lunedì, aprile 23, 2007

L'arte si unisce alle creazioni di Pasquale Natuzzi

MILANO - Passione per la bellezza e la creatività. La scelta della “Natuzzi”, in occasione del Salone Internazionale del Mobile, è stata quella di presentare la nuova collezione “Pasquale Natuzzi”. Si tratta di venti modelli di salotto che si caratterizzano per il design elegante e raffinato e per l’utilizzo di tessuti e pelli al naturale. I colori predominanti sono i marroni, i grigi, i blu.

Due le novità: “Fashion” e “Le Fleur”. “Fashion” è caratterizzato da sedute larghe e profonde. Il divano è completamente componibile e si completa con pouf e chaise longue, una poltrona con sedile profondo e spalliera reclinata, che consente a chi è seduto di distendere le gambe. “Le Fleur” è un modello dalle forme morbide, che ricorda i petali dei fiori. Tra i tessuti si segnalano il “Farnese”, composto da lino grezzo, intrecciato con fili di lurex, “Crispi” e “Borromeo” dai toni più rigorosi, ispirati ai tessuti d’abbigliamento maschile.

In occasione del Salone Internazionale del Mobile, la Natuzzi ha presentato, presso il suo showroom di Via Durini, anche una selezione di calcografie del maestro Arnaldo Pomodoro, cui si accompagna la scultura “Asta cielare”, un’opera in bronzo di oltre 5 metri d’altezza.

Il salotto lucano conferma il suo primato nel mondo

MILANO – Il gusto del bello è una caratteristica italiana. Se Milano per una settimana è diventata la capitale del design, grazie alla 46° edizione del “Salone Internazionale del Mobile”, deve ringraziare anche le aziende lucane del settore. Dal 18 al 23 aprile nel polo fieristico di Rho (Mi) 2.159 espositori, di cui 524 esteri, hanno rafforzato l’immagine del design made in Italy, che è sempre all'avanguardia. Le imprese lucane presenti sono state capaci, sfruttando l'innovazione tecnologica, d’indicare delle tendenze e di farsi conoscere, con ottimi risultati, dagli investitori stranieri.

Le linee dei divani e delle poltrone sono eleganti e senza eccessi, le forme e i colori “dolci”. Prevalgono il nero, il bianco e il beige. Chi ha visitato il Salone milanese non è rimasto deluso e ha potuto vedere e apprezzare dal pezzo singolo ai coordinati, dagli accessori ai componibili, dal classico al moderno, dall’etnico al design, al fusion.

Calia Italia, presente con uno stand di circa 800 metri quadri, ha presentato le novità del designer Simon Langford che usa per le sue creazioni la pelle e i tessuti. C’erano poi i salotti versione “motion”, disponibili con sedute posizionabili elettricamente e poggiatesta sollevabili manualmente, quelli, ispirati agli anni ’50, rivestiti in velluto e anche una poltrona reclinabile di genere classico. «Sicuramente per noi - dice Alberto D’Angelo - è andata bene. Certo i problemi non si risolvono con una fiera, ma siamo molto fiduciosi e ottimisti per il futuro». Oltre a rafforzare i contatti con grosse catene italiane, l’azienda materana ha stretto rapporti con rivenditori di Francia, Belgio, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Corea e Emirati Arabi. Proprio in quest’ultimo Paese, a giugno, Calia parteciperà alla fiera del mobile di Dubai.

Eurosalotti. «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, - dichiara Giuseppe Colle, titolare dell’azienda ferrandinese - perché abbiamo contattato importanti catene mobiliari belghe e francesi. La novità è rappresentata da due clienti coreani». Al Salone milanese sono stati esposti alcuni salotti angolari in pelle e tessuto, con meccanismo reclinabile sia elettrico, sia manuale.

Incanto Group. Nello stand futuristico, che ricopre un’area di oltre mille metri quadri, è stata lanciata la “Giovanni Sforza boutique” e la nuova collezione “Bridge”, che propone modelli più compatti, con dimensioni ridotte. Le spalliere sono più alte, i cuscini non removibili e l’imbottitura è in gomma. La fiera ha permesso di fare affari con Corea, Grecia, Russia e Paesi arabi, confermando sempre la presenza sui mercati in Inghilterra, Germania, Francia, Svizzera e Danimarca.

La Meteora. La novità dell’azienda materana esposta a Milano è il nuovo modello di salotto “Paganini”, che unisce la tradizione all’innovazione, grazie al meccanismo “recliner” per scegliere il posizionamento desiderato.

Nicoletti. Nello spazio espositivo di oltre mille metri quadri hanno esordito due nuove linee di divani: “Nicoletti First” e “Nicoletti Experience”, disponibili con diverse tipologie di rivestimento pelle, microfibra e tessuto. Le linee spaziano dal classico al moderno, ma non manca il design di classe. L'azienda ha avuto buoni riscontri da rivenditori provenienti da Australia, Giappone, Corea e Francia. Non sono mancati i contatti con Malesia, Thailandia, Singapore e Paesi dell’Est Europa, che hanno apprezzato la linea “Made in Italy”.

Un ricordo dell'antifascista Alfredo Ghidoni

BERNALDA - Un luogo per non dimenticare. A Lerici (Sp), in località Venere Azzurra, da pochi giorni una piazza è stata intitolata all’antifascista lericino Alfredo Ghidoni (10/03/1909 - 24/04/1979), che dal 1939 al 1941 fu confinato a Bernalda.

La figlia Graziella Ghidoni, pediatra in pensione e cittadina onoraria bernaldese dal 31 gennaio del 2003, è felice per la scelta dell’amministrazione comunale di Lerici, ma ci tiene a sottolineare il suo legame con la Basilicata. «A Bernalda - racconta- ho frequentato la seconda e parte della terza elementare. Mi madre era parrucchiera e molta gente ci ha aiutato nei momenti difficili. Nel vostro paese già dal 1987 c’è una via che ricorda mio padre e sono molto orgogliosa». La signora Ghidoni ha descritto nel libro “La siepe di bosso» la sua esperienza, rivelando come ha visto, con gli occhi di una bambina con un padre lontano, la Resistenza.

Alfredo Ghidoni era un comunista e fu arrestato il primo agosto 1936. Fu subito condannato dalla commissione provinciale a cinque anni di confino. «I primi due anni e mezzo - dice la figlia - andò nell’isola di Ponza. Prima di essere confinato definitivamente nel giugno del 1939 a Bernalda, trascorse alcune settimane ad Aliano». Nella cittadina jonica Ghidoni rimase fino all’agosto del 1941 e lavorò nella colonia penale di Pisticci.

A Ponza l’operaio lericino studiò con altri personaggi dell’antifascismo che curarono la preparazione politica e culturale dei confinati. Durante i mesi del confino riuscì a trasmettere nei bernaldesi nuove idee e la volontà di credere in un mondo diverso. «Come meccanico - prosegue la signora Graziella - veniva chiamato dai latifondisti e dai gerarchi fascisti per riparare i trattori. Aveva rimesso in funzione anche il cinema, ma soprattutto aveva un buon rapporto con i bernaldesi. A distanza di alcuni anni, quando siamo ritornati, molti lo chiamavano “Don Alfredo”, perché lo ritenevano degno di un grande rispetto».

Dopo l’esperienza del confino lucano Ghidoni organizzò, con il Comitato di Liberazione Nazionale, una tipografia clandestina che operò nei pressi di Lerici e informò, di nascosto, gli operai sull’andamento degli scioperi. Il nome della tipografia “Al fodo” rimanda a un luogo nascosto, una vecchia villa in mezzo a un “folto” bosco.

La stamperia diventò un centro di produzione importante tanto che furono riprodotte alcune copie dell’Unità. I tedeschi e i fascisti non riuscirono mai a scoprire il luogo, ma indagarono sulle persone con una storia di antifascismo alle spalle. «Mio padre fu trovato con del materiale tipografico. Fu arrestato, portato nella caserma del Ventunesimo Fanteria, diventata un luogo di supplizio. Lì fu torturato, minacciato di essere deportato o ucciso. Speravano che parlasse».

La tipografia, intanto, continuava il suo lavoro. Non avendo trovato motivi per trattenerlo, i fascisti, avendo fiducia che riprendesse contatti con l’organizzazione, lo misero in libertà, facendolo seguire. «A quel punto sia il Cln, sia il Partito Comunista decisero che fosse opportuno il suo trasferimento nelle organizzazioni partigiane delle nostre vallate. Lì divenne commissario politico».

martedì, aprile 17, 2007

La Lucania e le imprese cinesi

MATERA - L’Italia sta diventando sempre più cinese e anche in Basilicata sono cresciute in sei anni le aziende individuali con gli occhi a mandorla. Ad oggi la provincia di Matera, con 56 ditte attive, batte di poco quella di Potenza che ne ha 46. I dati provengono dall’analisi del registro imprese delle due Camere di Commercio di Potenza e Matera.

In Italia, secondo uno studio della Camera di Commercio di Milano, su quasi 3 milioni e mezzo di aziende individuali in attività nel quarto trimestre del 2006, oltre 26mila hanno come titolare un cinese (quasi l’1% del totale). L’avanzata cinese colpisce, quindi, un imprenditore su cento ed é un fenomeno in continua espansione: le ditte cinesi sono triplicate in sei anni, passando dalle 8.778 nel 2000 alle attuali 26.403 nel 2006, con un incremento del 200%.

Nella nostra regione, a fine 2006, la quota d’imprese individuali con la “febbre gialla” rispetto al totale è dello 0,3% nel materano (su 16.483 attive) e dello 0,1% nel potentino (su 29.800). Nel 2000 le aziende individuali attive erano 7 tra Matera e provincia e solo 2 nel territorio del capoluogo lucano. In sei anni a Potenza sono state 44 le nuove iscrizioni di aziende individuali e 56 a Matera.

Il settore trainante per i cinesi nelle due province lucane è quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio (44 ditte a Matera, 45 a Potenza). Alla Camera di Commercio del capoluogo lucano sono iscritte anche due società cinesi: una nel ramo commercio all’ingrosso e al dettaglio che, però, risulta inattiva e una che si occupa di commercializzazione di preziosi.

Ci sono poi delle differenze tra i diversi territori nelle attività manifatturiere (24 ditte individuali a Matera di cui 11 attive e 13 inattive), nel settore alberghi e ristorazione (1 a Matera) e nei trasporti e magazzinaggio (1 a Potenza). Nel resto d’Italia il reparto in cui si concentrano di più i cinesi è il manifatturiero: rappresentano il 3,3% delle ditte sul territorio italiano, una ditta su trenta.

La Cina è sempre più vicina

L’anno “del maiale”, il 2007 secondo il calendario cinese, ha portato una rinnovata prosperità alle imprese con gli occhi a mandorla sorte a Milano. Dal 2000 al 2006 sono pressoché raddoppiate, da 1.471 a 2.822, con un incremento del 92%. Il fatturato ufficiale delle aziende presenti a Milano è di circa 550 milioni di euro all'anno, mentre la quota di ditte cinesi sul totale lombardo nel 2006 è dell’1,8%. I dati sono stati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, Registro delle imprese e dall’Unione del Commercio.
Le ditte cinesi sono triplicate in sei anni anche nel resto d’Italia, passando dalle 8.778 nel 2000 alle attuali 26.403 nel 2006, un + 200%. Le province più economicamente “cinesi”dopo Milano, sono Prato (2.641 ditte) e Firenze (2.618).

Nel capoluogo lombardo sono circa 1.800 le imprese individuali cinesi che operano nel terziario, il 64% del totale delle ditte individuali. Il 39% degli imprenditori è donna contro il 20% italiano (il 14% nelle altre comunità extracomunitarie) e sono molti anche i giovani. L'età media, infatti, è di 39 anni, contro i 45 anni dell'imprenditore individuale italiano.
A Milano i settori dove è maggiore l'attività dei cinesi, sono il commercio al dettaglio e all'ingrosso (1.292 aziende), il settore manifatturiero (995), gli alberghi e i ristoranti (360). Sono alquanto sviluppate anche le attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca, trasporti, magazzinaggio e comunicazione.

Le zone di Milano dove è maggiore la presenza dell'imprenditoria cinese sono l'area Sarpi-
Monumentale (25,6%), seguita dalle zone Imbonati-Pellegrino Rossi (5,7%) e Farini (5,6%). Nel cuore della Chinatown meneghina c’è via Bramante (con il 5% del totale del capoluogo) dove ogni nove metri opera un'impresa con titolare cinese, seguita da via Paolo Sarpi (3,7%), via Rosmini (2,2%) e da via Messina (1,7%).

A Milano sono cresciute anche le imprese artigiane. Da gennaio si sono iscritte difatti alla Camera di commercio 353 nuove imprese con titolare cinese operanti nel capoluogo lombardo o in provincia. Sono già 40 in più rispetto all'anno precedente, con un'incidenza del 4,37% sul totale delle aziende individuali condotte da artigiani immigrati: «Una presenza - dichiara il segretario generale dell'Unione Artigiani della Provincia di Milano, Marco Accorsero - tutto sommato significativa anche se non preponderante, con un rapporto tra imprenditorialità artigiana e popolazione cinese residente di circa 1 a 37, contro un rapporto complessivo sul territorio di Milano e provincia attestato su 1 a 46».