BERNALDA - Il comitato “Cittadini attivi” di Bernalda e Metaponto non intende lanciare accuse, ma, come dice il presidente, Pietro Tamburrano «vogliamo stare sereni. La nostra è solo una richiesta di vigilanza sulla correttezza dei comportamenti per la tranquillità dei cittadini. Chi deve vigilare, quindi, vigili». Oggetto di una lettera aperta, inviata al commissario prefettizio, al prefetto, al questore e alla procura della repubblica di Matera, è la segnalazione secondo la quale l’ex sindaco e alcuni ex amministratori «frequenterebbero con una certa assiduità alcuni uffici di area tecnica, anche in orari di chiusura degli stessi». Sono indicati, inoltre, «frettolosi traslochi di materiale cartaceo fuori dalla Sede municipale».
Il professor Tamburrano rivela che i “Cittadini attivi” raccolgono ogni giorno le notizie riferite nella missiva: «Diciamo le cose che vediamo, che la gente e vari impiegati comunali raccontano. In orari di chiusura neanche gli ex amministratori dovrebbero entrare negli uffici pubblici». I membri del comitato attendono ancora di esser ricevuti dal commissario prefettizio, Mariarita Iaculli, dopo che proprio a lei, nelle scorse settimane, avevano chiesto di “sapere qualcosa in più” su 34 argomenti tra i quali ci sono: la Felandina, i criteri per l’assegnazione del “reddito minimo”, i depuratori di Bernalda e Metaponto, le dichiarazioni dei redditi degli amministratori uscenti, il ripascimento del lido metapontino ecc.
L’ex primo cittadino, Francesco Renna rimane stupito e amareggiato dalla lettera e spiega: «Da quando non sono più sindaco è capitato una volta sola, di pomeriggio, che l’ingegner Marco Tataranno mi abbia chiamato nel suo ufficio per un chiarimento su una pratica e il portone del municipio era aperto. Non ci possiamo difendere anche da queste cose! Il fatto non esiste. Non sono entrato di nascosto! C’erano anche altre persone. Se un cittadino non è libero neanche di andare nella casa comunale... Questa è una caccia alle streghe “infamante” e speravo che con la fine del mio mandato sarebbe finita».
Riguardo al trasloco Renna ha una sua spiegazione: «Dovevo liberare la scrivania e il mio ufficio prima dell’arrivo del commissario prefettizio. Ci sono faldoni pieni di fotocopie sulla mia attività amministrativa che mi è sembrato opportuno conservare per il futuro. I documenti originali sono rimasti negli uffici comunali. È avvenuto tutto alla luce del sole. Questa è un’ossessione nei confronti della gente e mi riservo di adire le vie legali se saranno riscontrate delle notizie di reato».
lunedì, giugno 29, 2009
I contadini del terzo millennio
BERNALDA – Quali sono e come saranno i nuovi agricoltori italiani? Quali frontiere hanno superato o si preparano a oltrepassare? Le risposte a queste e ad altre domande si possono trovare leggendo il recente volume “I contadini del terzo millennio”, edito dalla Amp di Perugia. Il libro raccoglie le esperienze del progetto “Il welfare nelle aree rurali: il contributo dell’agricoltura” portato avanti dal Ministero delle Politiche Agricole, dall’Università di Perugia, da Acliterra e dal “Rural sociology group” dell’Università olandese di Wageningen.
Nel testo, a cura dei docenti Pierluigi Milone e Flaminia Ventura, sono raccontate le dinamiche evolutive e la multifunzionalità dell’agricoltura nella costruzione di nuove identità rurali. All’elaborazione del rapporto hanno dato il loro contributo anche studenti universitari lucani, aderenti ad Acliterra di Basilicata, che hanno intervistato alcuni titolari di aziende agricole locali.
Tra loro c’era Davide Brescia, che ci tiene a ringraziare per la bella esperienza Giulio Sarli, ex presidente aclista nella nostra regione. Il giovane bernaldese, in questo suo viaggio nel territorio lucano, è rimasto affascinato dal mondo agrario, un mondo per lui ricco di sorprese, «di innovazione, di giovani, di aziende che puntano sulla qualità certificata». Sono state venti le imprese visitate da Davide, che aveva un questionario con quarantanove domande. Le risposte sono servite ai due docenti universitari perugini per capire, ad esempio, i rapporti sociali e d economici tra i contadini, se qualcuno ha il desiderio di avere un figlio agricoltore e per conoscere, molto da vicino, quali siano le difficoltà nella realizzazione di nuove attività. I risultati raccolti, è proprio il caso di dirlo, sul campo sono stati interessanti non solo per la pubblicazione del volume, ma anche per analizzare a fondo come si muove la campagna italiana.
Sei “esperienze lucane” pronte per il nuovo millennio, con i testi curati dal giovane Brescia; hanno trovato spazio nel libro: Azienda Agricola Agrituristica “Al fagiolo d’oro” Sarconi, Bioagriturismo “La Garavina” Terranova del Pollino, Azienda Agraria “La fiorita” La Martella, Matera, Azienda Agricola “Rosano Bernardino”, Azienda Agricola “Fratelli Carrieri”, entrambe di Bernalda e Azienda Agricola “Dichio vivai garden” di Metaponto. Ritornare alla terra, dunque, credere in essa può essere ancora un punto d’orgoglio e un’occasione concreta per poter progettare il futuro, offrire posti di lavoro ai giovani e contribuire allo sviluppo delle aree interne.
Nel testo, a cura dei docenti Pierluigi Milone e Flaminia Ventura, sono raccontate le dinamiche evolutive e la multifunzionalità dell’agricoltura nella costruzione di nuove identità rurali. All’elaborazione del rapporto hanno dato il loro contributo anche studenti universitari lucani, aderenti ad Acliterra di Basilicata, che hanno intervistato alcuni titolari di aziende agricole locali.
Tra loro c’era Davide Brescia, che ci tiene a ringraziare per la bella esperienza Giulio Sarli, ex presidente aclista nella nostra regione. Il giovane bernaldese, in questo suo viaggio nel territorio lucano, è rimasto affascinato dal mondo agrario, un mondo per lui ricco di sorprese, «di innovazione, di giovani, di aziende che puntano sulla qualità certificata». Sono state venti le imprese visitate da Davide, che aveva un questionario con quarantanove domande. Le risposte sono servite ai due docenti universitari perugini per capire, ad esempio, i rapporti sociali e d economici tra i contadini, se qualcuno ha il desiderio di avere un figlio agricoltore e per conoscere, molto da vicino, quali siano le difficoltà nella realizzazione di nuove attività. I risultati raccolti, è proprio il caso di dirlo, sul campo sono stati interessanti non solo per la pubblicazione del volume, ma anche per analizzare a fondo come si muove la campagna italiana.
Sei “esperienze lucane” pronte per il nuovo millennio, con i testi curati dal giovane Brescia; hanno trovato spazio nel libro: Azienda Agricola Agrituristica “Al fagiolo d’oro” Sarconi, Bioagriturismo “La Garavina” Terranova del Pollino, Azienda Agraria “La fiorita” La Martella, Matera, Azienda Agricola “Rosano Bernardino”, Azienda Agricola “Fratelli Carrieri”, entrambe di Bernalda e Azienda Agricola “Dichio vivai garden” di Metaponto. Ritornare alla terra, dunque, credere in essa può essere ancora un punto d’orgoglio e un’occasione concreta per poter progettare il futuro, offrire posti di lavoro ai giovani e contribuire allo sviluppo delle aree interne.
Buon vento nel mare del Sud racconta il metapontino
METAPONTO - La Basilicata si riconferma, ancora una volta, una regione da scoprire. Dopo il successo della scorsa edizione, è ripartito su Telenorba 7 mercoledì 17 giugno alle 21.15 “Buon vento nel mare del Sud”, con una prima puntata dedicata alla costa jonica lucana, ma anche a Craco, Rotondella e al parco del Pollino. Il programma ha due repliche: il venerdì alle 21.15 su TN8 e la domenica alle 14.00 su TN7.
A ideare, scrivere e condurre la seconda edizione è sempre la gravinese Sabrina Merolla, 33 anni, collaboratrice di “Sky Leonardo” e voce di “Radio Capital”. «“Buon Vento” - racconta Sabrina - nasce dalla concezione della costa come punto d’incontro tra due mondi differenti e, allo stesso tempo, imprescindibili l’uno dall’altro: il mare e l’entroterra, punti di arrivo e di partenza per nuove conoscenze e nuove esperienze».
Per presentare al meglio le ricchezze lucane sono stati intervistati Tonino Colucci, responsabile dell’oasi Wwf del bosco “Pantano” di Policoro, Sigismondo Mangialardi, presidente del circolo velico lucano “Akiris”, il professor Carmelo Rogolino, rappresentanti della Pro loco policorese, Salvatore Bianco e Antonio De Siena, direttori rispettivamente dei musei nazionali della Siritide e di Metaponto.
Sabrina Merolla, che vive a Tricarico, sostiene che “Buon vento nel mare del Sud”, «esplorando la fascia costiera che delimita le terre del Sud tra Puglia e Basilicata, percorre le coste del Mediterraneo, svelando e raccontando i paesaggi, gli scorci, i panorami e gli scenari che fanno di ogni luogo una gemma della preziosa collana della nostra costa. Il taglio televisivo del programma si fonda sullo spirito della scoperta e dell’avventura, vissute in prima persona dai protagonisti dei luoghi e virtualmente da chi ci segue».
Nella puntata successiva Sabrina scenderà “nel ventre” del sottomarino “Giuliano Prini” della Marina Militare e poi si trasferirà sulla portaerei “Giuseppe Garibaldi”. Ogni puntata, in cui compare anche l’inviato Martino Cazzorla, viene pensata e realizzata come un viaggio per scoprire meglio la Puglia e la Basilicata, una “traversata” che ciascun telespettatore potrà poi imitare insieme agli amici o alla propria famiglia.
A ideare, scrivere e condurre la seconda edizione è sempre la gravinese Sabrina Merolla, 33 anni, collaboratrice di “Sky Leonardo” e voce di “Radio Capital”. «“Buon Vento” - racconta Sabrina - nasce dalla concezione della costa come punto d’incontro tra due mondi differenti e, allo stesso tempo, imprescindibili l’uno dall’altro: il mare e l’entroterra, punti di arrivo e di partenza per nuove conoscenze e nuove esperienze».
Per presentare al meglio le ricchezze lucane sono stati intervistati Tonino Colucci, responsabile dell’oasi Wwf del bosco “Pantano” di Policoro, Sigismondo Mangialardi, presidente del circolo velico lucano “Akiris”, il professor Carmelo Rogolino, rappresentanti della Pro loco policorese, Salvatore Bianco e Antonio De Siena, direttori rispettivamente dei musei nazionali della Siritide e di Metaponto.
Sabrina Merolla, che vive a Tricarico, sostiene che “Buon vento nel mare del Sud”, «esplorando la fascia costiera che delimita le terre del Sud tra Puglia e Basilicata, percorre le coste del Mediterraneo, svelando e raccontando i paesaggi, gli scorci, i panorami e gli scenari che fanno di ogni luogo una gemma della preziosa collana della nostra costa. Il taglio televisivo del programma si fonda sullo spirito della scoperta e dell’avventura, vissute in prima persona dai protagonisti dei luoghi e virtualmente da chi ci segue».
Nella puntata successiva Sabrina scenderà “nel ventre” del sottomarino “Giuliano Prini” della Marina Militare e poi si trasferirà sulla portaerei “Giuseppe Garibaldi”. Ogni puntata, in cui compare anche l’inviato Martino Cazzorla, viene pensata e realizzata come un viaggio per scoprire meglio la Puglia e la Basilicata, una “traversata” che ciascun telespettatore potrà poi imitare insieme agli amici o alla propria famiglia.
Il Pdl contesta duramente l'ex sindaco Renna
BERNALDA - Bocciato, senza nessuna possibilità di ripresentarsi a settembre. I cinque anni dell’ex sindaco Francesco Renna sono stati messi sotto accusa e condannati, senza appello, dal “Popolo della libertà” con un lungo intervento dal titolo “Vizi pubblici e private virtù”, pubblicato sul sito internet all’indirizzo: http://pdlbernalda.blogspot.com/. Si parte dal manifesto - comunicato, affisso in paese agli inizi di giugno, giudicato: «autocelebrativo, ideologico e propagandistico, pieno zeppo di retorica e infarcito, come al solito, di chiacchiere che non corrispondono a nessuna realtà e a tratti anche molto discutibilmente intimistico». Renna è definito non come un “tecnico” prestato alla politica, ma come un uomo che ha partecipato alla pratica dell’amministrazione pubblica, non nascondendo «la sua aspirazione a diventare Sindaco».
Tra le cose che proprio non vanno giù agli aderenti al Pdl c’è il fatto che l’ex primo cittadino pare volesse una proroga del suo mandato «fino allo svolgimento delle rinviate elezioni. E meno male che non era attaccato alla poltrona! Ma lui dice di averlo fatto per il solito puro spirito di servizio alla cittadinanza e che sarebbe stato disposto a farlo anche senza stipendio».
Non ci sono lodi, insomma, perché la realtà sarebbe ben diversa, perché Renna «dovrebbe camminare tra le strade del paese a testa alta tra due ali di folla esultante», perché si sarebbe dovuto ricandidare per portare a termine il suo programma. Se tutto ciò non è avvenuto, scrivono quelli del Pdl, è per il fatto che «con Renna si è raggiunto il peggio e il fondo».
Si passa poi a smontare tutti i buoni risultati presentati ai bernaldesi dalla precedente amministrazione: l’uscita dal dissesto, l’oculata gestione finanziaria del Comune, gli aiuti ad anziani, disabili e bambini, la raccolta differenziata, l’urbanistica ecc. C’è, successivamente, un’incursione molto dura nel privato di Renna, che ha trovato «decoroso dichiarare in pubblico la propria fedeltà coniugale, ovvero trasformare in argomento di interesse pubblico un atto privato» e non ha giudicato «disdicevole fare e dire di tutto per ottenere l’assunzione in Comune di sua moglie, che è un interesse privato in atto pubblico».
Al commissario prefettizio Mariarita Iaculli toccherà, secondo il Pdl, far luce sui conti del Comune e «su molto altro ancora che per troppi anni è andato accumulandosi negli uffici dell’Ente senza che i cittadini ne venissero mai minimamente informati. State pur certi che se davvero esiste il tesoretto di 8 Milioni di Euro che Renna dichiara di lasciare in eredità, procederemo speditamente a trasformarli in cantieri aperti».
Tra le cose che proprio non vanno giù agli aderenti al Pdl c’è il fatto che l’ex primo cittadino pare volesse una proroga del suo mandato «fino allo svolgimento delle rinviate elezioni. E meno male che non era attaccato alla poltrona! Ma lui dice di averlo fatto per il solito puro spirito di servizio alla cittadinanza e che sarebbe stato disposto a farlo anche senza stipendio».
Non ci sono lodi, insomma, perché la realtà sarebbe ben diversa, perché Renna «dovrebbe camminare tra le strade del paese a testa alta tra due ali di folla esultante», perché si sarebbe dovuto ricandidare per portare a termine il suo programma. Se tutto ciò non è avvenuto, scrivono quelli del Pdl, è per il fatto che «con Renna si è raggiunto il peggio e il fondo».
Si passa poi a smontare tutti i buoni risultati presentati ai bernaldesi dalla precedente amministrazione: l’uscita dal dissesto, l’oculata gestione finanziaria del Comune, gli aiuti ad anziani, disabili e bambini, la raccolta differenziata, l’urbanistica ecc. C’è, successivamente, un’incursione molto dura nel privato di Renna, che ha trovato «decoroso dichiarare in pubblico la propria fedeltà coniugale, ovvero trasformare in argomento di interesse pubblico un atto privato» e non ha giudicato «disdicevole fare e dire di tutto per ottenere l’assunzione in Comune di sua moglie, che è un interesse privato in atto pubblico».
Al commissario prefettizio Mariarita Iaculli toccherà, secondo il Pdl, far luce sui conti del Comune e «su molto altro ancora che per troppi anni è andato accumulandosi negli uffici dell’Ente senza che i cittadini ne venissero mai minimamente informati. State pur certi che se davvero esiste il tesoretto di 8 Milioni di Euro che Renna dichiara di lasciare in eredità, procederemo speditamente a trasformarli in cantieri aperti».
giovedì, giugno 18, 2009
Che cosa succede alle api nel metapontino?
NOVA SIRI - Il problema dell’avvelenamento e della moria di api nel metapontino non è stato ancora risolto. «Molte api sono indebolite. La produzione del miele di arancio - dice l’apicoltore Ivan Guida - è andata, comunque, bene, ma è stata minore rispetto allo scorso anno. Ora attendo la fioritura dell’eucalipto, per vedere quanto miele faremo».
Circa un mese fa fu realizzato un video, girato tra la piana di Sibari e Metaponto, da Claudio Porrini, ricercatore dell’Università di Bologna e da Andrea Besana, veterinario del Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori Agricoltori Biologici Italiani). Il filmato, pubblicato poi in internet su “Youtube”, fa vedere oltre alla decimazione delle api, anche l’insorgere di patologie nella covata. Le immagini mostrano un’ispezione a cinque postazioni, per un totale di 150 alveari. Sui campioni prelevati sono in corso delle analisi presso l'Istituto Zooprofilattico di Padova, per definire con precisione le cause della moria.
«Penso che dovremo attendere ancora due settimane - dice il veterinario Andrea Besana - per avere i risultati, perché si tratta di esami molto lunghi. Sui campioni non è detto poi che ci sia positività al principio attivo (presente negli agrofarmaci ndr). Posso dire che morie così elevate davanti all’alveare di Guida sono molto probabilmente collegate ad un avvelenamento».
Proprio lo stesso apicoltore lucano, socio del Conapi, che aveva perso circa cento famiglie di api nelle scorse settimane, aveva denunciato al Quotidiano: «Penso che siano morte a causa degli insetticidi nei pescheti e negli aranceti. A volte i contadini fanno dei trattamenti chimici pure durante la fioritura, anche se è vietato dalla legge». Va ricordato che la legge quadro sull’apicoltura del 2004 e diverse leggi regionali disciplinano l’uso di fitofarmaci.
«Quando gli alveari sono collocati negli agrumeti - aggiunge Besana - le api vengono decimate dai trattamenti, usati nella prefioritura. Quest’anno abbiamo grossi problemi anche con il miele di eucalipto, nel metapontino e nel crotonese, a causa delle colture orticole come i meloni. Le api, in mancanza d’acqua, vanno a bere proprio dalle bocchette utilizzate dagli agricoltori per i trattamenti chimici».
Circa un mese fa fu realizzato un video, girato tra la piana di Sibari e Metaponto, da Claudio Porrini, ricercatore dell’Università di Bologna e da Andrea Besana, veterinario del Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori Agricoltori Biologici Italiani). Il filmato, pubblicato poi in internet su “Youtube”, fa vedere oltre alla decimazione delle api, anche l’insorgere di patologie nella covata. Le immagini mostrano un’ispezione a cinque postazioni, per un totale di 150 alveari. Sui campioni prelevati sono in corso delle analisi presso l'Istituto Zooprofilattico di Padova, per definire con precisione le cause della moria.
«Penso che dovremo attendere ancora due settimane - dice il veterinario Andrea Besana - per avere i risultati, perché si tratta di esami molto lunghi. Sui campioni non è detto poi che ci sia positività al principio attivo (presente negli agrofarmaci ndr). Posso dire che morie così elevate davanti all’alveare di Guida sono molto probabilmente collegate ad un avvelenamento».
Proprio lo stesso apicoltore lucano, socio del Conapi, che aveva perso circa cento famiglie di api nelle scorse settimane, aveva denunciato al Quotidiano: «Penso che siano morte a causa degli insetticidi nei pescheti e negli aranceti. A volte i contadini fanno dei trattamenti chimici pure durante la fioritura, anche se è vietato dalla legge». Va ricordato che la legge quadro sull’apicoltura del 2004 e diverse leggi regionali disciplinano l’uso di fitofarmaci.
«Quando gli alveari sono collocati negli agrumeti - aggiunge Besana - le api vengono decimate dai trattamenti, usati nella prefioritura. Quest’anno abbiamo grossi problemi anche con il miele di eucalipto, nel metapontino e nel crotonese, a causa delle colture orticole come i meloni. Le api, in mancanza d’acqua, vanno a bere proprio dalle bocchette utilizzate dagli agricoltori per i trattamenti chimici».
mercoledì, giugno 17, 2009
Per mangiar bene basta un picnic al mare
BERNALDA - Una domanda che spesso i genitori rivolgono alle insegnanti delle scuole dell’infanzia e primarie è: mio figlio ha mangiato? La cosa più importante di cui si dovrebbero preoccupare, però, è che cosa mangia il bambino? Per rispondere a questo quesito si può guardare il cortometraggio “Picnic al mare”, realizzato l’anno scorso dagli alunni della allora 2° A e B, scuola primaria “Aldo Moro”. L’opera, l’unica della Basilicata, è giunta in finale al festival nazionale del cortometraggio scolastico “Gabriele Inguscio”, nella sezione “Premio speciale del pubblico”. La proiezione e la premiazione dei vincitori si svolgerà a fine luglio, presso l’atrio del castello “Risolo” di Specchia (Le).
Il video, che dura 15 minuti, può essere visto digitando l’indirizzo http://www.gabrieleinguscio.it/Edizione2009.php. «Il cortometraggio - dichiara Annunziata Lomonaco, referente del progetto cinema per la direzione didattica bernaldese - è stato girato a Metaponto, dopo aver portato a termine un percorso multidisciplinare sull’educazione alimentare. I bambini sanno scegliere quali sono i cibi sani, puntando su frutta e verdura. Già l’anno scorso avevamo partecipato al premio con un altro corto “Il mio unico desiderio di essere libero”, basato sui quattro elementi naturali: terra, aria, acqua e fuoco».
Il breve film è stato realizzato nell’ambito dei laboratori di alfabetizzazione cinematografica che il “Noeltan Film Studio” di Antonello Faretta, in collaborazione con il “Potenza International Film Festival”, organizza tutti gli anni nelle scuole lucane di ogni ordine e grado. Obiettivo principale dei percorsi è quello di migliorare la consapevolezza critica dei ragazzi e di fornire tutti gli strumenti utili per utilizzare il linguaggio audiovisivo come forma di racconto cinematografico.
I laboratori, che si svolgono durante tutto l’anno scolastico, si sviluppano in un percorso di tipo teorico - pratico suddiviso in tre moduli: preparazione, produzione e post-produzione. Per il loro cortometraggio, gli alunni sono stati seguiti dal “Noeltan Film Studio” nelle fasi di produzione e postproduzione.
I bambini hanno capito, partecipando e recitando tutti come protagonisti, che conviene mangiare bene per stare bene. Mangiare bene equivale pure ad esser capaci di scegliere, sapendo qual è la composizione dei principali alimenti (proteine, carboidrati, grassi, sali minerali, vitamine, fibra alimentare) e il loro apporto in calorie.
Il video, che dura 15 minuti, può essere visto digitando l’indirizzo http://www.gabrieleinguscio.it/Edizione2009.php. «Il cortometraggio - dichiara Annunziata Lomonaco, referente del progetto cinema per la direzione didattica bernaldese - è stato girato a Metaponto, dopo aver portato a termine un percorso multidisciplinare sull’educazione alimentare. I bambini sanno scegliere quali sono i cibi sani, puntando su frutta e verdura. Già l’anno scorso avevamo partecipato al premio con un altro corto “Il mio unico desiderio di essere libero”, basato sui quattro elementi naturali: terra, aria, acqua e fuoco».
Il breve film è stato realizzato nell’ambito dei laboratori di alfabetizzazione cinematografica che il “Noeltan Film Studio” di Antonello Faretta, in collaborazione con il “Potenza International Film Festival”, organizza tutti gli anni nelle scuole lucane di ogni ordine e grado. Obiettivo principale dei percorsi è quello di migliorare la consapevolezza critica dei ragazzi e di fornire tutti gli strumenti utili per utilizzare il linguaggio audiovisivo come forma di racconto cinematografico.
I laboratori, che si svolgono durante tutto l’anno scolastico, si sviluppano in un percorso di tipo teorico - pratico suddiviso in tre moduli: preparazione, produzione e post-produzione. Per il loro cortometraggio, gli alunni sono stati seguiti dal “Noeltan Film Studio” nelle fasi di produzione e postproduzione.
I bambini hanno capito, partecipando e recitando tutti come protagonisti, che conviene mangiare bene per stare bene. Mangiare bene equivale pure ad esser capaci di scegliere, sapendo qual è la composizione dei principali alimenti (proteine, carboidrati, grassi, sali minerali, vitamine, fibra alimentare) e il loro apporto in calorie.
martedì, giugno 16, 2009
I Cittadini attivi danno il benvenuto al commissario prefettizio
BERNALDA - Li hanno chiamati negli anni, come ricorda Antonio Forcillo nel suo recente libro “E fu antipolitica” i polacchi, i tibetani, quelli del gazebo, gli antipolitici. Si tratta di molte definizioni a cui, modestamente, possiamo aggiungere quella di “neologisti”. Sì, perché dopo il conto alla rovescia, il nuovo anno del comitato “Cittadini attivi” di Bernalda e Metaponto è stato festeggiato l’otto giugno scorso, data in cui è finita la “Ti-rennia”, allusione, nemmeno tanto velata, alla conclusione del mandato elettorale del sindaco Francesco Renna.
Il commissario prefettizio, Mariarita Iaculli, insediatosi giovedì 11 giugno, ha trovato per quelli del comitato un paese, bello da vedere, ma brutto per vivere. «Ci aspettiamo molto dal commissario. - dice il professor Pietro Tamburrano, presidente dei “Cittadini Attivi” - Quest’anno di riflessione, prima delle elezioni comunali, può servire per far luce su tante situazioni controverse e contraddittorie. Vogliamo avere una conoscenza esatta del debito comunale e della situazione reale del famigerato dissesto economico-finanziario del nostro Comune».
Sul suo tavolo la dottoressa Iaculli ha ricevuto una lettera di benvenuto da parte del comitato, unita alla richiesta di “sapere qualcosa in più” su ben 34 questioni: «sulla ex-colonia di Metaponto, divenuta struttura privata con appartamenti in vendita, sul piano urbano del traffico, che tanti danni ha fatto e continua a fare, su Piazza del Popolo “sedotta, espugnata, deflorata e abbandonata”, sulla ricollocazione delle antenne telefoniche poste illegalmente (vedi Cimitero), sulle strade alluvionate rifatte “alla garibaldina” coi fondi della Protezione Civile, sulla Felandina, ricettacolo perenne e ancora attuale di “promessi posti di lavoro”».
Il rispetto della legalità, al primo posto nell’agire dei “Cittadini attivi”, emerge pure quando viene chiesto conto delle molte strade urbane «non accatastate», del concorso per vigili urbani, dei criteri per l'assegnazione dei redditi minimi «e rispettivo “cambio merce”», o degli incendi estivi nel territorio «che, come per magia, aprono le porte alle trivellazioni petrolifere».
«Le richieste al commissario, che abbiamo anche affisso sotto il nostro gazebo, vengono lette e approvate da molti bernaldesi. Le abbiamo scritte in risposta ai manifesti dell’ex sindaco, fatti esporre alla fine della campagna elettorale. In questi mesi - conclude Tamburrano - inviteremo i rappresentanti delle due liste, pronte per le elezioni comunali poi rinviate, a rivedere le loro candidature, cercando persone più valide e preparate».
Il commissario prefettizio, Mariarita Iaculli, insediatosi giovedì 11 giugno, ha trovato per quelli del comitato un paese, bello da vedere, ma brutto per vivere. «Ci aspettiamo molto dal commissario. - dice il professor Pietro Tamburrano, presidente dei “Cittadini Attivi” - Quest’anno di riflessione, prima delle elezioni comunali, può servire per far luce su tante situazioni controverse e contraddittorie. Vogliamo avere una conoscenza esatta del debito comunale e della situazione reale del famigerato dissesto economico-finanziario del nostro Comune».
Sul suo tavolo la dottoressa Iaculli ha ricevuto una lettera di benvenuto da parte del comitato, unita alla richiesta di “sapere qualcosa in più” su ben 34 questioni: «sulla ex-colonia di Metaponto, divenuta struttura privata con appartamenti in vendita, sul piano urbano del traffico, che tanti danni ha fatto e continua a fare, su Piazza del Popolo “sedotta, espugnata, deflorata e abbandonata”, sulla ricollocazione delle antenne telefoniche poste illegalmente (vedi Cimitero), sulle strade alluvionate rifatte “alla garibaldina” coi fondi della Protezione Civile, sulla Felandina, ricettacolo perenne e ancora attuale di “promessi posti di lavoro”».
Il rispetto della legalità, al primo posto nell’agire dei “Cittadini attivi”, emerge pure quando viene chiesto conto delle molte strade urbane «non accatastate», del concorso per vigili urbani, dei criteri per l'assegnazione dei redditi minimi «e rispettivo “cambio merce”», o degli incendi estivi nel territorio «che, come per magia, aprono le porte alle trivellazioni petrolifere».
«Le richieste al commissario, che abbiamo anche affisso sotto il nostro gazebo, vengono lette e approvate da molti bernaldesi. Le abbiamo scritte in risposta ai manifesti dell’ex sindaco, fatti esporre alla fine della campagna elettorale. In questi mesi - conclude Tamburrano - inviteremo i rappresentanti delle due liste, pronte per le elezioni comunali poi rinviate, a rivedere le loro candidature, cercando persone più valide e preparate».
domenica, giugno 14, 2009
Il Pdl di Bernalda pubblica le pagelle
sui candidati alle provinciali 2009
BERNALDA – L'anno scolastico è appena finito, le elezioni provinciali anche ed è tempo di pagelle. Il “Popolo della libertà” di Bernalda ha dato i voti sul suo sito intenet http://pdlbernalda.blogspot.com/ ai tanti candidati bernaldesi alla carica di consigliere comunale. I promossi sono tanti, 11 per l'esattezza. Al primo posto ci sono Franco Carbone, l'unico degli eletti, e Gianluca Colonna. I due candidati del Pdl si guadagnano un bel nove.
Dietro di loro c'è Anna Scarnato, dei “Popolari uniti”, promossa con otto e un commento lusinghiero: «Tanti voti dei centristi del Pd passano ai Popolari Uniti e non è un caso che a livello regionale il partito dell’ex-Presidente Nigro ottiene ottime performance. Anche questo è un ottimo risultato e conferma, in qualche modo, quello delle amministrative 2004 quando Anna Scarnato ottenne più di 200 voti con Alleanza Popolare». Viene trattato bene con un 7+ pure l'ex vicesindaco Nunzio Viggiano (Ps), che finisce quasi a pari merito (7) con il giovane Nicola Caputi (Udeur).
I due sei e mezzo sono stati assegnati a Giuseppe Petrocelli (Idv) e a Giovanni Porcelli (Udc): «Questi 155 voti sono tutti suoi nel senso che il partito, a livello locale, non gli ha messo a disposizione neppure un comitato elettorale. Anche il signor Porcelli ottiene un buon risultato e al nostro voto sommiamo anche uno 0,5 per il coraggio dimostrato». Ammessi, ma con il 6+ o il 6 Franco Grieco (Rci), Giambattista Mazzei (Idv), Stefano Braico (Mpi) e Maria Gallitelli (Pd). Per lei ci sono parole di elogio e qualche frecciata: «Un partito intero unito e compatto per la ‘’compagna’’ Maria. Non è bastato… Tanti centristi del Pd hanno votato altrove e si nota dal risultato ottenuto gravato anche dal fatto che 15 anni di ‘’amministrazione rossa’’ hanno spossato l’intera cittadinanza a tal punto che la protesta si è fatta sentire nelle urne del voto provinciale. La D.ssa Gallitelli ottiene comunque un ottimo risultato».
Proprio come a scuola non mancano il respinto, con 5- Massimo Margarita (Sel) e i non classificati: Franco Troiano (Verdi), Franco Scorza (Addc) e Francesco Viggiano (Lgl). Dopo i voti positivi e le bocciature per i tanti candidati bernaldesi che aspiravano ad una poltrona da consigliere provinciale, forse ci sarà una piccola consolazione: un'altra edizione della “Festa del rombato”. A presentarla non potranno che essere il pirotecnico Girolamo Lacertosa e Giuseppe Paradiso, che potrebbe ricantare in onore dei trombati, come avvenne nel 2000, “Una lacrima sul viso”.
Dietro di loro c'è Anna Scarnato, dei “Popolari uniti”, promossa con otto e un commento lusinghiero: «Tanti voti dei centristi del Pd passano ai Popolari Uniti e non è un caso che a livello regionale il partito dell’ex-Presidente Nigro ottiene ottime performance. Anche questo è un ottimo risultato e conferma, in qualche modo, quello delle amministrative 2004 quando Anna Scarnato ottenne più di 200 voti con Alleanza Popolare». Viene trattato bene con un 7+ pure l'ex vicesindaco Nunzio Viggiano (Ps), che finisce quasi a pari merito (7) con il giovane Nicola Caputi (Udeur).
I due sei e mezzo sono stati assegnati a Giuseppe Petrocelli (Idv) e a Giovanni Porcelli (Udc): «Questi 155 voti sono tutti suoi nel senso che il partito, a livello locale, non gli ha messo a disposizione neppure un comitato elettorale. Anche il signor Porcelli ottiene un buon risultato e al nostro voto sommiamo anche uno 0,5 per il coraggio dimostrato». Ammessi, ma con il 6+ o il 6 Franco Grieco (Rci), Giambattista Mazzei (Idv), Stefano Braico (Mpi) e Maria Gallitelli (Pd). Per lei ci sono parole di elogio e qualche frecciata: «Un partito intero unito e compatto per la ‘’compagna’’ Maria. Non è bastato… Tanti centristi del Pd hanno votato altrove e si nota dal risultato ottenuto gravato anche dal fatto che 15 anni di ‘’amministrazione rossa’’ hanno spossato l’intera cittadinanza a tal punto che la protesta si è fatta sentire nelle urne del voto provinciale. La D.ssa Gallitelli ottiene comunque un ottimo risultato».
Proprio come a scuola non mancano il respinto, con 5- Massimo Margarita (Sel) e i non classificati: Franco Troiano (Verdi), Franco Scorza (Addc) e Francesco Viggiano (Lgl). Dopo i voti positivi e le bocciature per i tanti candidati bernaldesi che aspiravano ad una poltrona da consigliere provinciale, forse ci sarà una piccola consolazione: un'altra edizione della “Festa del rombato”. A presentarla non potranno che essere il pirotecnico Girolamo Lacertosa e Giuseppe Paradiso, che potrebbe ricantare in onore dei trombati, come avvenne nel 2000, “Una lacrima sul viso”.
venerdì, giugno 05, 2009
Unsound system 2009
METAPONTO - 11 giorni e 24 ore su 24 di musica no-stop. Il party in spiaggia ha aperto la stagione estiva del camping village “Riva dei Greci” a Metaponto. Dal 21 al 31 maggio la sabbia metapontina è stata calpestata dai tanti partecipanti all’“Unsound system”, festa giunta già alla sesta edizione. Per ballare e divertirsi in allegria, basta veder i filmati su “Youtube”, sono arrivati dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dal Belgio e, ovviamente, dall’Italia più di 300 persone, che hanno alloggiato pure nel “Camping Julia” di Alfredo Avallone.
«È stata - racconta il bernaldese Massimiliano Cospite, direttore del “Riva dei Greci” - una bellissima esperienza per i nostri ospiti. Loro ci dicono che amano Metaponto e vogliono che la manifestazione rimanga anche nei prossimi anni. Alcuni sono rimasti qui sino al due giugno, per visitare altri paesi lucani».
Il programma per ballare la notte prevedeva alcuni generi musicali quali drum and bass, tekno, electro, break. Nel pomeriggio, per godersi il sole e il mare, dalle enormi casse veniva diffuso: reggae, dubstep, punk e hip hop.
«La nostra parola d’ordine - continua Cospite - deve diventare destagionalizzare, sfruttare il turismo non solo a luglio e ad agosto. Bisogna coinvolgere tassisti, bar, ristoranti e tabaccai della zona, perché trecento persone portano ricchezza sul territorio». Dopo il successo dell’iniziativa, però, bisogna guardare all’estate e le previsioni non sembrano rosee: «Sappiamo che ad agosto lavoreremo molto, ma le prenotazioni per il mese di luglio stentano a decollare».
«È stata - racconta il bernaldese Massimiliano Cospite, direttore del “Riva dei Greci” - una bellissima esperienza per i nostri ospiti. Loro ci dicono che amano Metaponto e vogliono che la manifestazione rimanga anche nei prossimi anni. Alcuni sono rimasti qui sino al due giugno, per visitare altri paesi lucani».
Il programma per ballare la notte prevedeva alcuni generi musicali quali drum and bass, tekno, electro, break. Nel pomeriggio, per godersi il sole e il mare, dalle enormi casse veniva diffuso: reggae, dubstep, punk e hip hop.
«La nostra parola d’ordine - continua Cospite - deve diventare destagionalizzare, sfruttare il turismo non solo a luglio e ad agosto. Bisogna coinvolgere tassisti, bar, ristoranti e tabaccai della zona, perché trecento persone portano ricchezza sul territorio». Dopo il successo dell’iniziativa, però, bisogna guardare all’estate e le previsioni non sembrano rosee: «Sappiamo che ad agosto lavoreremo molto, ma le prenotazioni per il mese di luglio stentano a decollare».
Metaponto: sabbia o calce?
METAPONTO - «Questa è calce, cemento armato!». Il protagonista di uno dei due brevi filmati pubblicati su “Youtube” dall'utente “strisciailmetapontum”, che testimoniano il ripascimento della spiaggia metapontina, fa un commento tagliente, ma efficace, mentre i suoi piedi affondano nella sabbia, mista a piccoli sassolini.
Un altro internauta, che si firma “Baciami2volte”, scrive: «2 milioni di euro per rovinare la nostra spiaggia con la breccia? Che vergogna, i responsabili si meritano la galera stanno rovinando il turismo e l’esistenza di Bernalda e Metaponto. Io vivo in Germania e ogni anno ad agosto vengo a casa mia (Bernalda) e porto la mia famiglia a godersi la nostra bella spiaggia (di sabbia). Quest'anno cosa devo fare? Vorrei una risposta dalla persona responsabile». “Metaponto no alla breccia” è il titolo di un terzo video, di circa due minuti, in cui vengono mostrate al pubblico di Internet le caratteristiche del materiale usato per il ripascimento.
Alle proteste di questi giorni hanno partecipato anche i membri del comitato “Cittadini attivi di Bernalda e Metaponto”, che in un comunicato dicono: «La sabbia di Metaponto non può essere sostituita da materiali estrattivi indifferenziati, che apporterebbero sicuramente più danni delle stesse mareggiate. I sentimenti di sfiducia sono sempre più generalizzati e si stanno proiettando insistentemente nella direzione di una classe politica dirigente ritenuta incompetente. Tra gli operatori e la popolazione dei luoghi inizia inoltre a serpeggiare il sospetto che interventi di questo tipo, assolutamente dannosi e costosi, possano servire solo al soddisfacimento degli interessi economici di caste politiche e lobby di potere».
La sabbia di Metaponto, insomma, fa discutere e se gli aderenti al “Popolo della libertà” di Bernalda sul loro sito internet pubblicano le foto con la rena “incriminata”, Achille Palma, direttore dei laboratori chimici di “Metapontum Agrobios” afferma: «I test chimici che stiamo portando avanti per accertare la salubrità del materiale impiegato nel ripascimento, sino ad oggi, non hanno dato valori fuori dalla norma. Ci tengo a precisare che la normativa adottata dalla Regione Basilicata è più restrittiva di quella nazionale. La granulometria del materiale contestato è superiore ai due millimetri e inferiore a sei e non è incompatibile con la sabbia metapontina. Si tenga conto che la granulometria è solo uno dei parametri da valutare. Il pietrisco, poi, serve anche per poter meglio contrastare il moto ondoso. La frazione di materiale che non è piaciuta, se si assegna 100 alla sabbia, oscilla tra il 30 e il 40 per cento».
Un altro internauta, che si firma “Baciami2volte”, scrive: «2 milioni di euro per rovinare la nostra spiaggia con la breccia? Che vergogna, i responsabili si meritano la galera stanno rovinando il turismo e l’esistenza di Bernalda e Metaponto. Io vivo in Germania e ogni anno ad agosto vengo a casa mia (Bernalda) e porto la mia famiglia a godersi la nostra bella spiaggia (di sabbia). Quest'anno cosa devo fare? Vorrei una risposta dalla persona responsabile». “Metaponto no alla breccia” è il titolo di un terzo video, di circa due minuti, in cui vengono mostrate al pubblico di Internet le caratteristiche del materiale usato per il ripascimento.
Alle proteste di questi giorni hanno partecipato anche i membri del comitato “Cittadini attivi di Bernalda e Metaponto”, che in un comunicato dicono: «La sabbia di Metaponto non può essere sostituita da materiali estrattivi indifferenziati, che apporterebbero sicuramente più danni delle stesse mareggiate. I sentimenti di sfiducia sono sempre più generalizzati e si stanno proiettando insistentemente nella direzione di una classe politica dirigente ritenuta incompetente. Tra gli operatori e la popolazione dei luoghi inizia inoltre a serpeggiare il sospetto che interventi di questo tipo, assolutamente dannosi e costosi, possano servire solo al soddisfacimento degli interessi economici di caste politiche e lobby di potere».
La sabbia di Metaponto, insomma, fa discutere e se gli aderenti al “Popolo della libertà” di Bernalda sul loro sito internet pubblicano le foto con la rena “incriminata”, Achille Palma, direttore dei laboratori chimici di “Metapontum Agrobios” afferma: «I test chimici che stiamo portando avanti per accertare la salubrità del materiale impiegato nel ripascimento, sino ad oggi, non hanno dato valori fuori dalla norma. Ci tengo a precisare che la normativa adottata dalla Regione Basilicata è più restrittiva di quella nazionale. La granulometria del materiale contestato è superiore ai due millimetri e inferiore a sei e non è incompatibile con la sabbia metapontina. Si tenga conto che la granulometria è solo uno dei parametri da valutare. Il pietrisco, poi, serve anche per poter meglio contrastare il moto ondoso. La frazione di materiale che non è piaciuta, se si assegna 100 alla sabbia, oscilla tra il 30 e il 40 per cento».
mercoledì, giugno 03, 2009
Le api continuano a morire avvelenate
METAPONTO - «Gran parte degli allevamenti apistici collocati nelle zone agrumicole in particolare della Calabria e della Basilicata, ma non solo, sono in questi giorni stati falcidiati in conseguenza dei trattamenti insetticidi in atto nonostante la presenza di copiose fioriture». Il presidente del Conapi (Consorzio Apicoltori e Agricoltori Biologici Italiani), Diego Pagani ha descritto così, con una lettera indirizzata al ministro dell'agricoltura Luca Zaia, lo stato di salute degli allevamenti apistici al Sud.
Quest'anno in Italia è stata registrata una produzione buona di miele di acacia, in netta controtendenza rispetto al crollo produttivo del 2008, e di miele di agrumi più tardiva e contenuta in Sicilia, abbondante e d’ottima qualità in gran parte della costa jonica e adriatica. Sembrano essere partite con ottimali premesse pure le produzioni di mieli primaverili, in particolare il miele di sulla.
Per il Conapi e l'Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani) dalla terza settimana di maggio, però, ci sono stati avvelenamenti sempre più consistenti di interi apiari negli areali agrumicoli del Meridione, nella piana di Sibari e nel metapontino. «Indiziati gravi - scrive l'Unaapi - sono gli insetticidi a largo raggio e micidiale efficacia come il “Lannate” (recentemente posto fuori legge) e gli insetticidi a base di neonicotinoidi: “Confidor” e “Actara” usati sia per polverizzazione e sia per fertirrigazione».
Nel metapontino, a Nova Siri, lavora come apicoltore Ivan Guida, socio del Conapi, che nelle scorse settimane ha perso circa cento famiglie di api: «Penso che siano morte a causa degli insetticidi nei pescheti e negli aranceti. A volte i contadini vengono consigliati dai tecnici agricoli, che sono anche rivenditori di fitofarmaci, e fanno dei trattamenti chimici pure durante la fioritura». Per Claudio Porrini, ricercatore di entomologia agraria all’Università di Bologna e uno dei massimi esperti in Italia, la situazione degli apiari del Sud Italia “è devastante”: «Non si può più, in un’agricoltura moderna, eseguire trattamenti di fitofarmaci in fioritura». «Bisogna porre freno ai venditori della chimica - dice il presidente di Unaapi, Francesco Panella - è necessario che le istituzioni si adoperino affinché non si debba correre ai ripari, come al solito, a strage avvenuta».
La moria di api che ha colpito Guida, produttore di miele di rosmarino, arancio, sulla, eucalipto e millefiori, è stata analizzata e filmata proprio da Claudio Porrini e da Andrea Besana del Conapi nel corso del loro sopralluogo per la rete “Apenet” in Calabria e Basilicata. Il video è visibile in Internet su “Youtube”. «Sto aspettando i risultati delle analisi - dice Guida - per sapere come sono morte le mie api, che erano sane. I veterinari pubblici pretendono che il miele sia buono, ma se ne fregano, mi scusi per l'espressione, quando devono controllare qual è la causa dell'avvelenamento delle api. Al Nord il problema si sta risolvendo, ma lì sono gli stessi agricoltori a denunciare chi usa irregolarmente i fitofarmaci».
Quest'anno in Italia è stata registrata una produzione buona di miele di acacia, in netta controtendenza rispetto al crollo produttivo del 2008, e di miele di agrumi più tardiva e contenuta in Sicilia, abbondante e d’ottima qualità in gran parte della costa jonica e adriatica. Sembrano essere partite con ottimali premesse pure le produzioni di mieli primaverili, in particolare il miele di sulla.
Per il Conapi e l'Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani) dalla terza settimana di maggio, però, ci sono stati avvelenamenti sempre più consistenti di interi apiari negli areali agrumicoli del Meridione, nella piana di Sibari e nel metapontino. «Indiziati gravi - scrive l'Unaapi - sono gli insetticidi a largo raggio e micidiale efficacia come il “Lannate” (recentemente posto fuori legge) e gli insetticidi a base di neonicotinoidi: “Confidor” e “Actara” usati sia per polverizzazione e sia per fertirrigazione».
Nel metapontino, a Nova Siri, lavora come apicoltore Ivan Guida, socio del Conapi, che nelle scorse settimane ha perso circa cento famiglie di api: «Penso che siano morte a causa degli insetticidi nei pescheti e negli aranceti. A volte i contadini vengono consigliati dai tecnici agricoli, che sono anche rivenditori di fitofarmaci, e fanno dei trattamenti chimici pure durante la fioritura». Per Claudio Porrini, ricercatore di entomologia agraria all’Università di Bologna e uno dei massimi esperti in Italia, la situazione degli apiari del Sud Italia “è devastante”: «Non si può più, in un’agricoltura moderna, eseguire trattamenti di fitofarmaci in fioritura». «Bisogna porre freno ai venditori della chimica - dice il presidente di Unaapi, Francesco Panella - è necessario che le istituzioni si adoperino affinché non si debba correre ai ripari, come al solito, a strage avvenuta».
La moria di api che ha colpito Guida, produttore di miele di rosmarino, arancio, sulla, eucalipto e millefiori, è stata analizzata e filmata proprio da Claudio Porrini e da Andrea Besana del Conapi nel corso del loro sopralluogo per la rete “Apenet” in Calabria e Basilicata. Il video è visibile in Internet su “Youtube”. «Sto aspettando i risultati delle analisi - dice Guida - per sapere come sono morte le mie api, che erano sane. I veterinari pubblici pretendono che il miele sia buono, ma se ne fregano, mi scusi per l'espressione, quando devono controllare qual è la causa dell'avvelenamento delle api. Al Nord il problema si sta risolvendo, ma lì sono gli stessi agricoltori a denunciare chi usa irregolarmente i fitofarmaci».
martedì, giugno 02, 2009
I treni di Genovese conquistano il cielo
MILANO – La luce, l’incanto della natura, i treni. Nella nuova personale del fotografo lucano Leonardo Genovese, inaugurata il 28 maggio presso la galleria d’arte “Fotografia Italiana” in Corso Venezia, 22, la luce si fonde con la velocità e il passare del tempo. Le foto sembrano saltate fuori dal momento, un momento racconta Genovese, «che ossida tutto e dove la natura si riprende tutto». Fotografia significa “disegnare con la luce” ed è quello che si scopre guardando il gruppo di ritratti che compongono la mostra: «Il mutare del tempo da una forma all’altra - scrive Marinella Paderni - si “cristallizza” nell’immagine fotografica e filmica, consentendoci di vivere tempi distinti e fusi insieme».
Fotografie di grande formato, esposte con il titolo “Di treni di cieli” e presentate in alcuni casi come fossero un dittico, mostrano la relazione tra l’era umana e il tempo scandito dagli orologi, tra il sentire dell’artista e il raccogliere della macchina fotografica. Nelle immagini non ci sono uomini, ma il treno, che si fa presenza indiretta dell’uomo. Anche il cielo non è stato fermato sulla pellicola direttamente, tuttavia nota la Paderni «è sempre evocato dalla luce che si riflette sui finestrini del treno».
Se nelle mostre precedenti lo sviluppo della luce era sempre presentato in chiave intimista, quasi metafisica, ora Genovese si è lasciato colpire dai colori e dalla bellezza della natura. È difficile fargli dire dove siano i luoghi fotografati: «Non è importante saperlo, ciò che conta è l’occhio del fotografo». Osservare le immagini porta il pubblico a farsi delle domande, a cercare delle risposte, ad indovinare quale messaggio ci sia dentro il visibile, che non si muove e non si lascia mai scoprire fino in fondo. Ogni immagine ha una storia da raccontare, come quella della vecchia galleria in disuso “invasa” dalla natura, o quella con un fotogramma ingrandito di una vecchia rotaia, ripresa in movimento. Ogni cosa, dunque, si fa monito da offrire, per poter conquistare le emozioni.
Guardando le nuove immagini di Genovese, c’è tempo fino al 4 settembre da lunedì a venerdì, dalle 15 alle 19, si ha la sensazione di essere lì con il treno in corsa, con i finestrini che riflettono il mondo, con le gallerie. Il viaggio degli occhi diventa più riposante e ricorda quello vissuto in un sogno.
Fotografie di grande formato, esposte con il titolo “Di treni di cieli” e presentate in alcuni casi come fossero un dittico, mostrano la relazione tra l’era umana e il tempo scandito dagli orologi, tra il sentire dell’artista e il raccogliere della macchina fotografica. Nelle immagini non ci sono uomini, ma il treno, che si fa presenza indiretta dell’uomo. Anche il cielo non è stato fermato sulla pellicola direttamente, tuttavia nota la Paderni «è sempre evocato dalla luce che si riflette sui finestrini del treno».
Se nelle mostre precedenti lo sviluppo della luce era sempre presentato in chiave intimista, quasi metafisica, ora Genovese si è lasciato colpire dai colori e dalla bellezza della natura. È difficile fargli dire dove siano i luoghi fotografati: «Non è importante saperlo, ciò che conta è l’occhio del fotografo». Osservare le immagini porta il pubblico a farsi delle domande, a cercare delle risposte, ad indovinare quale messaggio ci sia dentro il visibile, che non si muove e non si lascia mai scoprire fino in fondo. Ogni immagine ha una storia da raccontare, come quella della vecchia galleria in disuso “invasa” dalla natura, o quella con un fotogramma ingrandito di una vecchia rotaia, ripresa in movimento. Ogni cosa, dunque, si fa monito da offrire, per poter conquistare le emozioni.
Guardando le nuove immagini di Genovese, c’è tempo fino al 4 settembre da lunedì a venerdì, dalle 15 alle 19, si ha la sensazione di essere lì con il treno in corsa, con i finestrini che riflettono il mondo, con le gallerie. Il viaggio degli occhi diventa più riposante e ricorda quello vissuto in un sogno.