più ricchi Schumi deve lasciare il passo solo a Woods. Il campione del mondo di Formula 1, nonostante il deludente avvio di stagione, può sorridere con i 60 milioni di dollari intascati. Sul podio dietro di lui c’è il pugile Oscar de la Hoya con 38 milioni di dollari. Il primo calciatore, David Beckham, è soltanto settimo, avendo guadagnato 32,5 milioni di dollari: ha staccato di molto Kobe Bryant, cestista dei Lakers (28,8 milioni di dollari), uscito bene da un processo per stupro.

I nuovi schiavi della terra

MILANO - Come fanno gli ortaggi a raggiungere le nostre tavole? Qual è il primo passo che il pomodoro fa per condire poi la nostra pasta? Un'indagine di 'Medici Senza Frontiere', presentata a Milano in coincidenza con la giornata mondiale del rifugiato, getta luce su un mondo poco conosciuto. 'I frutti dell'ipocrisia. Storie di chi l'agricoltura la fa di nascosto' è una descrizione meticolosa, con testi e foto, sulle condizioni degli immigrati che lavorano nelle campagne del Sud. Il nero è il colore predominante in questa storia: nero come il lavoro, nera la pelle di chi si affatica, nero il tunnel in cui finiscono gli stranieri. Nera, infine, la coscienza di chi li sfrutta, di chi sa o vede tutto, ma preferisce essere all'oscuro.
Il progetto ha portato gli operatori sanitari, che hanno viaggiato su una clinica mobile dell’organizzazione di Msf, in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata dove sono stati visitate e intervistate 770 persone. Le patologie legate alle condizioni di povertà colpiscono oltre il 40% degli stagionali visitati in Puglia e Basilicata, affetti da malattie dermatologiche, respiratorie e gastroenteriche. La mancanza di servizi igienici e di acqua, la condivisione dei posti letto, la promiscuità, sono fattori che amplificano seriamente la possibilità di diffusione di questo tipo di malattie.
La ricerca ha documentato «condizioni di vita inaccettabili per un Paese civile - come dichiara il responsabile dei progetti immigrazione di MSF in Italia Loris De Filippi - mancanza di qualsiasi assistenza o tutela, maltrattamenti, soprusi e condizioni di salute che diventano più precarie col passare dei mesi di permanenza in Italia». Il 20% dei lavoratori stagionali vive in edifici abbandonati, il 36% in spazi sovraffollati, più del 50% non ha l'acqua, il 30% non ha elettricità, il 43% non dispone del bagno. Gli immigrati provengono già da situazioni instabili, come testimonia un richiedente asilo del Darfur di 30 anni, che vive in una fabbrica abbandonata a Metaponto: «Hanno dato fuoco al mio villaggio. Hanno sgozzato gli animali. Violentato le nostre donne e giustiziato gli uomini. Mio padre è morto davanti ai miei occhi. Io sono scappato, ho attraversato il deserto e raggiunto l'Italia. La mia famiglia si trova in un campo profughi del Ciad, ma non riesco a mettermi in contatto con loro, non so se siano vivi o morti».
I guadagni dei lavoratori, in nero il 95% del totale, arrivano ad un massimo di 25 euro per 8-10 ore di lavoro per una media di tre giorni a settimana. Con quei soldi molti devono poi pagare il trasporto al 'caporale' (in media 5 euro al giorno) e l’affitto per baracche in aperta campagna prive di ogni servizio. Questi lavoratori sono sempre più indispensabili per l’agricoltura, eppure restano invisibili, ignorati e privati dei diritti più essenziali. Sembrano 'chiusi' in una sorta d'ipocrisia collettiva che coinvolge tutti, fino ai consumatori che acquistano i prodotti agricoli inconsapevoli dei soprusi.

La Juve e il doping

Prima «vivisezionato come una cavia umana», poi deferito. La procura antidoping del Coni ha rimesso al giudizio della disciplinare Federcalcio Riccardo Agricola, medico sociale della Juventus. Per lui sono stati chiesti due anni di squalifica «in base agli esiti del procedimento penale di primo grado presso il tribunale di Torino».
Il Medico della Juve era stato condannato in primo grado il 24 novembre 2004 ad un anno e 10 mesi di carcere con sospensione condizionale della pena e interdizione temporanea della professione. Agricola è accusato di frode sportiva e somministrazione pericolosa di farmaci dal Tribunale di Torino presieduto dal giudice Giuseppe Casalbore. Il processo, in cui il pm aveva chiesto tre anni, era nato dall'inchiesta del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Nelle motivazioni della sentenza il giudice Casalbore scriveva che Agricola avrebbe influito sui risultati della Juve con la somministrazione di farmaci, «potenziando fraudolentemente e non fisiologicamente la prestazione fisiologica dei calciatori». Fra 1994-1998, gli anni sotto accusa, la Juve vinse tre scudetti, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, e la Supercoppa Europea.
La Procura antidoping del Coni, terminate le proprie indagini, ha concluso che si sia concretizzata: «quella ragionevole valutazione di probabilità che, si badi, non è certezza che la somministrazione vietata abbia davvero avuto luogo, ma che è quanto basta per disporre il deferimento del tesserato dinanzi agli organi giudicanti e per addossare all'incolpato l'onere della piena prova liberatoria».
L’avvocato Luigi Chiappero, difensore di Agricola, commentando la notizia dice: «A mio avviso sarebbe meglio aspettare il processo d'appello prima di prendere una decisione». «Del resto - aggiunge il legale - problemi di prescrizione, dal punto di vista della giustizia sportiva, non ce ne sono: il deferimento interrompe il corso della prescrizione». «Quindi - conclude Chiappero - aspettare ancora un poco non cambia nulla». Restano, comunque andrà a finire, ombre scure sul calcio italiano. Un calcio malato, che non rinuncia all’infermeria del doping.

domenica, luglio 10, 2005

Una cagnetta coraggiosa e fedele

FROSINONE – Quando si parla di cani e gatti è facile suscitare polemiche: sui padroni che si comportano in maniera incivile, sulle presunte razze pericolose, sugli abbandoni estivi e così via. La storia di Lilli, invece, è diversa. Ha vegliato il suo padrone ferito leccandogli la mano e cercando in ogni maniera di allontanare curiosi e medici. Lilli, una cagnetta meticcia di 18 anni, ha impressionato con il suo atteggiamento tutti quelli che sono intervenuti per soccorrere Lorenzo Bubbico, quarantenne residente a Roma, ma originario di Matera rimasto vittima insieme alla madre di un incidente stradale.
L'uomo viaggiava tranquillamente in macchina con la madre anziana e la sua fedele compagna, Lilli. All'improvviso, forse per lo scoppio di un pneumatico, la sua Renault ha iniziato a sbandare ed ha terminato la corsa contro il guard-rail. Bubbico è rimasto incastrato fra le lamiere, mentre Lilli è scesa prontamente dall’auto. Ha iniziato ad abbaiare come una spiritata cercando di richiamare l'attenzione. Qualcuno ha visto la scena ed ha chiamato i soccorsi. Lilli, nel frattempo, si è accucciata accanto al padrone con la zampa sulla sua mano e ha creato non poche difficoltà ai sanitari del 118. La cagnetta, forse, temeva che quelle persone volessero far del male al suo padrone. Vista la tenacia della cagnetta, gli infermieri hanno deciso di caricarla sull'ambulanza e di ricoverarla insieme al ferito. Entrambi si trovano all'ospedale di Frosinone. «La fedeltà di un cane, come diceva Konrad Lorenz, è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell'amicizia con una creatura umana».

Valentino Rossi un dottore a più di 100

Nel referendum F1 sì o no, Valentino Rossi sceglie il no. In vista del Gp d’Olanda in programma per sabato sul circuito di Assen il «dottore» ha gelato tutti. Nessuno spiraglio aperto per i tifosi dopo la figuraccia in mondovisione di Indianapolis: «Escludo la Formula 1 nel mio futuro. La mia carriera resterà nelle due ruote».«Ho visto il Gp del Canada - continua Valentino - ed ho capito che nella F1 il pilota non conta nulla. Deve solo portare al traguardo la macchina». Il pesarese, che arriva ad Assen dopo l'esaltante doppietta Mugello-Barcellona, potrebbe con una nuova vittoria allungare definitivamente il vantaggio sui suoi inseguitori. Un eventuale successo nella settima prova del campionato, rappresenterebbe la sua sesta vittoria stagionale e la quinta consecutiva. Valentino è vicino al rinnovo del contratto con la Yamaha ed ha voluto ribadire che il suo futuro è nelle moto: «Non prenderò in considerazione la Formula 1, anche se dal prossimo anno in poi, come fece Doohan, rinnoverò il mio contratto di anno in anno». Verrebbe da dire, parafrasando una novella di Pirandello, «Pensaci bene Valentino».
Nel mondo delle monoposto, invece, l’incontro Germania-Italia è finito 1-0. L’acquisto della Sauber-Petronas da parte della Bmw può sintetizzarsi così. La scuderia svizzera, che corre attualmente con motori Ferrari, è stata rilevata per 250 milioni di sterline. «Sarà un processo - ha spiegato ieri il direttore sportivo di Bmw Mario Theissen - a lungo termine. All’inizio di quest'anno abbiamo cominciato a parlare con la Sauber. Crediamo che offra delle buone basi per sviluppare ulteriormente i motori». Il quartier generale della scuderia resterà a Hinwil (Svizzera), ma ci sarà anche Monaco, sede della Bmw. Il team svizzero sparisce dopo 12 anni di attività, senza aver vinto mai un Gp. Nel 1995 riuscì a conquistare con Frentzen, a Monza, il suo primo podio. Tra i piloti ingaggiati non si possono dimenticare De Cesaris, Alesi, lo stesso Frentzen, Salo, Herbert, Raikkonen, Heidfeld, Larini, Fisichella, Villeneuve e Massa.
La mossa della Bmw influisce sui futuri rapporti con la Williams. Il contratto prevede la fornitura dei motori fino al 2009, ma sono previste alcune clausole di disimpegno. La scuderia inglese, dal canto suo, sta sondando il terreno con Cosworth, Toyota e Honda. Proprio quest’ultima sembra la favorita. Sarebbe un ritorno dopo le vittorie del duo Williams-Honda nel mondiale costruttori del 1986 e 1987. Davanti ai problemi degli altri team, la Ferrari per il momento sorride. Luca Cordero di Montezemolo, tornando ieri sulla vittoria di Indianapolis, ha dichiarato: «I tempi dimostrano che avremmo vinto la gara in ogni caso. Realisticamente mi sento di dire che avremmo vinto». Alla domanda se il campionato a questo punto sia nuovamente aperto, Montezemolo ha risposto laconico: «Spero di sì».

Un microchip per le arance

METAPONTO – Sicurezza e tracciabilità dell'agroalimentare. Due parole molto alla moda, ma che in alcuni casi si dimostrano lontane chimere. Non sarà più così. Un microchip classificherà piante madri di agrumi di elevato interesse e pregio commerciale e potrà tracciare, in seguito, le piante figlie, "con la tecnica del prelievo di marze (parte di ramo o di tralcio che ha non più di due o tre gemme) e innesto su porta-innesti certificati". L’iniziativa, inedita nel campo del vivaismo, è frutto dell'accordo tra Metapontum Agrobios e la milanese Uniteam spa.
Il progetto pilota, già partito, è realizzato in collaborazione con l’Ufficio Fitosanitario della Regione Basilicata, il Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale e il Consorzio dei Vivaisti Lucani (Covil). I primi risultati sulle 229 piante di agrumi di diverse specie e varietà, di proprietà del Covil, si conosceranno a settembre. «Il sistema di etichettatura elettronica - spiega Pasquale Domenico Grieco responsabile dell'unità Fitopatologia e Ogm di Metapontum Agrobios - consentirà d'immagazzinare i dati utili alla tracciabilità e all’individuazione delle piante, recuperando le informazioni mediante un computer palmare». Il modello del progetto, interamente made in Italy, pone le basi per ulteriori sviluppi e costituisce il primo esempio di tracciabilità con la tecnologia RFId (microchip) applicata al settore vivaistico. L'aspirazione segreta è di candidare l'Italia come capofila della certificazione 'sicura' a livello europeo e mondiale.
«Abbiamo intenzione - continua Grieco - di seguire tutta la tracciabilità dei prodotti agroalimentari, lavorando a stretto contatto con il Dipartimento Agricoltura regionale e con il Covil. Si sposa appieno così il concetto di piattaforma integrata per fare servizi e ricerca qualificata che migliori il prodotto italiano». È difficile descrivere su una targhetta, facilmente asportabile, il lungo processo che va dal seme alla pianta e anche le sofisticazioni sono in agguato. Con la nuova soluzione questi problemi spariranno, evitando anche fughe di cervelli o di tecnologia all'estero.
Per asportare il microchip bisognerà incidere le piante, rendendo vano qualsiasi tentativo di falsificazione. «I codici, chiarisce Grieco – sono unici e non possono essere riutilizzati. Pensiamo di sfruttare tecnologie ancora più avanzate, in una seconda fase, per identificare interi lotti o gruppi di piante». Sul territorio lucano in futuro si avranno dati statistici certi e con pochi click del mouse si potrà sapere com'è la mappa delle piante arboree.
«Anche i nostri colleghi esteri - conclude il responsabile dell'unità Fitopatologia - potranno conoscere il passaporto delle piante comodamente seduti davanti ai loro computer. Certo ci saranno delle password per poter accedere. Il sistema è blindato ed è un po' come un marchio di qualità che noi forniamo». L'idea progettuale è seguita e sponsorizzata dal presidente di Metapontum Agrobios Rocco Viglioglia. L'invenzione dei ricercatori lucani sarà, dunque, uno strumento indispensabile per colmare la distanza tra produttori e consumatori. I primi avranno la possibilità di rendere pubblica la qualità del loro prodotto, mentre i secondi otterranno la certezza della qualità.

Marika Diana: asso del volante ancora senza patente

Un asso del volante a soli 17 anni. Marika Diana in pista sa farsi rispettare. Chiedetelo ai suoi colleghi maschi della Formula Ford 1800 che di polvere ne mangiano. E tanta. Marika da Colleferro (Roma) non si monta la testa per le vittorie e si racconta come una normale diciassettenne: «Esco con le mie amiche, certo non spessissimo. L'anno prossimo frequenterò regolarmente il quinto anno da perito elettronico». Promossa sulla pista e anche a scuola, quindi, ma quali sono i suoi interessi? «Vado tre volte a settimana in palestra, lavoro presso il negozio di mio padre, il 'MarikaKart', e insegno ai bambini come guidare il Kart. Mi piacciono anche i film d'avventura o d'azione ed affitto 2 dvd al giorno». Ha ragione qualcuno quando le dà del maschiaccio... Quali sport oltre ai motori le piacciono? «L'equitazione sin da piccola, ma mi attira anche lo sci e lo sport in generale». Ha vinto le prime tre gare di fila della Formula Ford 1800: Binetto Magione, Misano. Vuole fare subito il poker a Monza? «Sì, ho vinto tre gare e sono felicissima. Voglio continuare a vincere per avere un distacco maggiore dal secondo. Sarei così più tranquilla». In gara raggiungete quasi i 300 km orari. Cosa si prova ad essere la più veloce donna pilota italiana? «E' un'emozione bellissima, indescrivibile. Sono l'unica italiana, perché tra le donne c'è Danica Patrick, ma lei è americana. La velocità mi attrae e mi fa piacere. Ricevo molti complimenti via e-mail, con richieste di foto e autografi». Spinge il piede sull'acceleratore, ma lo fa con prudenza? «Sono un pilota che ci tiene molto alla sicurezza e alla macchina. Non entro al primo turno con la voglia di strafare. Studio molto il circuito, scaldo le gomme, controllo i freni. Se vinco è perché bado molto a queste cose. Mi capita spesso che al primo turno della mattina non faccia tempi eccezionali. Allora gli avversari pensano 'Oggi Marika non va'. Poi al secondo turno li stacco di un secondo e non capiscono come mai». Andare piano nei primi giri è anche una tattica? « E' una strategia per illuderli e per non farli spingere di più in gara. In realtà lo faccio per testare il motore e per non giocarmi la macchina».
La sua aspirazione è la Formula 1, diventare la nuova Giovanna Amati. E' sicura di farcela? «Sicura no, ma l'anno prossimo gareggerò in Formula 3. Oltre alla Formula 1 mi piacerebbe correre la 24 ore di Le Mans o la Formula Indy in America. Mi piacerebbe gareggiare in qualche pista che ha l'ovale». Cosa pensi di Schumacher e degli altri piloti di Formula 1? Ti sono simpatici? «Ho sempre pensato che Scumacher fosse un pilota molto forte. Quest'anno un po' mi ha stupito. Ho capito che se non ha la macchina performante non sta davanti. Quest'anno primeggiano altri piloti come Fisichella e Trulli, che mi piacciono molto». Ti chiamano lady Romana, lady Diana e Polegirl. Quale di questi appellativi rispecchia il tuo carattere? «L'ultimo sicuramente, perché l'aspirazione è quella di vincere e di migliorarsi. Quando salgo in macchina penso solo a vincere. Devo essere la più forte, la più agguerrita, devo gestire io la gara». Sei senza patente, ma in pista vai come un razzo. In città come ti muovi? «Con una mini-macchina e con il motorino» Anche con quei mezzi sei spericolata? «Quando posso metto la musica e accelero un po'». Sei stata in Inghilterra per migliorare il tuo inglese a cosa punti? «Devo perfezionarlo per le interviste e perché in Formula 3 molti meccanici lo parlano». L'inglese c'è, la fame di vittoria pure, Schumacher fatti più in là.